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In occasione della presentazione della proposta della nuova Legge Urbanistica Regionale, nell’ambito del Convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti di Salerno, all’assessore Di Lello abbiamo segnalato la necessità di sviluppare ed ampliare alcune questioni esposte nella sua proposta. La prima questione, che dovrà essere finalmente sciolta, che è questione nazionale, è quella del rapporto tra la cultura del piano e la cultura del progetto. Nel nostro paese, in particolare, può avere risvolti strategici, poiché l’auspicata operazione di riqualificazione urbana ed ambientale riguardante i centri storici, le grandi aree dismesse, e le periferie degradate, è importante, anche in relazione all’occupazione, almeno quanto la realizzazione delle pur necessarie grandi infrastrutture. 
1. THE PROJECT TO PROTECT In Europa vige lo slogan: The project to protect, Il progetto per tutelare. Ed è proprio questa una delle principali questioni che segna la nostra distanza dall’Europa negli ultimi cinquant’anni, e che spiega l’attuale degrado delle nostre periferie. Oriol Bohigas, grande artefice dall’82 all’86 della rinascita di Barcellona, oggi impegnato nel programmare le trasformazioni della città di Salerno, continua a ripetere: “ogni scuola, ogni centro culturale, ogni biblioteca, ogni attrezzatura sportiva costruita, ha modificato più radicalmente il quartiere di qualsiasi piano regolatore o piano particolareggiato.” E François Barré, presentando insieme a noi, nel luglio duemila a Parigi, la Risoluzione, poi approvata all’unanimità, quest’anno, dal Consiglio dell’Unione Europea, “Sulla qualità architettonica dell’ambiente urbano e rurale”, gli ha fatto eco affermando: “E’ ora di smetterla… si parla, talvolta, d’ambiente, di zona edificata, di patrimonio, di sviluppo duraturo, di sistemazione, di città, di spazio comunitario, di settore della costruzione, di efficacia energetica, ma non si parla mai abbastanza di architettura.” La Risoluzione approvata, proposta a Parigi, nata in Italia grazie alle iniziative del CNA (Assisi, Torino), potrebbe determinare effetti importanti sul futuro della qualità della vita dei cittadini europei. 2. LA CONFERENZA NAZIONALE DEL TERRITORIO DI GENOVA In occasione della Conferenza Nazionale del Territorio indetta dal Ministero dei LL.PP. a Genova, il 9 febbraio di quest’anno, nel confronto conclusivo con i vertici di Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura, Ance, Touring Club, ed in piena sintonia con essi, in rappresentanza delle Professioni, abbiamo sostenuto che è necessario innanzitutto semplificare il groviglio normativo che ancora frena e arresta il nostro Paese. • piu’ forme e meno norme • piu’cose e meno cause anzi piu’ belle cose e meno brutte cause (nei tribunali, naturalmente), gli slogan che abbiamo lanciato nel dibattito.È su questo terreno che gli Ordini sono impegnati in Italia ed Europa, con azioni incisive, e con proposte di soluzione immediate e di scenario. A Genova, a tutte le parti sociali organizzate, abbiamo proposto un’alleanza strategica per avviare lo straordinario processo che dovrà determinare benessere diffuso nel paese. Si trattava di soggetti tutti organizzati anche perifericamente grazie alla loro diffusione territoriale. Potranno pertanto essere moltiplicati i tavoli comuni, necessari per sostenere le Istituzioni in questa grande ed entusiasmante operazione. La parola magica, comune a tutti, però, e lo abbiamo detto con forza, dovrà essere “ARCHITETTURA”. 
3. LA SEMPLIFICAZIONE DELLE PROCEDURE Innanzitutto qualità del progetto e competenza dei progettisti, con la piena applicazione anche nel nostro paese della direttiva 384-85. Poi perequazione, per risolvere questioni tecniche complesse, e copianificazione per le necessarie armonie istituzionali. Ma il processo dovrà essere semplice: - accordi di programma per semplificare e velocizzare tutte le procedure: - programmazione delle costruzioni pubbliche per assicurare le compatibilità economiche, ambientali, territoriali e sociali, e colmare un vuoto fondamentale nell’urbanistica italiana. 4. LA PROGRAMMAZIONE DEI CONCORSI La programmazione delle opere pubbliche ed i concorsi dovranno rappresentare un nuovo e delicato compito sia per gli enti locali che per i professionisti: una vera rivoluzione culturale nel nostro paese che consenta di trasformare la semplice costruzione di un’opera pubblica in un processo trasparente di coinvolgimento e partecipazione democratica dei cittadini alla sua realizzazione. Fin dalla sua creazione, nel 1978, in Francia, la MIQCP (Mission Interministérielle pour la Qualité des Costructions Pubbliques) si è resa immediatamente conto che la qualità architettonica ha come passaggio obbligato la Programmazione del Concorso. La esigenza del Programma vale più per le Iistituzioni locali, che per gli stessi Ministeri. La Francia ha reso sistematica la procedura “programmazione / concorso” nel settore delle costruzioni pubbliche. Ormai programmatore e progettista sono due entità giuridiche separate. Stanno nascendo uffici specializzati nel settore della programmazione il cui insegnamento fa parte di corsi universitari. Si tratta di una procedura solidamente collaudata, base del rinnovo dell’architettura contemporanea in Francia negli ultimi venti anni. Ma c’è un’altra opportunità di grande rilevanza che va sviluppata. L’art.15 del Regolamento della legge sui LL.PP. prevede che il responsabile del procedimento curi la redazione di un Documento Preliminare all’avvio della progettazione, con allegato ogni atto necessario alla redazione del progetto e che il costo di tale operazione può gravare sul fondo di cui all’art.18 della legge quadro. Dunque è possibile coprire la spesa della programmazione dei concorsi, anche attraverso la realizzazione del Documento Preliminare, che rappresenta proprio l’anello mancante della nostra programmazione urbanistica. Ciò è indispensabile per realizzare un’opera pubblica di qualità. La novità può consistere, dunque, nel forte incentivo per i professionisti dipendenti di essere impegnati nella programmazione dei concorsi. Essi, pertanto, non entrerebbero in conflitto con i liberi professionisti, impegnati, viceversa, nella fase della progettazione. Si configurerebbe, allora, un’alleanza naturale, sulla procedura programmazione-concorso, tra dipendenti e liberi professionisti. 5. IL RAPPORTO CENSIS SULLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO Ma la precondizione necessaria per ogni operazione urbanistica è la conoscenza di tutto il patrimonio edilizio. Per questo, a seguito della ricerca effettuata dal Censis, per conto del CNA, “Professione Architetto: il rilancio della progettualità”, nel manifesto degli architetti italiani approvato nell ’99 al Congresso di Torino, fu proposta anche una legge “per la sicurezza e trasparenza degli edifici”. Insomma, dal rapporto Censis si evinceva che le grandi e medie metropoli italiane soffrono di un basso tasso di rinnovo urbano e scontano un grave ritardo rispetto all’Europa in termini infrastrutturali, di modernizzazione urbanistica, di recupero delle aree industriali dismesse, di riqualificazione edilizia. Si tratterà, dunque, secondo il Censis, di riprogettare l’edificato, gestendo il passaggio da un mercato di tipo speculativo a un mercato di riqualificazione; di sviluppare i prodotti emergenti, soprattutto nell’area del tempo libero; di gestire il terziario immobiliare, poiché tali patrimoni richiedono di essere gestiti al pari degli investimenti finanziari; di coordinare la filiera del processo edilizio. L’architetto, quindi, deve anche saper coordinare l’apporto di esperti, dall’urbanista all’esperto legale, dall’ingegnere all’analista finanziario. Si tratterà, inoltre, di interpretare i ruoli delle nuove figure emergenti nel settore immobiliare: valutatori, analisti del mercato, gestori di patrimoni, eccetera. 6. IL FASCICOLO DEL FABBRICATO E L’ARCHITECTE DE LA COMPROPRIETÉ Il Fascicolo del Fabbricato, l’architetto di condominio (come l’architecte de la comproprieté in Francia), rappresentano allora gli obbiettivi strategici che dovremo centrare in questa nuova fase. Ciò comporterà: - Occupazione, per centinaia di migliaia di professionisti e operatori dell’edilizia. - Vantaggi per tutti i proprietari di case (piccoli medi e grandi), con la valorizzazione del nostro patrimonio edilizio nel mercato immobiliare nazionale ed internazionale anche attraverso una moderna informatizzazione dei dati. - Garanzia di sicurezza per gli abitanti, proprietari ed inquilini, per scongiurare i sempre più frequenti crolli di fabbricati. - Vantaggi per le istituzioni che potranno finalmente monitorare il nostro patrimonio edilizio. 7. LA DEMOCRAZIA URBANA Si tratta, dunque, con la nuova alleanza costruita in sede europea, attraverso Assisi, Torino, Parigi, Roma, Stoccolma, di realizzare, tutti gli architetti insieme, sostenendo gli Ordini, una nuova fase nel nostro paese. La nuova parola d’ordine sarà democrazia urbana. Nel suo intervento conclusivo del Forum di Parigi, a luglio, il Ministro Catherine Tasca affermò: “Si tratta di una lotta comune da portare avanti nelle città europee per una democrazia urbana e per il diritto fondamentale del cittadino europeo ad un ambiente di qualità duraturo…le nostre società e i loro responsabili devono, per l’architettura, associare poteri decisionali, professionisti, utilizzatori e cittadini….Occorre difendere le diversità nella creazione culturale contemporanea, e occorre favorire e sostenere la missione degli architetti.” |