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Sala Dorica, Palazzo Reale: sino al 12 novembre sarà possibile visitare la mostra “Ludwig Mies van der Rohe - Lafayette Park, Detroit”. E’ questo un evento importante per la nostra città e per il nostro contesto intellettuale; un evento voluto con forza, pazienza e direi quasi lungimiranza, dalla facoltà di Architettura della “Federico II” e dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Napoli e Provincia, grazie al contributo di Vincenzo Corvino e di Sergio Stenti. Scrivo di lungimiranza non a caso, perché l’inaugurazione dell’esibizione è stata preceduta da una tavola rotonda, in cui ciascuno dei relatori ha ripercorso le straordinarie tappe che portarono alla realizzazione, tra 1955 e 1960, del Lafayette Park di Detroit; un’opera modernissima, che costituì un esempio mirabile di architettura eco-sostenibile, schierata dalla parte del sociale. Così, stare insieme intorno al tavolo di un convegno e parlare di riqualificazione urbana, progettazione e forme dell’insediamento, non ha significato soltanto studiare il passato, ma anche aprire gli occhi sul nostro presente, ritrovando importanti istanze di lavoro che ci possono guidare anche nell’era postmoderna.
Ludwig Hilbersermeier e Ludwig Mies van der Rohe rappresentarono, cinquanta anni fa, due archistar ante litteram: a loro spettava il ruolo di incidere in un contesto urbano delicatissimo, cercando di fondare i presupposti di un’Architettura di qualità, che non fosse soltanto espressione soggettivistica, ma soprattutto segno concreto di una missione dalla parte della società civile. I due Ludwig realizzarono, così, un’edilizia mista, rispondente alle esigenze dei gruppi sociali meno facoltosi; ancora, i due Ludwig concepirono il quartiere popolare come creatore di paesaggio naturale, alternanza armonica di edifici alti e case basse per differenti nuclei abitativi, famiglie e giovani. Ripensare oggi a questa straordinaria soluzione urbanistica, studiare, in via pressoché inedita, elaborati progettuali e plastici, è una buona occasione per rilanciare il confronto fra le forze politiche, le parti sociali, i rappresentanti delle istituzioni: terreno di confronto deve essere il tema della residenza e dell’housing sociale; più in generale, è necessario discutere i merito alla riqualificazione urbana, che costituisce un fil rouge nei dibattiti sulla vivibilità locale e nazionale. Il passato, dunque, non è una terra straniera: come allora, le nostre città necessitano di superare una fase di crisi e di stallo, in cui la qualità architettonica rischia di essere compromessa sull’altare del consumo. Per questo, ritrovarsi dinanzi ai progetti del Lafayette Park ha indotto, quasi naturalmente, a parlare ad un ordine duplice di interlocutori: ai nostri studenti, perché apprendano che l’Architettura del presente e del futuro non può essere pensata senza un rimando produttivo al passato; ai nostri professionisti, perché si cimentino in soluzioni progettuali in grado di “vestire” le esigenze della comunità e del territorio di pertinenza. E’ con questa prospettiva che l’Ordine degli Architetti di Napoli e la Facoltà di Architettura hanno avviato una fase sinergica capace di cercare le giuste soluzioni formative, sia negli ultimi anni del corso di studi che nell’immediato periodo post-laurea, per spingere i professionisti ad affrontare nel modo migliore le sfide del mercato nazionale ed europeo. La mostra su Ludwig Mies van der Rohe resterà aperta per altre due settimane: eppure quello che ci interessa non è soltanto un riscontro numerico, relativo ai visitatori che ammireranno i geniali progetti del Lafayette Park. Quello che ci interessa è, soprattutto, mantenere acceso il dibattito anche quando i riflettori saranno spenti, protendendo la discussione, idealmente, verso nuove esposizioni e tavole rotonde, verso nuovi piani operativi capaci di costruire le città visibili in cui vorremmo vivere.
Gennaro Polichetti Presidente Ordine APPC Napoli e Provincia |