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bet figueras - profilo | Stampa |
Scritto da Daniela Colafranceschi   
giovedì 10 aprile 2008

Presentare Bet Figueras significa per me non solo presentare un’amica ma una paesaggista che ammiro e stimo molto. Generalmente si inizia citando i titoli onorifi ci e accademici, forse non troppo determinanti rispetto invece alle cose che si realizzano, ma nel caso di Bet, delineano bene il carattere di una sua formazione articolata e complessa. Bet Figueras è considerata tra le più importanti fi gure del paesaggismo spagnolo e catalano, ma è soprattutto riconosciuta in ambito internazionale. Diplomata alla ETSAB di Barcellona ha poi studiato a Berkley, Washington ed Edimburgo.

È fondatrice dello studio “Arquitectura del Paisaje” di Barcellona e ha condiviso progetti con studi di architetti come quello di MBM (Martorell/ Bohigas/MacKay), con gli architetti Ruisanchez/Vendrell, con Carlos Ferrater, Oscar Tusquets, e altri. È professoressa alla UPC di Barcellona e Visiting alla Greenwich University (UK) e all’École National de Paysage de Versailles (Francia), oltre ad aver condotto corsi a Delft, Losanna, Zurigo e all’Università di Harvard. Ha realizzato prestigiose opere in campo nazionale ed internazionale di giardini privati, spazi pubblici, parchi, lungomare, etc.

Tra queste, il Jardin Botanico a Montjuic per il quale ha vinto il Premio Mies Van Der Rohe di Architettura Contemporanea della Comunità Europea Barcellona (2000) e il Premio FAD per gli spazi esterni nel ’99. Quindi una matrice catalana su cui si sono andati sovrapponendo strati e strati di esperienze, studi, indagini, professione, diverse. Bet Figueras risponde dunque ad una fi sionomia di progettista dalla formazione poliedrica e pluridisciplinare; un po’ latina, un po’ anglosassone, con studi condotti in numerose e diverse scuole del mondo, con una esperienza professionale di paesaggista alimentata di culture diverse. Dato importante questo, perchè penso che poche persone come lei sono in grado di esprimere e sintetizzare nelle loro opere questo stato ibrido, di trasversalità, contaminazione multiculturale, direi sovradisciplinare, senza mai dimenticare però di interpretare il contesto per cui l’opera è costruita. Se pensiamo infatti che generalmente Bet realizza lavori nell’ambito del mediterraneo - anche quello più aspro e profondo - non possiamo non apprezzare la ricchezza linguistica, formale ed espressiva che caratterizza i suoi interventi, osservando costantemente quella levità, freschezza e originalità che le sono peculiari.

Inoltre e certamente Bet Figueras è tra coloro che hanno giocato un ruolo chiave per l’urbanistica della città di Barcellona dalle Olimpiadi ad oggi dove sul tema dello spazio pubblico urbano abbiamo assistito al progressivo spostarsi da una celebrazione di spazi minerali e duri verso un trattamento più ‘soft’, più ibrido e complesso del progetto. A questo secondo momento è corrisposta una politica rivolta ad una maggiore presenza dell’elemento vegetale nella città, presenza che ha di fatto modifi cato molto la confi gurazione architettonica e paesaggistica degli spazi pubblici più recenti e i programmi di intervento che si promuovono su questa linea. Valga fra tutte la grande opera di coordinamento delle architetture che costellano l’area del “Forum 2004” di Barcellona seguita da Bet come consulente dell’Area Metropolitana. La sua conferenza di oggi si intitola “Progetti per un paesaggio Mediterraneo”, ed è dunque opportuno sottolineare quanto l’attitudine da parte di Bet verso la nostra realtà geografi ca e verso questa dimensione del paesaggio, non sia mai stata - e non è - di accondiscendenza piuttosto di accoglienza delle sue problematicità. Proprio il mediterraneo, e la sua geografi a complessa, da telone di fondo, assume nelle sue opere un ruolo protagonista. In ogni lavoro Bet costruisce una storia: la storia che ci racconta è quella di una ricerca, di una sperimentazione e indagine progettuale diretta ai temi della città e del territorio, per la quale Bet sembra privilegiare ambiti applicativi che sono instabili, precari, di limite, di frontiera - tanto in senso fi sico come concettuale - comunque nevralgici, critici, dove l’intervento di architettura del paesaggio assume un ruolo chiave e determinante.

Il Paesaggio mediterraneo è un paesaggio fragile, povero, con scarsa possibilità di rigenerazione, molto vulnerabile agli interventi urbanistici ed infrastrutturali e con poca capacità di suturare spontaneamente le ferite ad essi conseguenti. Il progetto di questo paesaggio passa per la lezione della sua geografi a: una lezione di razionalità, che incontra il linguaggio esatto dei materiali disponibili, di relazione organica con il territorio; la lezione di un dialogo intelligente con il luogo anche alla scala di spazi e risorse minime. Una lezione che Bet ha appreso e ci insegna anche nei dettagli, nelle grane e nelle tessiture dei materiali, nell’attenzione che investe nei suoi interventi senza però rinunciare mai alla carica innovativa e direi ‘sovversiva’ del progetto. L’opera della Figueras ha questa forza, adotta la provocazione con l’obiettivo di esprimere valori nuovi, di scommettere su quanto non è rassicurante, non è ovvio né scontato, e indaga al limite il progetto nella coscienza che proprio lì, negli ambiti ancora incerti o poco defi niti o inesplorati, risieda la ricchezza e la grande potenzialità del nostro lavoro. Ammiro molto questa attitudine. A fronte di realtà paesaggistiche - come appunto quella mediterranea - Bet rinuncia a confi gurazioni eclatanti e celebrative per regalarci attente e raffi nate soluzioni che accolgono un certo livello di criticità, fanno di questo una ragion d’essere quando non una sfi da e generano una carica detonante estremamente effi cace dal punto di vista formale, linguistico, poetico, ed espressivo.

Daniela Colafranceschi
professore ordinario di Architettura del Paesaggio,
Facoltà di Architettura Università Mediterranea di Reggio Calabria

 
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