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editoriale aprile 08 | Stampa |
Scritto da Paolo Pisciotta   
giovedì 10 aprile 2008

Finalmente, dopo circa novant’anni da quando Benedetto Croce, ministro della Pubblica Istruzione dell’ultimo Governo Giolitti, presentò la prima legge sul paesaggio, e più recisamente dal 25 settembre 1920, che oggi, con il Nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, si può parlare dell’inizio di una rifondazione ecologica del Paese Italia. Un’armatura legislativa che può essere considerata la “prima pietra” di una nuova stagione più ordinata e civile del nostro Paese. Al di là degli aspetti culturali, il nuovo Codice punta anche a difendere e rilanciare un’economia fondata sul turismo, con tutti i benefi ci che ne derivano in termini di occupazione, non solo del settore, ma anche dell’intero indotto.

Finalmente un Sistema Italia che, in linea con gli altri Paese dell’Unione, affi da anche ai Beni Culturali il rilancio della propria economia, in una cornice generale legislativa e normativa fatta di tutela e al tempo stesso di sviluppo, dove l’architettura e l’architettura del paesaggio, intese come valori civili e diritto dei cittadini, sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale.

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A questo diffi cile compito non possono sfuggire le Facoltà di Architettura e gli Ordini Professionali, che, con le loro azioni formative e promozionali, devono contribuire a sottrarre il nostro sistema professionale da quella emarginazione della cultura progettuale del paesaggio dal contesto internazionale che ha caratterizzato il nostro Paese. Un contesto che, al contrario del nostro, è intriso di spirito innovativo e di sperimentazioni audaci, imprimendo in noi tutti la consapevolezza che ogni atteggiamento di chiusura, più o meno esplicito nei confronti di iniziative trasformative del paesaggio, non può che risultare dannoso. È questo lo spirito con cui il nostro Ordine, da tempo, ha affrontato la questione “paesaggio”, intesa come sintesi culturale della costruzione dell’ambiente. Già a settembre 2000, con grande anticipo sulla Riforma dei cicli universitari e della diversa articolazione degli Albi professionali, in applicazione dei contenuti del D.P.R. n°328/01, l’Ordine pubblicava il numero 3 della rivista, dedicandolo interamente al tema del paesaggio, raccogliendo signifi cativi contributi di Franco Purini, Vittoria Calzolari, Sonia Bruno, Lucio Morrica, Fulvia Fazio, Fabrizia Ippolito, Mario Fazio e Sandro Raffone, grazie al magistrale lavoro di Giuseppe Albanese, Luca Lanini e Francesco Scardaccione che ne curarono la edizione. Con lo stesso entusiasmo, ma con maggiore consapevolezza sulla necessità di stimolare alcune considerazioni su formazione e professione dell’architetto paesaggista, a marzo 2002 l’Ordine pubblica il secondo numero tematico dedicato al paesaggio, vedi n°6 della rivista.

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È stato questo l’inizio di un approfondimento sulla necessità di recuperare e rifondare quel rapporto dialettico tra didattica e professione. Questo numero tematico, nel raccogliere contributi di architetti paesaggisti quali, Gorge Hargreaves, Gabriel G. Kiefer, Massimiliano Fuxas, per citarne solo alcuni, grazie al sapiente lavoro dei colleghi Francesco Frascino e Enzo Capone che ne hanno curato l’edizione, vuole anche porsi come indagine sul territorio delle Scuole e dei Corsi di formazione dedicati all’architettura del paesaggio. Nel 2007, in linea con i contenuti della seconda Convenzione Europea sul Paesaggio, sottoscritta a Firenze nel 2000 e diventata legge nazionale nel 2006, l’Ordine si fa carico di riprendere con maggiore vigore le proprie azioni consiliari rivolte al tema del paesaggio. Infatti, grazie anche all’invito rivolto dalla collega Giulia de Angelis responsabile della sezione Magna Grecia dell’AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio), l’Ordine organizza, con il coordinamento del Vicepresidente Pio Crispino e della stessa collega dell’AIAPP, il primo ciclo di conferenze “I Martedì Verdi dell’Architettura”.

È stata questa l’occasione per mettere a confronto esperienze internazionali e nazionali capaci di offrire ai partecipanti i diversi approcci al tema del paesaggio sia dal punto di vista progettuale che normativo. Gli ospiti, a cui va tutto il nostro ringraziamento, da Jordi Bellmunt a Stefan Tischer; da Franco Zagari a Bet Figueras, nell’illustrare i loro progetti, hanno saputo stimolare l’attenzione dell’eccezionale e nutrita cornice dei partecipanti. Visto il successo, sia nei contenuti che nella partecipazione, l’Ordine ha sentito il dovere di replicare l’iniziativa con la seconda annualità 2008 dedicata a “I Martedì Verdi dell’Architettura”, sostenendola con la pubblicazione del n°10 della rivista, terzo numero tematico dedicato al paesaggio. Infatti, tale numero speciale, nel raccogliere i contributi del primo ciclo di conferenze sul tema, e nell’offrire a tutti i colleghi testimonianza storica documentale di un lavoro, vuole ancora una volta sottolineare l’impegno del Consiglio ai temi della tutela attiva del paesaggio attraverso il progetto dell’ambiente, in antitesi alla logica degli abusi edilizi, scempi e saccheggi a cui il nostro Paese è stato sottoposto deturpandone la sua fisionomia. Già Croce nella relazione di presentazione della prima legge sul paesaggio, 1920, sottolineava come questa… “intendeva porre un argine alle ingiustifi cate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo”.

Nel sessantesimo anniversario della Costituzione tutti noi siamo richiamati alla difesa dei valori costituzionali, in particolare al rispetto dell’art. 9 in cui si sancisce, al primo comma, che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifi ca e tecnica”, ed al secondo comma, “tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione”. In questo rinnovato spirito ai temi del paesaggio, non può che registrarsi come la nostra Facoltà di Architettura rivolge poca attenzione a modelli formativi e professionali in linea con tale tendenza nazionale ed europea. L’attuazione del D.M. 270/04 sarebbe stata, e potrebbe ancora essere, l’occasione per individuare una “idea progetto” intorno alla quale ridisegnare una nuova piattaforma formativa in grado di dare risposte alle istanze del “sapere” dei giovani ed alle nuove esigenze del mercato professionale quale l’architetto paesaggista. Questo presuppone il superamento di quel modello formativo fatto solo di pesi e contrappesi indirizzati alla individuazione di possibili crediti formativi, e porre al centro dell’offerta formativa anche il tema della qualità dell’ambiente fatta anche di architettura del paesaggio. L’Ordine continuerà nella sua battaglia di civiltà ad attivare tutte quelle azioni tese a stimolare il dibattito sulle nuove frontiere internazionali dell’architettura del paesaggio e, nel contempo, offrire agli iscritti tutte quelle occasioni capaci di migliorane la conoscenza ed innalzarne le capacità competitive in un mercato professionale fatto di innovazione, competitività, qualità dell’architettura, qualità dell’ambiente, qualità della vita.

 
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