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la politica del paesaggio | Stampa |
Scritto da Pio Crispino   
giovedì 10 aprile 2008

Con la stipula della Convenzione Europea, avvenuta alcuni anni fa, si è chiusa un’epoca e se n’è aperta un’altra. L’epoca che si è chiusa è quella che ha visto la tutela del paesaggio intesa quasi esclusivamente come conservazione.

paseo platea liarga - salou - jordi bellmunt

La Convenzione Europea ha posto l’accento su molti aspetti, quali la progettazione e la pianifi cazione, ma introduce un concetto importante, che è quello della gestione del paesaggio, che viene defi nita come l’insieme delle azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio, inteso come l’insieme delle azioni che lo riguardano, quindi non solo la conservazione, al fi ne di armonizzare le trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociale, economico ed ambientale. In questo documento viene anche, per la prima volta, attribuito alle popolazioni locali, in maniera esplicita, un ruolo fondamentale nella gestione del paesaggio. Questo ruolo è molto importante, perché è fondamentale che le popolazioni diventino protagoniste della gestione e valorizzazione dei loro paesaggi.

 

Se il progetto del paesaggio va affrontato in maniera complessa, è evidente che la lettura, l’interpretazione, la valutazione del paesaggio, che sono operazioni che precedono le attività di pianifi cazione e di progetto, non andranno più, come è accaduto fi no ad oggi, orientate quasi esclusivamente al riconoscimento dei valori da tutelare nel campo storicoculturale, ma anche al riconoscimento dei valori in chiave eco-sistemica, e qui facciamo riferimento da un lato al tema della sostenibilità, dello sviluppo sostenibile, e dall’altro ai fattori d’identità e quindi al ruolo delle popolazioni locali. Pertanto, è rispetto ai valori storico-culturali, rispetto ai valori eco-sistemici, rispetto ai valori di identità, che vanno misurate e vanno confrontate le azioni e la compatibilità delle diverse azioni nei confronti del paesaggio. La struttura e l’identità di un paesaggio, quindi, diventano i due fattori rispetto ai quali si dovrebbe misurarne il valore.

Si ritiene che per quanto riguarda il paesaggio visivo, che di solito è quello che viene maggiormente preso in considerazione, uno dei principali fattori di apprezzamento è dato dalla complessità, dall’intreccio, dalla presenza di molti elementi che garantiscono una riconoscibilità al paesaggio stesso. Un paesaggio che non sia facilmente riconoscibile, o perché non è visibile o perché è caricato di una serie di elementi che rendono diffi cile all’osservatore orientarsi, capirne la struttura, è un paesaggio che non provoca apprezzamento. Ma un paesaggio povero di valori riconosciuti, un paesaggio non facilmente riconoscibile, è anche un paesaggio che è povero di carica identitaria. E allora è importante che i paesaggi, se ne sono dotati, conservino una complessità strutturale leggibile, facilmente leggibile, che è fattore di riconoscibilità da un lato e di orientamento nel tempo e nello spazio dall’altro, che è una delle caratteristiche peculiari degli esseri umani. Il sentimento estetico che genera il paesaggio è anche un sentimento che nasce dalla capacità che ha l’osservatore di riconoscere la struttura dei luoghi e di sapersi orientare in questi luoghi.

La possibilità di riconoscere i luoghi, la possibilità di orientarsi, è in qualche modo insita negli essere umani, anche perché la vista è il nostro principale organo di conoscenza. In particolare l’attenzione sull’ambiente fi sico-territoriale secondo le sue diverse componenti progettuali, nelle quali sia riconoscibile un rapporto equilibrato tra ambiente costruito, ambiente fi sico-naturale e paesaggio. La caratterizzazione va nella direzione di rispondere ad una domanda ormai consolidata, ma fortemente evolutiva sul piano del lavoro e della ricerca, anche in sede europea. A ogni evidente e immediata visibilità dei paesaggi si associa una spessa sedimentazione di aspetti invisibili, che possono essere letti e compresi solo con un approccio interdisciplinare, legati in gran parte alle discipline umanistiche, in modo da poter cogliere ciò che si suole defi nire «idea di paesaggio». I paesaggi e l’immagine che di loro abbiamo cambiano: solo in questo modo si possono trovare soluzioni valide per il futuro. Ciò signifi ca parlare non solo dei valori e delle condizioni a rischio o andati perduti, ma anche degli obiettivi di qualità e sviluppo sostenibile del paesaggio. Si potranno così evitare confl itti tra quelle che sono le esigenze personali e i cambiamenti del paesaggio così come vengono percepiti. Uno sviluppo del paesaggio orientato alla sostenibilità deve poggiare su un ampio consenso della popolazione e delle diverse categorie di gestori. In termini di pianifi cazione, ciò signifi ca elaborare - con la collaborazione di tutti - soluzioni territoriali che tengano conto sia degli aspetti naturali e culturali del paesaggio sia delle esigenze e delle preoccupazioni delle persone. In defi nitiva, lo sviluppo del paesaggio è infl uenzato direttamente dalle politiche e dagli sfruttamenti d’incidenza territoriale, tra cui agricoltura, gestione dei boschi, energia, trasporti e turismo.

Per realizzare l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile, la politica del paesaggio - coadiuvata dalla politica di sistemazione del territorio - deve saper ponderare gli interessi per l’utilizzazione del territorio e gli interessi della collettività per quel bene comune che è il paesaggio. La politica del paesaggio deve tener conto anche e soprattutto degli interessi non materiali e dei desideri della popolazione: bellezza, diversità biologica e paesaggistica, spazi vitali sani e tranquilli, identifi cazione con il territorio.

 
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