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recupero ambientale delle cave in campania | Stampa |
Scritto da Lucio Morrica   
venerdì 10 novembre 2000
La qualità del paesaggio può considerarsi ormai la più importante infrastruttura di sviluppo del territorio. Un paesaggio di qualità può divenire infatti elemento di attrazione - richiamo per investimenti futuri, luogo di localizzazione di attività collegate con la domanda crescente di tempo libero e può entrare nella produzione di molte attività economiche (ricreative/turistico-alberghiere/ commerciali/artigianali). Un paesaggio di qualità, insomma, “sostiene” lo sviluppo delle attività economiche. Un paesaggio di qualità non possiede solo un valore d’uso per il singolo soggetto (collegato ai benefici psicologici, culturali, estetici, etc.) ed un valore d’uso sociale per la comunità (in quanto fonte di riconoscimento di comune appartenenza, identità, valori, etc.). Un paesaggio di qualità possiede anche un “valore d’uso produttivo”, nel senso che possiede anche un valore strumentale.

Il paesaggio è in Campania sempre più oggetto di aggressioni e di degrado, a causa delle attività economiche connesse al soddisfacimento dei vari bisogni umani: in conseguenza il paesaggio di qualità sta diventando una risorsa sempre più scarsa. Un obiettivo fondamentale, dunque, dello sviluppo della Regione Campania è quello della “tutela nonché della ricostruzione e restauro del paesaggio”. Il paesaggio è il risultato interattivo e dinamico del lavoro della natura e del lavoro dell’uomo. Ciascuno di questi sistemi possiede una sua razionalità che determina traiettorie evolutive autonome. L’economia privata (l’industria estrattiva, metallurgica, turistica, etc.) troppo spesso ha degradato l’economia della natura, talvolta fino a livelli irreversibili. Il paesaggio è il risultato visivo/ percettivo, cioè il risultato “visibile” dell’attività di questi sistemi. Il tipo di interdipendenza tra i sistemi dipende dalle istituzioni che sono le regole che disciplinano lo scambio economico, politico ed ecologico. L’ambiente riflette la cultura di una comunità, rappresenta la sua costruzione culturale.

Ogni area possiede il “suo “ paesaggio che gli conferisce la particolare identità, in quanto è il risultato di un processo culturale specifico (che riflette usi, costumi, norme, leggi, regolamenti, etc.) Il paesaggio incorpora, pertanto, una serie di valori culturali oltre che economici. In questo quadro va considerato il problema delle cave. Il piano delle attività estrattive è pertanto uno strumento fondamentale per consentire questa “ricostruzione del paesaggio” nel contesto della promozione dello sviluppo sostenibile della Regione, cioè di uno sviluppo non solo economico, ma anche sociale ed ecologico. Tale sviluppo dovrebbe identificare criteri per affrontare il conflitto tra lo sviluppo economico e la conservazione di un ambiente/ paesaggio di qualità. Il piano che disciplina le attività estrattive deve affrontare quindi il dilemma dei valori di cui sopra, che sono tutti rilevanti, ma spesso in conflitto tra loro. Deve individuare criteri per cercare di risolvere tale conflitto tra tanti “beni” o valori diversi, che trovano un loro riconoscimento e tutela anche nella Carta Costituzionale (l’art.9 della Costituzione tutela il paesaggio e l’art.4 tutela le attività economiche). Quindi una strategia della Regione che dovrebbe garantire non solo la compensazione tra i danni che una attività economica comporta al paesaggio, ma anche un plusvalore ambientale. In altri termini, come ha scritto di recente L. Fusco Girard “ogni trasformazione del territorio dovrebbe essere tale da generare insieme un plusvalore economico (a beneficio dei singoli soggetti economici) ed anche un plusvalore ecologico/ambientale (a beneficio della comunità)”.

L’art. 2 della L.R. 54/85 ed il successivo art.1 della L.R. 17/95 prevedono che la Regione Campania deve redigere “Il piano regionale del settore estrattivo (omissis) per attuare una politica organica di approvvigionamento e di razionale utilizzazione delle materie di cava”. La Regione Campania affidava operativamente dal 1998 all’Università di Napoli Federico II, ed in particolare al Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali, al Dipartimento di Scienza della Terra e al Dipartimento di Teoria e Storia dell’Economia pubblica, con apposita convenzione, gli studi per la redazione di una proposta di piano delle attività estrattive regionali.

I contenuti degli studi effettuati dal Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali della Università Federico II di Napoli sono stati:
a) individuazione dei vincoli paesistici e urbanistici esistenti;
b) individuazione di aree critiche per incrocio tra potenzialità e vincolo, per disponibilità o mancanza delle infrastrutture d’appoggio e formulazioni di indirizzi per i piani di dettaglio relativi a dette aree;
c) formulazione di criteri e indirizzi per la individuazione di priorità e modalità di ricomposizione ambientale.

Inoltre, in relazione agli studi sopra citati è stato redatto dall’insieme dei Dipartimenti uno studio per il Piano delle attività estrattive e la relativa normativa quadro. L’indagine effettuata per la redazione del Piano Cave, ha avuto per oggetto l’intero territorio della Regione. Il lavoro è stato svolto in stretta collaborazione con i gruppi di lavoro del Dipartimento di Scienza della Terra della Facoltà di Geologia e in collaborazione con l’ufficio Cave regionale dell’Assessorato all’Industria regionale diretto dal dott. Vitale, al fine di avere un quadro generale omogeneo dei dati riguardanti le cave presenti nel territorio regionale. L’indagine, effettuata dal Dipartimento di Conservazione, attraverso una sistematica schedatura di tutte le cave in aree vincolate (circa un migliaio di schede suddivise per provincia), si è sviluppata con le seguenti modalità:

— Individuare le Cave ricadenti in aree soggette a vincoli presenti nella Regione Campania:

- Legge 1497/39, sulle “Bellezze Naturali”;
- Legge 431/85, Legge Galasso;
- Piani Territoriali Paesistici di singole aree;
- Zone Site lungo i corsi d’acqua e comprese nei Piani di Difesa dalle alluvioni, individuati dalle Autorità di Bacino;
- Vincoli idrogeologici, Legge 3267/23; - L.R. 33/91 e L. 349/91 “Legge Quadro sulle aree protette “e” Parchi Nazionali”;
- Zone soggette a vincolo Bio - Italy.

— Individuare il rapporto e l’impatto ambientale delle cave e le aree critiche;

— Proporre, per quanto possibile, elementi per i progetti di ricomposizione ambientale.

L’indagine ha consentito una lettura delle diverse problematiche relative all’attività estrattiva a seconda di ogni specifica area: in quelle nelle quali si concentra un maggior numero di cave attive è forte il conflitto tra la stessa attività, legata evidentemente a notevole richiesta di mercato, e la legislazione vigente per la tutela dell’ambiente; quelle aree, invece, nelle quali è prevalente il numero di cave in abbandono e che richiedono studi per l’individuazione di un riuso compatibile con il contesto ambientale e paesaggistico ovvero per un loro ripristino ambientale, anche al fine di evitare il proliferare, proprio nella cave abbandonate, di attività improprie quali discariche abusive di materiali non controllabili spesso nei territori vicini ai centri urbani. Inoltre, sono state rilevate aree di cava, sempre in abbandono, per le quali, paradossalmente, sono da individuare strumenti che garantiscano la conservazione dallo status quo ed altre aree per le quali le stesse cave abbandonate offrono spunti e potenzialità per il loro recupero. Queste ultime due categorie di aree sono quelle in cui le cave in abbandono fanno ormai parte di un contesto ambientale significativo: per la morfologia della cava, per il processo di antropizzazione avvenuto nel tempo, perché esempio di spazio ottenuto per sottrazione, spesso di straordinaria qualità espressiva. Per ciascuna zona di studio, a seguito dei rilevamenti effettuati sono state individuate alcune aree critiche, da approfondire attraverso progetti di dettaglio, in cui la presenza di cave costituisce un elemento di grave impatto negativo per l’ambiente in cui sono inserite. La provincia di Caserta, per esempio, presenta numerose aree critiche omogenee con cave dislocate a distanza ravvicinata che sono raggruppate in 7 aree. Dall’indagine effettuata sono risultate nella Provincia di Caserta circa n. 220 cave. È stata individuata, ad esempio, un’area di crisi nella zona montuosa che delimita la pianura casertana da Capua fino a Maddaloni; quasi tutte le cave sono visibili da grande distanza (perfino da Napoli) per la loro notevole estensione ed espansione. Questa area comprende n° 34 cave attive risultando ad alto rischio per gli effetti diretti ed indiretti dell’attività estrattiva per vari motivi come: - la vicinanza di centri abitati consistenti; - le interferenze con infrastrutture; - il notevole impatto paesaggistico; - l’emergenza sanitaria determinata da inquinamento acustico, veicolare e patologie derivanti dalle polveri di lavorazione. In quest’area le scelte contraddittorie tra i diversi livelli di programmazione urbanistica consentono ancora oggi la frammistione tra attività estrattive inquinanti ed attrezzature di interesse generale quali ospedali, scuole ed in prospettiva il nuovo Policlinico della II Università di Napoli, ubicato a ridosso delle grandi cave nel tratto da Caserta a Maddaloni.

Altro esempio: l’area dei Campi Flegrei

- Area eterogenea per la presenza sia di attività estrattiva che di cave abbandonate. Si estrae prevalentemente tufo giallo e pozzolana, materiali impiegati per l’edilizia ed in particolare per il recupero delle costruzioni nei centri storici. In questa area l’attività estrattiva avviene spesso al margine di aree sottoposte a vincolo ed in alcuni casi la stessa area di cava, rientra in area di interesse archeologico. Nei Campi Flegrei sono numerose le cave abbandonate, spesso all’interno di aree ora densamente abitate. Si ritiene che alcune cave, di ridotta dimensione e regolamentate per i tempi, le modalità estrattive, e gli obblighi di ripristino ambientale, debbano essere consentite, in particolare per alcune qualità di tufo giallo, indispensabile ad interventi di restauro edilizio. Il paesaggio dei Campi Flegrei è segnato, ormai storicamente, da tale “estrazione”, partecipe quindi della trasformazione e dello stesso principio generativo. Molto più grave appaiono alcune degenerazioni del paesaggio dovute ad una antropizzazione selvaggia e da “periferia”. Dall’esame delle singole aree esaminata si segnalano come aree critiche, per estensione per incrocio tra vincoli e caratteri paesaggistici - ambientali e rilevanza, per aspetti qualitativi, dei materiali da estrarre, anche quella dei Comuni Vesuviani.

- L’area “Vesuviana” vede in contemporanea la presenza di una forte attività estrattiva ed il vincolo imposto dall’istituzione del Parco. Da non trascurare, ad esempio, l’importanza che assume il basalto per il recupero dei centri storici, per delicati interventi di restauro e per la sua lavorazione artigianale. Nondimeno è evidente la necessità di regolamentare l’attività estrattiva al fine di ridurre “danni”, in particolare quelli legati alle estrazioni abusive, e salvaguardare l’ambiente. Infine, oltre ai casi critici sopra esaminati, in particolare in relazione al loro impatto ambientale, è stato esaminato il problema di numerose cave abbandonate diffuse in tutto il territorio regionale.

Per gran parte di esse necessita un progetto di ripristino ambientale, soprattutto al fine di sottrarre questi spazi, a volte anche stimolanti e affascinanti, ad usi impropri, più preoccupanti della ferita già provocata, della traccia lasciata ed ora “parte” del paesaggio trasformato. Altre volte è invece necessario intervenire per colmare vuoti all’interno di aree densamente abitate oltre che per sanare ferite inflitte al paesaggio e per ristabilire condizioni di sicurezza e igiene. Sul piano progettuale, in particolare sul tema del recupero ambientale e funzionale delle cave dismesse, vale la pena far riferimento, come esempio da imitare, alla città di Barcellona. In questa città infatti, nell’ambito del piano urbanistico generale, le cave abbandonate sono state riprogettate e riqualificate attraverso concorsi di progettazione e utilizzate per usi pubblici; tra queste vale la pena ricordare: i parchi, le attrezzature sportive e grandi piscine all’aperto come il Parco de la Creuta del Cool (caratterizzato dalla scultura di Chillida 1981-1987); i cimiteri come il Fossar de la Pedrera per i morti della Catalogna (1983-1986) e il Cimitero nuovo di Igualada, (1991). Queste realizzazioni, di notevole interesse architettonico e sociale e coscienti del ruolo del progetto di architettura, riflettono il livello culturale degli abitanti di Barcellona. Una utile indicazione per i nostri problemi.

 
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