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Per ritrovare una sua capacità effettuale l’architettura deve oggi utilizzare come materiali gli "scarti" della città contemporanea e gli spazi lasciati aperti dalle altre discipline. Essa deve inventare nuove strategie di intervento, sempre meno legate alla produzione di oggetti, e sempre più alla produzione di "effetti architettonici". Gli strumenti con cui operare sono i resti, i frammenti, le rovine della produzione intellettuale dell’architettura moderna, ma anche concetti e strategie elaborati in altre discipline.
Si tratta di una "architettura di spoglio". Campi di intervento non sono più la città tradizionale, la città storica, la metropoli moderna, o la periferia, ma la 100 Mile City, la città territorio, la città regione, la città diffusa, la megalopoli, la megistopoli, le città globali, al cui interno le vecchie definizioni di città, periferia e campagna assumuno un nuovo significato. Queste parole infatti si dissolvono, sovrapponendosi lentamente tra loro. Molte di queste letture e interpretazioni del territorio ripropongono ancora una volta l’idea di una città contemporanea caotica, creata attraverso la giustapposizioni di frammenti isolati e indifferenti l’uno all’altro. Tale lettura comporta una conferma dello stato di fatto, e una rinuncia a qualsiasi intervento critico. Sarebbe invece più interessante, utile e produttivo sottolineare il sistema delle relazioni più che le qualità di ogni singolo frammento. In questo modo non sarebbe più il singolo elemento, isola urbana o edificio che sia, a attirare la nostra attenzione, ma piuttosto il sistema di relazioni tra i diversi elementi. Il sistema di relazioni, e quello delle stratificazioni, non possono però essere ancora pensati come un sistema unitario. Si tratta invece di riconoscere i diversi sistemi che si accavallano, che provocano interferenze e sovrapposizioni, e che cancellano la precisione delle relazioni a favore della distorsione e dell’ambiguità. Non la precisione, ma l’approssimazione, non la nitidezza ma la sfumatura, non la messa a fuoco, ma il fuori fuoco sono le qualità e i caratteri di questo nuovo paesaggio. Il concetto stesso di spazio diventa inadeguato. Il termine spazio infatti suggerisce qualità del tutto astratte, molto diverse dalle connotazioni ealistiche immediatamente connesse con il termine di paesaggio, che meglio esprime un sistema articolato di relazioni, la compresenza di insiemi diversi e sovrapposti, che sottolinea l’idea di mescolanza, e meglio comprende il carattere ibrido che contrassegna la metropoli contemporanea. Sostituire il concetto di spazio con quello di paesaggio non comporta quindi un cambiamento dimensionale nella lettura dei fenomeni, ma qualitativo: esso sottolinea la presenza di specifiche e concrete caratteristiche. La dimensione fisica, la scala degli interventi non costituisce più il fattore determinante: gli interventi sono da valutare in base agli effetti prodotti, e non esiste più un rapporto diretto tra ... |