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Un sogno: nel raccontarlo hai sempre paura che,nel tradursi in realtà, assuma profili e contenuti diversi e che, proprio perché realtà, non appartenga più a te, ma a tutti e a quanti, per questo, si sentono chiamati ad esprimere severi ma doverosi giudizi. Finalmente, dopo diversi anni, l’Ordine, con una visione più innovativa dell’intera strategia delle attività editoriali, affianca al suo mensile di informazione,una rivista bimestrale, strumenti questi che meglio interpretano il processo di rinnovamento politico ed organizzativo a cui il Consiglio sta dedicando da qualche biennio tutte le sue energie. 
Finalmente una rivista tesa a recuperare agli architetti napoletani una propria identità culturale ed un proprio ruolo sociale, in una dimensione europea; quella stessa dimensione che vede l’architettura al centro di tutte le questioni e che assegna ad essa quel giusto valore aggiunto, capace di creare sviluppo, non solo sociale e culturale,ma anche economico. Una rivista che mira al superamento degli stretti confini disciplinari, per proiettare la categoria in un composito sociale più articolato e complesso,ponendosi un duplice scopo: 1. Informare tutti gli iscritti dell’azione politica avviata dal Consiglio, tesa al rilancio della categoria, in un momento di grande scontro politico sul futuro sistema legislativo che attiene alla professione di architetto; 2. Costruire quel luogo del dibattito aperto, dove accogliere anche le diverse opinioni del mondo della politica, delle forze sociali, imprenditoriali e culturali, sui grandi temi dell’Architettura, del Territorio e dell’Ambiente. Per molti un progetto editoriale “ambizioso”, per noi solo un importante progetto politico in cui, da tempo, abbiamo creduto, per cui ci siamo battuti e continueremo a batterci. Quello stesso progetto che vede nell’architettura un valore sociale e allo stesso modo un diritto del cittadino, e di cui l’architetto, nell’esprimere la sua piena responsabilità sociale, è l’artefice. Mercato - Formazione - Occupazione Sono questi i temi lanciati dal V° Congresso Nazionale di Torino, che ha visto gli 80.000 architetti italiani sostenere con forza il diritto all’architettura e per esso il diritto all’ambiente. E’ stata questa l’occasione durante la quale il Presidente Sirica sottolineava, tra l’altro, come... “le grandi e medie metropoli italiane soffrono di un basso tasso di rinnovo urbano e scontano un grave ritardo rispetto all’Europa in termini infrastrutturali, di modernizzazione urbanistica, di recupero delle aree dismesse, di riqualificazione edilizia”. A questa denuncia faceva eco quella del Ministro Melandri, che nel suo intervento, sottolineava come... “promuovere l’architettura di qualità in Italia, oggi significa avviare il risarcimento di un debito accumulato negli anni e restituire a questa il ruolo che le spetta, come segno di civiltà contemporanea, come espressione piena del nostro Paese, come oggetto delle politiche culturali italiane”. Oggi esistono tutte le condizioni per riappropriarsi della discussione e del dibattito. Lentamente si ricomincia a riflettere su temi che,da cinquant’anni, si sono lasciati cadere nel dimenticatoio dell’immaginario collettivo, quali l’architettura,l’ambiente, la città, le persone, la politica,l’economia, il territorio. Possiamo finalmente registrare come anche la questione delle professioni sia diventata centrale nel dibattito politico nazionale, grazie all’attenta azione elaborata dal Consiglio Nazionale degli Architetti,unitamente a tutti gli Ordini Provinciali. Un’azione politica tesa ad esaltare le professioni non come luogo di privilegi, ma come sistema collaborante alla strutturazione del nuovo modello economico e sociale, caratterizzato sempre di più dal terziario avanzato, dove i servizi, sempre più controllati dai “knowledge workers”, cioè da portatori di idee e conoscenze, diventano sempre di più traduzione dei bisogni collettivi. Un’azione politica dove l’aspetto della tutela delle professioni si apre ad un sistema di competizione basato sulla qualità, capace di offrire opportunità a tutti, a cominciare dai giovani, e di non riservare tutto all’accaparramento di pochi. E’ questo il momento di domandarci se vogliamo essere attori di questo processo, oppure vogliamo continuare a vivere una condizione di subalternità permanente? Certo l’assenza di un serio confronto politico, nella nostra realtà territoriale, sicuramente non favorisce la strutturazione di un sistema legislativo e normativo, capace di recepire quei principi che stanno caratterizzando il dibattito politico nazionale,di creare quelle condizioni di sviluppo, atte a porre l’architettura e l’ambiente al centro delle politiche locali, e di consentire agli architetti di esprimere al meglio tutta la loro professionalità. Alla ripresa del dibattito politico sui grandi temi dell’architettura, del territorio e dell’ambiente, che sta di fatto generando un quadro legislativo nazionale più innovativo, si contrappone ancora una volta una posizione di arretratezza delle nostre amministrazioni. E’ ora che la nostra Regione riavvii il dibattito politico sulla nuova legge urbanistica, ormai soffocato da diversi anni, che assicuri regole, modalità e condizioni per la ripresa della pianificazione su tutto il territorio regionale, capace di porre al centro delle questioni la valorizzazione del nostro inestimabile patrimonio culturale e paesaggistico, e che affidi a questo quel ruolo strategico nei processi di sviluppo. Sviluppo sociale, economico e culturale, significa anche creare le condizioni procedurali, che nel rispetto di un quadro legislativo nazionale, favoriscano architettura di qualità e siano capaci di costruire, anche nelle nostre città, quella modernità urbana che caratterizza le altre capitali europee. Incuria delle istituzioni, arretratezza culturale nella gestione del potere, disinteresse dell’opinione pubblica, hanno spinto il Ministro Melandri, a predisporre una legge per salvaguardare l’architettura.... “e recuperare intere generazioni di architetti che, in questi decenni, non sono stati messi in grado di esprimere tutta la loro creatività”. Favorire la qualità dell’architettura, raggiungere quel livello medio di qualità, significa intraprendere la strada procedurale del confronto culturale già in uso negli altri Paesi dell’Unione Europea, significa promuovere i concorsi di architettura, dove il parametro di valutazione è riferito solo alla qualità della proposta progettuale. La stessa Legge Quadro sui Lavori Pubblici individua, nel concorso di progettazione, la procedura normale nell’affidamento dell’incarico. Superare l’arretratezza culturale nella gestione del potere significa porre le condizioni per creare un’architettura pubblica non più “anonima e burocratica”, ma riconoscere a questa quel “diritto d’autore” negato da oltre cinquant’anni. Architettura di qualità inoltre come valore aggiunto sociale ed economico, volano di sviluppo con la immissione di risorse derivante dal turismo colto e contemporaneo. L’industria del tempo libero e del turismo colto diventeranno i più importanti propulsori del mercato postindustriale. Bilbao è l’ultimo esempio, in termini di tempo, di come una architettura di qualità possa essere attrazione di risorse. Infatti, il Guggenheim Museum di Frank O. Gehry, realizzato a seguito del concorso internazionale, ha attratto nel territorio basco migliaia di turisti, rappresentando non solo un impulso di rinnovamento per l’intera regione basca in termini urbani e territoriali, ma principalmente una occasione di sviluppo anche in termini economici. Certo siamo tutti consapevoli che è tramontata l’era in cui i processi di trasformazione delle città e la produzione dell’architettura scaturivano da un rapporto fiduciario tra la committenza e l’architetto; ma allo stesso modo non possiamo permettere che il reclutamento professionale scaturisca da una valutazione quantitativa e non qualitativa. I Concorsi da soli non bastano a garantire la qualità dell’architettura se non accompagnati dalla cultura di un nuovo sistema formativo, e dalla capacità della committenza pubblica di interrogarsi sulle reali esigenze dei cittadini, ed offrire alle nuove generazioni di professionisti maggiori opportunità in termini di arricchimento culturale e professionale. Si auspica quindi, anche nella nostra realtà territoriale, il superamento di quel “provincialismo istituzionale” che vede nel ricorso alle “grandi firme” la panacea ai problemi della nostra città Non è un problema di “nomi” ma di procedure e di scelta culturale, elementi capaci di costruire quel livello di qualità dell’architettura che sta caratterizzando e caratterizzerà, per il futuro, le altre capitali europee. * Presidente dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia |