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La continua sete di conoscenza, di confronti e dibattiti intellettuali legati al mestiere di architetto e al ruolo che l'architettura ha assunto nel panorama europeo, ha alimentato l'ideazione di questa iniziativa editoriale e culturale. Questa si propone quale primario obiettivo quello del mostrare, diffondere e comunicare, nel nostro panorama sociale, culturale, politico ed economico, architetture contemporanee, attraverso la selezione di circa sessanta opere, realizzate da architetti della "Scuola napoletana" negli ultimi trent'anni. Essa vuole essere anche l'occasione per stimolare il confronto ed il dibattito nella nostra città, nella fase di avvio del processo delle grandi trasformazioni urbane, legate alla recente approvazione della Variante Generale al P.R.G. Un progetto questo, che ha avuto inizio da una coraggiosa esperienza maturata nel 1999, quando l'Ordine di Napoli organizzò la mostra "Architetti Napoletani 1970-2000" al "Salone Internazionale di Architettura" tenutosi a Cuba, con la riedizione della stessa presso la città di Berlino nel settembre 2002, senza per questo dimenticare l'impegno profuso da un gruppo di colleghi napoletani, quando, nel 1995, la rivista "d'Architettura" dedicò un numero speciale alla "Scuola napoletana". 
La rarità di architettura contemporanea di qualità in Italia è sicuramente una delle cause principali della crisi delle nostre città. Un "sogno interrotto" della formidabile continuità con cui l'architettura italiana era riuscita, fino al secondo dopoguerra, a rappresentare la sintesi dei bisogni e delle emozioni umane. Una qualità perduta negli ultimi decenni, con i noti guasti e ferite inflitte al territorio nazionale, che è urgente recuperare con rinnovato entusiasmo, sapienza, intelligenza e competenze professionali di cui sono capaci gli architetti. 63 opere qui selezionate, che sottolineano come la categoria, in questi ultimi trent'anni, abbia dimostrato tutta la tenacia nell'operare in un ambiente legislativo ed amministrativo avverso e da cui era scomparsa la parola "architettura". Architetture che rappresentano solo la punta di un "iceberg professionale", che, in maniera silenziosa, ha cercato di dare risposta ai bisogni dei cittadini. La condizione italiana vive una grande confusione rispetto al panorama europeo, incapace di costruire il proprio futuro, prigioniera dello storico, ma asfittico, rapporto tra architettura e società. Bisogna per questo ricostruire il clima di fiducia tra committenza, politica, utenti e intellettuali, capace di rilanciare il ruolo dell'architettura nella società contemporanea e creare quelle condizioni di "sdoganamento" delle nuove intelligenze, atte a ridisegnare nuove dinamiche progettuali nel panorama internazionale della professione. Queste sono le ragioni per le quali gli architetti italiani, in particolare quelli napoletani, offrono tutto il loro sostegno al recente Disegno di Legge sulla "Qualità Architettonica", proposto dal ministro Urbani, di concerto con il Consiglio Nazionale degli Architetti, ed approvato nel luglio scorso dal Consiglio dei Ministri Un Disegno di Legge che prese avvio proprio nella nostra città, quando, nel luglio 2002, in occasione del convegno "La qualità urbana come risorsa sociale", il Ministro assunse l'impegno di avviare un'azione legislativa di promozione e valorizzazione delle opere di architettura nel nostro Paese. L'azione messa in campo dall'Ordine, tesa a diffondere e promuovere l'architettura contemporanea, si muove nella direzione dei principi contenuti in tale iniziativa legislativa. Il volume, nel voler rappresentare la più tangibile condivisione di tali principi, attraversa, senza limitazioni campanilistìche, le multiformi esperienze dell'architettura contemporanea della "scuola napoletana", ponendosi come "racconto", che, in maniera continuativa, vuole confrontarsi con le varie esperienze europee. Gli etimi delle sperimentazioni architettoniche sono riconoscibili all'interno di una controllata ricerca storico-temporale, condotta con rigore scientifico e cronologico, sottolineando una voluta rinuncia ad un eccessivo "soggettivismo" e ad una precaria pretesa di "eccezionaiità" delle opere. Un "filo rosso" che lega le diverse generazioni una all'altra, quasi in una immaginaria ed univoca rete di intelligenze, sottolineando così, come la cultura architettonica non possa essere definita da condizioni temporali, geografiche o generazionali, nè tanto meno da orientamenti linguistici. Architettura senza Frontiere, architetti senza appartenenza. Forse il volume "Architettinapoletani" avrebbe meritato un diverso titolo, "Napoletaniarchitetti". E un dovere di tutti adoperarsi affinchè l'architettura diventi un "diritto del cittadino"; e, nel riconoscere a questa un "valore sociale aggiunto", penso a come l'architettura può forgiare una comunità fino a trasformare dei perfetti sconosciuti in vicini di casa; a come può un buon progetto per un parco far sentire la gente più sicura; a come può una scuola funzionale e bellissima far sì che i bambini si sentano padroni e non prigionieri. Bisogna costruire, anche nel nostro Paese, una nuova cultura partecipativa ai temi delle trasformazioni del territorio. Quella "democrazia urbana", fondata sul ricorso ordinario alla procedura del "concorso di progettazione", capace di allineare il nostro Paese agli standards di qualità che caratterizzano le altre capitali d'Europa. Architetture intese come volano di sviluppo non solo sociale ma anche economico, con la immissione di risorse derivante dal turismo colto e contemporaneo, per non mostrare, nella sempre più pressante competizione tra siti e città, il biglietto di presentazione fatto di cartoline ormai sbiadite, accompagnate da un folklore che si tinge sempre di più di anacronismo. Sono queste le motivazioni che animano il "difficile" progetto degli architetti, ed è per questo che mi corre l'obbligo di ringraziare l'intero Consiglio e quanti sostengono e sosterranno, direttamente o indirettamente, tutti gli sforzi tesi alla sua realizzazione. |