spacer.png, 0 kB

francesco bocchino-giovanni giannattasio_poliambulatorio distrettuale a eboli.jpg

spacer.png, 0 kB

Home arrow editoriali arrow Architetti Napoletani 1970.2000: contributi
Architetti Napoletani 1970.2000: contributi | Stampa |
Scritto da contributi   
martedì 10 febbraio 2004

giuliano urbani
Ministro per i Beni e le Attività Culturali

Fu proprio in occasione di un convegno organizzato dal locale Ordine degli Architetti che partì da Napoli la proposta di legge quadro sulla qualità delle costruzioni pubbliche. Un disegno di legge quadro per l'architettura italiana fortemente voluto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in accordo con il Consiglio Nazionale degli Architetti e approvato di recente dal Consiglio dei Ministri. E, pertanto, per me occasione di particolare compiacimento e apprezzamento vedere realizzata questa iniziativa editoriale che va nella direzione della promozione e valorizzazione delle opere di architettura nel nostro Paese. Le realizzazioni degli ultimi trenta anni, raccolte in questo catalogo, parlano il linguaggio della contemporaneità e sono tutte accomunate da un grande senso della storia e del contesto, intesi come materiali del progetto utili ad una trasformazione dei luoghi colta e motivata. Da ciò appare evidente la qualità di sperimentazione e ricerca suffragata da principi e senso del mestiere propri di una Scuola, quella napoletana, che ha espresso e sta esprimendo architetti degni di rappresentare il nostro Paese nel campo delle arti applicate. Il Governo è impegnato, con una azione interministeriale, in una attività legislativa di promozione e incentivo alla realizzazione di opere pubbliche di qualità, per le quali il concorso di progettazione diverrà lo strumento più diffuso per la trasformazione urbana delle nostre città; e sono certo che in un tale fecondo scenario gli architetti italiani non sapranno far mancare il proprio autorevole contributo.

 

bruno casomassa
Presidente del Consiglio Regionale della Compania

La presente iniziativa editoriale e culturale promosse dall'Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, lesa alla diffusione dell'architettura contemporanea quale risultalo di un trentennio di Impegno professionale da parte della Scuola Napoletano, contribuisce sicuramente a mostrare, anche ai non addetti ai lavori, lo sforzo compiuto negli anni per Individuare, rispetto alle diverse esigenze, valide soluzioni progettuali, Nello veste di presidente del Consiglio regionale della Compania, ed a nome dell'intera Assemblea, rivolgo i mio vivo apprezzamento per lale pubblicazione che mette In mostra la validità delle opere realizzate e, nel contempo, rappresenta un utile strumento per far conoscere le capacità professionali degli architetti napoletani. La presente pubblicazione, la mostra delle 63 opere dì architetti napoletani ed i previsto convegno sul tema della "Quolilà urbana", costituiscono un lavoro completo ed organico che da il giusto credito alla Scuola Napoletana di Architettura, Sono certa che il lavoro posto in essere con tale Iniziativa dall'Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia rappresenta anche un momento di dibattito culturale e di confronto su un tema che non può non interessarci quali componenti del Consiglio regionale della Campania. Tanto più che in Consiglio Regionale, in tempi ragionevolmente brevi, si dovrebbe discutere della legge Urbanistica, uno strumento fondamentale per semplificare la pianificazione del territorio.

  

ambrogio prezioso
Presidente dell'Associazione Costruttori Edili di Napoli

Ogni città presenta una sovrapposizione di caratteristiche che la rende unica. Napoli rappresenta il caso di maggiore compresenza ancora visibile di tali sovrapposizioni, anche in senso stratigrafico. Il tempo in cui viviamo è caratterizzato dalla frattura, senza precedenti storici, che si è instaurata tra architettura e città. La storia di Napoli città moderna, raccontata attraverso le sue architetture, svela tutte le debolezze delle soluzioni che hanno affidato la propria forza più a un certo semplicismo che alla semplicità. L'architettura moderna a Napoli è poco sentita come patrimonio collettivo da difendere. Il parlarne vuole stimolare una riflessione sul perché la domanda di architettura non è avvertita. La risposta è ovvia: il prodotto architettonico contemporaneo non risponde alle esigenze della collettività. Sicuramente, occorre una nuova fase di concertazione delle operazioni, evidentemente più complessa ed operativa di quelle precedenti. Elaborare e adottare una Politica dell'Architettura, in collaborazione con tutti i soggetti interessati: cittadini, ambientalisti, utenti, gruppi di consumatori, committenti pubblici e privati, imprese di costruzione e progettisti. Gli strumenti per attivare un processo di riqualificazione della città sono essenzialmente i seguenti: consentire interventi sull'edificato in un'ottica di riqualificazione e recupero; unificare i programmi integrati; facilitare l'intervento dei privati anche per realizzare opere di pubblica utilità tramite lo strumento del Project Financing; adottare mirate politiche di incentivazione; introdurre nella strumentazione urbanistica una dose di flessibilità; evitare infine il rischio che in questo mercato si inserisca la P.A. nella veste di gestore. Rispetto ai costruttori, emerge chiaramente il ruolo innovativo e strategico che vengono ad assumere le costruzioni. L'insufficienza degli investimenti in costruzioni e la loro instabilità nel tempo rappresenta uno degli ostacoli più evidenti per la crescita delle imprese di costruzione italiane, costrette a confrontarsi con un'assenza di continuità nelle commesse che rende impossibile la formulazione di piani economico-finanziari di medio-lungo periodo, e ne riduce, quindi, la competitivita. La figura del promotore-costruttore sta conoscendo, in relazione ai nuovi scenari del mercato e all'evoluzione legislativa settoriale, una rapida e significativa evoluzione, destinata ad estenderne la presenza in comparti di attività dapprima preclusi. E si tratta di un'evoluzione inerente soprattutto agli interventi di riqualificazione delle città e, più in generale, allo sviluppo delle formule di partnerariato pubblico-privato nei programmi di sviluppo infrastrutturale e territoriale. Anche oggi, come in passato, l'architettura può unire o separare le persone. Sta a noi decidere di creare un ambiente edificato contemporaneo dello stesso livello di quello realizzato nei migliori periodi del nostro passato. Un ambiente di questa qualità non si realizzerà senza costi, ma la maggiore difficoltà consiste nel cambiare atteggiamento: sicuramente il DDL del Ministro Urbani sulla qualità architettonica è un segno che fa ben sperare.

gennaro polichetti
Segretario dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia

L'Avana, Berlino e poi di nuovo le sponde del Mediterraneo tra pagine patinate e l'infinito del web. Migliaio e migliaio di chilometri percorsi dal 1 999 ad oggi per portare da una parte all'altra del mondo il significato e le forme di un'architettura per troppo tempo confinata in una dimensione locale. La consapevolezza di un ruolo diverso da parte di un Ordine che ha saputo cogliere, in anticipo sui tempi, l'esigenza di trasformazione: non solo i servizi, la tutela della professione e dei diritti dei propri iscritti ma una nuova dimensione per offrire agli Architetti Napoletani la ribalta nazionale ed internazionale che compete loro, per consentire a centinaia di giovani architetti, e non solo giovani, l'opportunità di un confronto, di poter disporre di una grande vetrina per mettere in mostra i propri progetti, la possibilità di lanciare una sfida. Si è tracciato ed avviato così un percorso. Sul finire del '99 in tanti ci domandavamo il perché di una mostra degli Architetti Napoletani a Cuba. Mesi d'intenso lavoro del comitato scientifico, composto dai colleghi Conte, Petillo, Raffone e Sicignano, affiancato da un gruppo di consiglieri dell'Ordine (Bocchino, Cassano, Crispino, Palmieri, Ricci, Visone) per far "crollare un muro", per esportare alla II Biennale dell'Architettura de L'Avana a Cuba la cultura napoletana e il suo modo di esprimersi attraverso l'architettura. Una struttura ordinistìca che è oggi chiamata a diversificare e disciplinare al proprio interno le varie competenze (architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori) ma nello stesso tempo è partecipe ed incide, con la forza e la competenza dei propri iscritti, nei complessi ed importanti processi di trasformazione urbana in atto nella città di Napoli e nella grande area metropolitana della Provincia. Ed allora sia sempre per un più ampio numero di architetti questa vetrina internazionale, materiale e/o virtuale, sia sempre crescente la voglia delle pubbliche amministrazioni di stimolare il confronto sulla qualità dell'architettura, sia sempre più forte da parte degli architetti il desiderio di ricerca e di aggiornamento professionale. L'Ordine degli Architetti Napoletani, che con audacia ha imboccato un percorso non privo di difficoltà, ha lanciato la sfida della internazionalizzazione della professione e dei propri iscritti ed è certo che, grazie a chi ha creduto e lo ha sostenuto nei molteplici eventi, potrà essere sempre all'altezza degli scenari dell'architettura oltre ogni confine.

alfonso gambardella
Preside della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli

Lo scenario dell'architettura italiana degli ultimi cinquant'anni ci appare estremamente frastagliato, ricco di voci, di personalità, di esperienze. Non è facile disegnare e descrivere questa complessa cartografia, abitata da movimenti, da tendenze, da linguaggi. E' possibile percorrere questo itinerario seguendo varie traiettorie. Tanti i significati racchiusi nell'attraversamento del paesaggio offerto dalla progettazione architettonica elaborata nel nostro paese a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Si tratta di intraprendere un viaggio senza conoscerne la meta. Compiere passaggi inaspettati, impreviste curve, percorsi rettilinei scanditi da architetture spesso conosciute, talvolta inedite. Smarrire il senso della direzione, perdere l'orientamento. L'obiettivo è quello di elaborare un nuovo repertorio nel quale convergano un corpus di documenti e un catalogo iconografico adeguato alla varietà del contesto nazionale. Tale ricognizione intende portare luce su episodi già ampiamente storicizzati e situazioni a lungo ritenute marginali, che andrebbero prese in considerazione con equilibrio e rigore scientifico. A tal fine è opportuno ripensare in maniera radicale la periodizzazione stessa della storia dell'architettura. Va individuato, pertanto, i sottile passaggio tra la contemporaneità, che ha oramai compiuto il proprio viaggio, e gli scenari della progettualità post-industriale, intendendo con "architettura d'oggi" un possibile contenitore storiografico. Saluto, quindi, molto positivamente l'iniziativa promossa dall'Ordine degli Architetti di Napoli e provincia di dare vita a una pubblicazione riassuntiva in grado di sistematizzare un ampio e inedito patrimonio di architetture eseguite da architetti napoletani, con la consapevolezza che si tratterà di una difficile impresa, aperta o rischi e a problemi, a partire dall'incertezza dei criteri di selezione aggettiva. Questa ricerca riveste un ruolo ancora più cruciale in una città come Napoli, divenuta terreno fertile di progettazioni e sperimentazioni architettoniche che hanno visto coinvolti alcuni tra i maggiori protagonisti dello star system dell'architettura internazionale.

benedetto gravagnuolo
Preside della Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Napoli Federico II

L'interesse di questa pregevole iniziativa dell'Ordine degli Architetti di Napoli sta nell'intreccio tra le due finalità del progetto editoriale: documentare, da un lato, e, dall'altro, promuovere l'architettura di qualità. Sarebbe stato già di per sé encomiabile classificare e analizzare le opere costruite dagli architetti napoletani negli ultimi trent'anni del Novecento. Certo, non sono mancate pubblicazioni su tale tematica. Anche le riviste hanno svolto un ruolo informativo di rilievo, pubblicando con tempestività riflessioni critiche sulle opere qui riedite. Tuttavia appare innegabile l'utilità di questo volume, che offre una ricognizione meticolosa sulle costruzioni di buon livello qualitativo degli architetti della "scuola napoletana". Com'è noto, il compito istituzionale della Facoltà è la formazione dell'architetto, predisponendo l'allievo anche alla comprensione delle attese della società, dei bisogni collettivi e delle evoluzioni dei sistemi produttivi e legislativi. Per questo l'iniziativa editoriale dell'Ordine degli Architetti può rappresentare una verifica, sia pure indiretta, della validità dell'insegnamento universitario. Anche se, si impone a tal proposito un'ulteriore considerazione sulle condizioni sociali in cui è chiamato ad operare l'architetto nell'Italia meridionale. Per brevità, sintetizzo i discorso in una formula: non può esistere una buona architettura senza una buona committenza. Alla carenza di grandi occasioni progettuali connesse alla committenza pubblica in Italia si aggiunge al Sud un deficit di investimenti privati tesi all'alta qualità del costruire. A maggior ragione sono degne di attenzione le costruzioni "sapienti" dei nostri architetti, perché realizzate in un contesto difficile. La documentazione delle architetture di qualità apre insomma uno spiraglio alla speranza progettuale e, al tempo stesso, sollecita implicitamente la committenza ad investire maggiori risorse per elevare al massimo livello possibile il costruire. L'architettura è un "bene" che appartiene culturalmente al patrimonio dell'intera collettività, anche quando resta di proprietà privata. L'Italia detiene l'assoluto primato internazionale nell'ambito dei beni culturali storici (circa il 40% del patrimonio mondiale), mentre rarissime sono le nuove architetture di pregio realizzate nella seconda metà del Novecento. Eppure, è proprio la grande tradizione storica dell'architettura italiana che dovrebbe indurci a capire l'importanza che la qualità del costruire gioca per l'economia di una nazione, prima ancora che per la vivibilità dell'ambiente in cui abita la società civile.

 
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB