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Il clima della Terra cambia. Oggi è enormemente differente da quello di 100 milioni di anni fa, quando i dinosauri dominavano il pianeta, e anche da quello di 18.000 anni fa, quando i ghiacciai ricoprivano gran parte dell’emisfero boreale. Sono tempi lunghissimi che il genere umano non ha conosciuto, soprattutto perché le condizioni ambientali non erano favorevoli alla vita dell’uomo. Anche negli ultimi secoli si sono verificate variazioni climatiche significative, che hanno influenzato molto la vita dell’uomo sulla Terra e, forse, queste ultime variazioni sono state parzialmente determinate anche dall’attività umana. Il clima è definito come quell’insieme di fattori meteorologici che, in una determinata zona della superficie terrestre, identifica lo stato medio dell’atmosfera per un lungo periodo. I fattori meteorologici che determinano il clima di una zona sono: la temperatura, l’umidità, il regime dei venti, la quantità di precipitazioni, la durata dell’insolazione ecc. Il tempo ed il clima si differenziano tra loro soprattutto per la durata del periodo preso in considerazione. Il tempo, ad esempio, può essere molto freddo a Napoli in alcuni giorni di un inverno particolarmente rigido, ma il tempo di Napoli è caratterizzato da inverni miti in quanto, considerando un periodo di trenta o cinquant’anni, vi si riscontra una prevalenza di inverni miti.
Tra i vari sistemi adottati per classificate i climi prevale quello che li divide in quattro gruppi principali: zonali, regionali, locali e microclimi. I climi zonali sono riferiti a parti molto estese della superficie terrestre: una torrida o equatoriale, compresa tra i due Tropici, due zone temperate, comprese tra i tropici ed i Circoli Polari, due zone polari tra i Circoli Polari ed i Poli. I climi regionali si riferiscono a superfici più o meno vaste di un continente e sono determinati dalle differenze geografiche esistenti all’interno di una stessa regione. I climi locali rappresentano varianti ridotte del clima regionale; ognuno di loro è determinato da un fattore geografico locale, come ad esempio una vallata, una pianura, un litorale o una città. 
I microclimi, infine, sono determinati da fattori che influenzano settori molto limitati, quali una piccola cittadina o un quartiere. In passato i climatologi studiavano il clima basandosi su un insieme di valori medi relativi alle condizioni atmosferiche, terrestri e marine, dipendenti da un certo numero di fattori di ordine fisico (pressione, temperatura, umidità, venti, soleggiamento), chimico (composizione dell’aria, dell’acqua e del suolo), biologico (foreste, coltivazioni, humus). Tale metodo presentava un inconveniente, in quanto non teneva conto della durata dei diversi tipi di tempo, ovvero del ritmo che regola loro successione. Oggi, la climatologia dinamica si propone di completare la climatologia tradizionale, descrivendo le variazioni del clima nel tempo. Si cerca, in pratica, di descrivere il clima, preparando statistiche di frequenza dei diversi tipi di tempo, dando un’idea più completa ed esatta delle reali condizioni climatiche. Negli ultimi anni si è verificato un notevole incremento della richiesta di dati meteorologici, soprattutto in relazione agli effetti che le condizioni del tempo esercitano sull’uomo e sulle sue attività. 
I Servizi Meteorologici mettono a disposizione dell’industria, dell’agricoltura, del turismo e dei lavori pubblici una mole di dati sempre più ampia e precisa sul clima e sulle sue variazioni negli ultimi decenni. Rappresentanti qualificati di numerosi settori economici hanno fatto presente, in varie occasioni, della necessità di poter disporre di un sistema sempre più dettagliato di dati climatologici, affinché i tecnici preposti all’ambiente siano in grado di conoscere la situazione sulla maggior parte delle località di loro competenza, anche in assenza di previsioni a lungo termine con elevato grado di attendibilità. L’agricoltura, ad esempio, necessita, per la raccolta e la semina, di conoscere i periodi più propizi per effettuare tali operazioni. Per la costruzione di sistemi idrici, è necessario conoscere i regimi pluviometrici di periodi che variano da 10 a 100 anni. Per le esigenze di approvvigionamento di acqua dolce e per lo sfruttamento delle risorse idroelettriche, possono bastare anche dati relativi agli ultimi 6 o 12 mesi. Un settore dove le statistiche meteorologiche sono sempre più richieste negli ultimi anni è quello dell’edilizia. Le imprese di costruzione hanno imparato a distribuire i loro lavori anche in funzione dei periodi piovosi, del regime di venti e dell’andamento delle temperature. Grande sviluppo può avere il rapporto diretto architetto climatologo. Note a margine Molti filosofi e studiosi, fin dal passato hanno studiato gli effetti determinanti del clima sulla fisiologia, sul temperamento e sulle condizioni umane. Questo, non può non farci soffermare sull’incidenza del clima sulle civiltà tutte e sulla necessità e l’utilità di lavorare “con” e non contro di esso, per creare migliori condizioni di vita. Per la pianificazione del futuro, saranno necessarie altre arti e scienze, e più che una o due […] il compito di costruire molte cose che costituiscono un ambiente umano […] non può essere svolto bene senza ricorrere alle conoscenze scientifiche attualmente disponibili […]. Una sistematica indagine biologica, ben correlata con i metodi organizzati di progettazione, darà frutti molto proficui per una più ampia comunità umana di consumatori. (Richard Neutra) I principi fondamentali del processo di progettazione bioclimatica per l’architettura, scoperti dai fratelli Olgyay, nascono dalla necessità di creare condizioni di comfort ambientale negli edifici, avvalendosi del contributo di più discipline; essi, infatti, dopo aver individuato (grazie alla biologia) i requisiti per il comfort, passano in rassegna le condizioni climatiche esistenti (grazie alla scienza della meteorologia), ed infine, per ottenere una soluzione razionale, si avvalgono della fisica tecnica. 
Intuitivamente, i principi sono applicabili anche alla progettazione paesaggistica, infatti, questo processo razionale per controllare la dimensione ambientale, quindi climatica ed energetica degli edifici, propone anche delle tipologie per edifici e delle forme di tessuto urbano per sistemi insediativi nelle varie aree climatiche. Suddividendo il mondo per semplicità in 4 zone climatiche principali vediamo come queste possono determinare la configurazione del tessuto urbano/paesaggistico, nella morfologia, nel carattere tipologico, nella compattezza, e nella densità. Nella zona fredda, la planimetria, avrà un tracciato che consente una densità elevata per fornire un riparo contro i venti. Gli edifici sono alti, in modo da captare il calore solare e posizionati strettamente per evitare dispersione di calore. Nella zona temperata, la planimetria avrà una disposizione libera. Le piante sono aperte e le case si fondono con la natura. Nella zona caldo-secca, la planimetria reagisce al caldo con una struttura densa e ombreggiata. 
Le case sono disposte intorno a corti chiuse simili a pozzi di raffrescamento e si proteggono grazie al volume. Nella zona caldo-umida, la planimetria è libera, dispersa e articolata,così come gli edifici allungati, Le case sono separate tra di loro per sfruttare le brezze; gli alberi ombriferi diventano elementi importanti. E’ chiaro che il paesaggista, valuterà positive o negative le caratteristiche climatiche del luogo, in relazione alle diverse destinazione d’uso, infatti, il clima dovrebbe essere uno dei principali indicatori per la scelta della destinazione d’uso, tenendo sempre presente, però, che un sito meno favorevole rispetto ad un certo uso, può essere migliorato adottando una serie di accorgimenti che possano indurre una reazione vantaggiosa agli effetti della temperatura e della radiazione. a cura di Giovanni Francesco Frascino |