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interventi moderni e tutela paesaggistica | Stampa |
Scritto da Giovanni Villani   
domenica 10 marzo 2002
L’argomento è particolarmente stimolante soprattutto perché sarà su questo campo che si svilupperà il nostro impegno di architetti nel prossimo futuro, considerato che una delle aspettative del nostro Paese è il conseguimento dello sviluppo sostenibile del territorio anche attraverso la riqualificazione e il restauro del paesaggio. E ciò soprattutto in considerazione del fatto che il territorio del Bel Paese, proprio per la valenza del suo paesaggio culturale, ben si presta all’individuazione di tragitti di sviluppo sostenibile che passano proprio attraverso il godimento delle bellezze paesaggistiche. Ciò però sarà possibile solo se il nostro paesaggio sarà individuato non solo come il luogo delle bellezze naturalistiche, ma soprattutto come luogo del qualificato e sapiente intervento antropico che ha contribuito a far sì che esso divenisse un grande patrimonio della nostra cultura, una “Summa” cioè, di tutto ciò che la nostra Comunità ha saputo produrre in termini culturali in Millenni di storia.

Il tema che qui si affronta mi interessa per diversi motivi. In primo luogo per la mia funzione di Architetto Coordinatore dell’Ufficio Tutela Paesaggistica della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico per le Province di Salerno e Avellino. Altro elemento di interesse è sicuramente collegato alla personale volontà di trovare soluzioni all’annoso dilemma dell’accostamento dell’architettura moderna al costruito pre-industriale, problema particolarmente difficile ma non del tutto irrisolvibile nei nostri centri storici. Muovendomi in questo panorama e riflettendo su queste tematiche ritengo di essere stato particolarmente toccato dal Convegno “Soleri: Architettura come ecologia umana” svoltosi a Palazzo Serra di Cassano presso l’Istituto Italiano di Studi Filosofici lo scorso 29 ottobre in occasione della presentazione di uno studio sull’opera del grande maestro a cura della prof.ssa Iolanda A. Lima e che presenta sicure attinenze con il tema qui trattato. Al Convegno, organizzato fra l’altro con la collaborazione della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli, hanno partecipato fra gli altri anche Alfonso Gambardella, Aldo Loris Rossi e Pasquale Belfiore.

Ed è proprio ascoltando le loro relazioni che mi sono tornate alla mente alcune questioni fondamentali che in qualche modo influenzano l’esercizio della professione di architetto nel nostro Paese. Come è noto una importante opera di Paolo Soleri è la fabbrica di ceramiche “Solimena” situata a Vietri sul Mare realizzata negli anni ‘50. Poi, come testimoniato da Aldo Loris Rossi nella sua relazione nella quale ha trovato spazio anche per ricordare il suo passato con Soleri, il grande architetto fu costretto a trasferirsi negli Stati Uniti dove ha potuto svolgere con grande lena il proprio lavoro e dove ha potuto liberamente materializzare le sue idee fondando quel grande laboratorio di architettura ecologica che è l’Arcosanti. La testimonianza di Aldo Rossi mi ha toccato soprattutto per aver ricordato come, già ai suoi tempi, nessuna Autorità avesse patrocinato il tema dell’architettura moderna e le problematiche connesse al suo inserimento nel paesaggio (e questo anche in campo accademico). Dalle parole di Rossi sembrava trasparire un contrasto evidente, all’epoca dei fatti, fra il mondo accademico e la pratica corrente dell’architettura. Più volte ho cercato di analizzare i motivi per i quali nel nostro Paese si ha da sempre un certo timore nei confronti dell’innovazione architettonica e del suo accostamento con il paesaggio culturale. Credo che motivi di ciò siano collegabili a molteplici fattori. Non c’è dubbio che il “protezionismo” del paesaggio legato ad una consolidata visione in termini di dogmatismo pittoresco”, tanto per citare le parole dei colleghi Frascino e Capone che a loro volta riprendono un’affermazione di Rosanna Vaccarino, è a mio parere uno dei fattori più importanti. Altro fattore può essere il timore nei confronti dell’architettura moderna che deriva dalla mancanza di conoscenza, come afferma Pasquale Belfiore nella sua relazione nel corso del Convegno sull’opera di Soleri; ma io aggiungerei che forse in Italia, la forte presenza dell’architettura storica e le forti tensioni esercitate dal paesaggio storico hanno finito perdonatemi il termine) per “tagliare le gambe” all’architettura moderna. In ogni momento nel nostro Paese gli interventi moderni devono misurarsi con il retaggio del passato.

Se a ciò aggiungiamo la carenza di promozione dell’architettura moderna dico al di fuori delle riviste specializzate di architettura), cosa che invece è stato fatto per le altre forme di espressione culturale (scultura, pittura, fotografia, letteratura, ecc.) e si pensi alla promozione della collezione “Terrae Motus” di Gianni Amelio divenuta elemento di ulteriore attrattiva nei percorsi espositivi della Reggia di Caserta, il quadro di emarginazione entro il quale si muove oggi l’architettura rispetto alle altre espressioni culturali è piuttosto evidente. Ebbene la carenza di approfondimento dell’argomento a mio parere influisce negativamente proprio nello sviluppo dell’architettura moderna nei vari contesti. Ciò è particolarmente vero ed è materia del discorrere giornaliero nelle Soprintendenze che troppo spesso devono pronunciarsi sulla compatibilità dei nuovi interventi nel contesto paesaggistico esaminando progetti (per la verità non sempre redatti da architetti) nei quali l’Architettura è purtroppo la grande assente e nei quali non viene effettuato alcuno studio sulla compatibilità dell’inserimento del nuovo intervento nel suo contesto.

Tutto ciò potrebbe aprire un dibattito molto più ampio e che trasversalmente investirebbe anche il modo con il quale sono stati “trattati” negli ultimi decenni i nostri centri storici e il nostro paesaggio – anche quello consacrato dal “dogmatismo pittoresco” di cui parla la Vaccarino – e che oggi a distanza di 70 anni dal saggio “Vecchie città ed edilizia nuova” di Gustavo Giovannoni sottolineano ancora di più come il tema non sia stato ancora affrontato specificatamente. Aldo Loris Rossi si chiedeva perché l’opera di un architetto come Soleri non era stata tenuta in debito conto dai suoi contemporanei quando i temi che egli affrontava sono oggi più attuali degli anni ’50 nei quali Soleri ha iniziato la sua opera. Certo è che per quanto mi riguarda mi sento di attribuire colpe ben ripartite fra tutti coloro che hanno responsabilità in questo campo; agli architetti, ma anche al Ministero per i Beni Culturali di cui faccio parte. Si pensi che solo nel 1999, ben 60 anni dopo l’emanazione della Legge 1497 sulla protezione delle bellezze panoramiche, fu indetta la 1a Conferenza Nazionale sul Paesaggio quando ormai il nostro paesaggio (e specialmente quello campano, si pensi al paesaggio dell’area Flegrea o a quello del cosiddetto “Miglio d’oro”) era già abbondantemente compromesso. Con quanto detto però non vorrei alimentare un facile pessimismo.

Certo la professione di architetto diventa sempre più difficile, ma ciò che sta avvenendo negli ultimi tempi lascia ben sperare per il futuro. Il ritrovato interesse per il paesaggio evidentemente è iniziato all’indomani della costituzione del nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che sostituì il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con Decreto Legislativo n. 368/98). L’operato del nuovo Ministero, di cui una delle prime “attività culturali” fu proprio quella di indire la Prima Conferenza Nazionale sul Paesaggio, svoltasi a Roma nel mese di ottobre del 1999 e dove per la prima volta, almeno da quando sono dipendente del Ministero, si parlò della necessità di promuovere l’architettura moderna come importante “attività culturale”. La promessa fu subito mantenuta visto che il regolamento costitutivo del nuovo Ministero di fatto istituisce la nuova Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Moderna, alla cui guida è stato preposto l’architetto Pio Baldi che fino all’anno scorso aveva diretto l’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, forse a voler sottolineare l’importanza del rapporto fra paesaggio e architettura moderna. Altro fatto importante è sicuramente l’interesse mostrato in campo finanziario per la riqualificazione del paesaggio anche se tale interesse si era concretizzato già da qualche anno quando per la prima volta il C.I.P.E finanziò uno studio di fattibilità teso alla riqualificazione del paesaggio; nella fattispecie quello della Costa d’Amalfi in conseguenza dell’abbattimento dell’ex Hotel Fuenti proprio a Vietri sul Mare.

Le prospettive si aprono anche per gli architetti delle Soprintendenze che avessero intenzione di proporre un collegamento fra l’architettura e l’arte moderna, considerato che i loro uffici sono stati da sempre impegnati quasi esclusivamente nella conservazione dei Beni Culturali aventi un’età (come recita l’art. 5 del Decreto Legislativo n. 490 del 29.10.1999) superiore ai 50 anni o che siano opera di un artista non più vivente. Il ritrovato interesse per la tutela del paesaggio e dell’architettura e l’arte moderna, ambiti culturali che ritengo trainanti per l’accrescimento culturale del Paese, ha fatto sì che si avviassero molti interventi proiettati verso questo obiettivo. Anche la Soprintendenza B.A.P.P.S.A.D. di Salerno e Avellino di cui faccio parte è molto sensibile a quest’argomento e proprio per tale motivo, di concerto con la nuova Direzione Generale per l’Architettura e l’Arte Moderna, sta procedendo all’individuazione di idonee strategie per la tutela della fabbrica di Soleri a Vietri. Inoltre, al fine di migliorare la qualità dell’offerta turistico-culturale di uno dei cinque grandi attrattori turistico.culturali individuati dal Piano Operativo Regionale della Campania quale la Certosa di San Lorenzo a Padula si è avviata un’iniziativa di promozione dell’arte moderna affidata al prof. Achille Bonito Oliva denominata “Le opere e i giorni” e che si svolgerà nel suggestivo scenario delle celle dei monaci certosini. I propositi dell’Amministrazione dei Beni Culturali in qualche modo risollevano anche la posizione dell’architetto, ma non bisogna abbassare la guardia. Occorre rifondare la figura dell’architetto soprattutto quale artefice della costituzione del paesaggio antropizzato.

Certo un punto di partenza è sicuramente il ricorso allo strumento della Gara per Idee, già utilizzata da anni in altri paesi e solo negli ultimi tempi adottato in modo più frequente in Italia. Ma per una idonea promozione dell’architettura moderna e del suo inserimento nel contesto paesaggistico è necessario far sì che nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica siano soprattutto gli architetti, con particolare riguardo a quelli specializzati in architettura del paesaggio, a promuovere nuovi interventi che, accompagnati da idonei strumenti programmatori, potranno dare buoni risultati soprattutto nella direzione del miglioramento della qualità della vita che si consegue anche attraverso il recupero delle tradizioni culturali e attraverso la restituzione della dignità agli abitanti delle nostre contrade.

 
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