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Introduzioni di Luigi Picone e Stefania Brancaccio
Ho accolto con grande piacere l’invito da parte dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia di introdurre la conferenza di João Ferreira Nuñes, paesaggista portoghese, che ho avuto il piacere di conoscere da molti anni. João Ferreira Nuñes si laurea quale architetto paesaggista negli anni ’80 presso l’Istituto Superiore di Agronomia dell’Università Tecnica di Lisbona. Poi consegue il Master in Architettura del Paesaggio presso la Scuola Tecnica di Architettura di Barcellona dell’Università Politecnica della Catalunya. Attualmente è docente presso l’ISA di Lisbona, presso l’Università di Architettura di Alghero e l’IUAV di Venezia. Dal 1989 è fondatore dello Studio PROAP che svolge attività di ricerca e di progettazione nell’ambito del Paesaggio a livello internazionale. Ma soprattutto João Ferreira Nuñes è un maestro. Egli appartiene a coloro che promuovono l’Università come comunità educativa, riscoprendo la dimensione della magistralità del docente universitario. Dopo un lungo percorso, purtroppo, il maestro di un tempo è diventato il professore di oggi, come l’intellettuale di un tempo è diventato un indistinto esperto tecnico. Viene, quindi, da chiedersi: quale dovrà essere oggi il peso culturale dell’Università sulla società europea? Credo che in tutta l’Europa l’Università è chiamata a compiere un salto culturale di qualità. Lo potrà fare riacquistando le antiche radici della cultura europea, senza rinunziare agli apporti della contemporaneità. Una cultura basata sulla fiducia nell’intelligenza dell’uomo e nella sua capacità di determinare il cambiamento della società.  |
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Introduzione di Pio Crispino
Vlasta Oreb, laureata presso la Facolta’ di Agraria – sezione Paesaggistica dell’Universita’ di Zagabria. Dal 1997 al 1999 è responsabile della ditta Parchi di Fiume progettazione di aree verdi e parchi. Dal 1999 è presso “Studio perivoj s.r.l.” (perivoj = parco) con Dobrila Kraljic, il primo studio in Croazia che si occupa di architettura del paesaggio. È componente attiva della rete europea dell’architettura del paesaggio (ELAN) nata nel 1995, per portare avanti lo spirito della cooperazione sperimentato nel mondo professionale. L’aspirazione è quella di riunire gli architetti paesaggisti europei più vicini, riportando l’esperienza personale. Nel 2005 organizza un workshop sull’isola di Hvar con la presenza di dieci paesi europei che si confrontavano sul tema del paesaggio. Ogni anno lo studio ospita giovani professionisti provenienti da varie città d’Europa, per stage formativi sull’architettura del paesaggio. Nella sua relazione ci evidenzierà certi aspetti del paesaggio che sono presenti in Croazia, più precisamente nella zona litorale dell’Adriatico ed il ruolo degli architetti paesaggisti.  |
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Introduzione di Maria Luisa Margiotta
L’inserimento di Mirella Macera nel programma dei Martedì Verdi del 2008 è stato per me motivo di soddisfazione in quanto ha messo in risalto il tema, spesso trascurato, del restauro dei parchi storici. L’architetto Macera è una brillante funzionaria della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte, direttrice del Castello di Racconigi, autrice di numerosi restauri monumentali ma è soprattutto la protagonista di uno dei più importanti restauri di parchi storici degli ultimi anni, quello annesso alla Reggia di Venaria Reale, esempio di giardino barocco voluto dai Savoia a partire dalla metà del Seicento. Questo intervento è di particolare interesse per gli ineccepibili contenuti scientifici e metodologici, che rispettano la Carta del Restauro dei Giardini Storici e nello stesso tempo coniugano l’antico e il nuovo grazie all’inserimento di opere d’arte moderna nei giardini. Per noi paesaggisti che operiamo in Campania – territorio che accoglie un esteso ma poco valorizzato patrimonio di residenze reali borboniche – è da considerarsi inoltre un modello di efficiente macchina organizzativa, capace di restaurare ottanta ettari di parco storico in otto anni.  |
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Il successo riscosso dal primo ciclo dei “Martedì verdi” ci ha dato innegabile prova della sete di conoscenza nei riguardi del paesaggio. Abbiamo quindi organizzato un secondo ciclo di conferenze ancora più ricco, non solo di incontri, ma anche di contenuti. Sono stati invitati professionisti che si occupano di paesaggio nelle sue molteplici sfaccettature. Si è discusso del progetto del restauro dei giardini della Reggia della Venaria Reale con l’Arch. Mirella Macera, dei processi di costruzione del paesaggio operati dal paesaggista portoghese Joao Ferreira Nunes nella progettazione dell’area dell’Expo del ‘98 a Lisbona o del waterfront della città di Anversa, della riqualificazione di aree industriali dismesse come quelle nel parco di Duisburg e del progetto per il parco Dora a Torino o della discarica Hirija a Tel Aviv, curati dal paesaggista tedesco Tilam Latz, e della progettazione di parchi urbani e spazi pubblici realizzati dalla paesaggista francese Jacqueline Osty e dalla croata Vlasta Oreb. In questo momento è importante “trattare di paesaggio” e capire come esso nelle diverse zone del globo sia un’entità viva e mutevole nel tempo, che l’uomo, dal suo esistere, ha sempre trasformato sia per poterne meglio godere, quando creava i giardini per il proprio piacere, sia per sfruttarne al meglio le risorse.  |
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Il paesaggio italiano è conosciuto universalmente per le sue bellezze naturali e per lo straordinario patrimonio storico e culturale, che rendono ancora riconoscibili le tracce di un lungo processo di modellamento e di adeguamento dei territori alle società. Tuttavia, il lungo silenzio legislativo sulle questioni del paesaggio per quasi cinquanta anni ha portato alla distruzione delle risorse naturali ed alla crescita incontrollata delle città. Un silenzio, questo, che ha denunciato l’inadeguatezza dell’urbanistica e delle politiche territoriali a saper guardare e interpretare i fenomeni di un mondo e di una cultura che cambiavano, senza capacità di comprenderne le profonde implicazioni sulla maniera di “produrre” il territorio prima ancora di saperlo orientare verso il futuro. Ne sono stati conseguenza i deludenti risultati della pianificazione paesistica, irrigiditi tra il dominio della tutela e quello dei valori estetici, incapaci di trovare argomenti e risposte alle questioni in gioco, oltre che insensibili a tracciare una nuova “missione” del paesaggio italiano. 
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