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considerazioni sul congresso UIA | Stampa |
Scritto da raffaele sirica   
lunedì 01 settembre 2008

Ogni architetto deve essere un profeta. se non sa guardare avanti almeno dieci anni, non chiamatelo architetto. Così Frank Loyd Wright.

Un congresso mondiale di architettura deve essere il luogo dove alzare lo sguardo, allargarsi allo scenario globale, fare i conti con il quadro complesso di cambiamenti epocali. Il primo di questi cambiamenti riguarda le dimensioni del mercato. La crescita del Prodotto Interno Lordo mondiale, con l'emergere delle “nuove economie. Il secondo cambiamento epocale ci pone di fronte ai temi emergenti dell'inquinamento, dell'innovazione tecnologica e del costo dell'energia. Il terzo cambiamento epocale riguarda i tempi difficili che ci aspettano: i tassi di crescita dell'economia mondiale rallentano, quelli delle economie avanzate ristagnano, e alcuni paesi più deboli cominciano a mostrare la sofferenza che deriva dalla ripresa dell'inflazione e dalla crescita eccezionale dei prezzi dei prodotti alimentari.

Lo squilibrio tra chi vince e chi perde segnerà i prossimi anni più di quanto non abbia fatto nel recente passato e segnerà le forme dell'abitare per molte persone. Anche in questo contesto l'architettura è chiamata ad innovare e a trovare soluzioni sociali, soprattutto “di qualità a basso costo”, per chi è in difficoltà, per chi non ce la fa. E' chiamata ad un impeto di innovazione che porta a sviluppare nuovi modelli di offerta basati sull'integrazione delle esperienze, delle conoscenze e delle risorse. L'architetto come coordinatore, regista, direttore d'orchestra, traduttore. Insomma, con la Democrazia Urbana per la qualità, si tratterà di orientarsi verso una “nuova frontiera eco-metropolitana”: l'architettura quale organismo “vivente” in simbiosi con l'Uomo e la Natura. Il congresso mondiale di Torino dovrà avere una ricaduta anche qui, nel nostro paese dopo secoli di gloria, e alcuni decenni di rallentamento.

La grande opportunità del confronto dei giorni congressuali, con i rappresentanti degli architetti del mondo, con i grandi maestri di architettura, con gli artisti, i critici, gli scrittori, i sociologi e gli intellettuali, provenienti da ogni angolo del pianeta, segnerà una svolta profonda anche nella bella avventura durata dieci anni, con il nuovo corso degli ordini italiani. Esattamente dieci anni fa, nel '98, nacque ad Assisi il Forum Europeo per le politiche architettoniche. L'anno successivo, nel '99, qui a Torino, fu acclamato un manifesto europeo che si trasformò, nel 2000, nella proposta di “Risoluzione per la Qualità Architettonica dell'Ambiente Urbano e Rurale”, poi approvata nel 2001 all'unanimità dal Consiglio dell'Unione Europea. In apertura del Congresso mondiale, il Ministro della Cultura italiano si è impegnato a rilanciare la legge nazionale per la qualità architettonica. Allora, oggi, approfittando della nuova forza che ci viene dal Congresso, dobbiamo lanciare alle Istituzioni del nostro paese una nuova parola d'ordine: “perché l'Italia torni al futuro, trasformiamo le nostre periferie in brani di ecocittà”

Attraverso la “Democrazia urbana per la qualità”, ovvero consultazioni nelle comunità e intreccio virtuoso tra architettura sostenibile e urbanistica, per trasformazioni condivise. Agire localmente, pensare globalmente. A conclusione del Congresso Mondiale, è stato approvato dall'UIA un Manifesto, che guarda al futuro, e che annuncia il possibile “superamento della crisi delle grandi aree urbane attraverso la eco-metropolis”. Questa volta si tratta del Manifesto della comunità mondiale degli architetti, che rappresenta un nuovo impegno etico fondamentale a beneficio di tutti i cittadini del pianeta.

 
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