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L'architettura va in metrò - editoriale | Stampa |
Scritto da Paolo Pisciotta   
martedì 01 maggio 2007

metropolitana - stazione vanvitelli

Un numero magico, “75”, lega, quasi come un fi lo rosso, la campagna di sensibilizzazione ai temi dell’architettura ed in particolare alla promozione delle capacità professionali dei giovani architetti napoletani, su cui l’Ordine ha investito gran parte delle sue energie in questi ultimi dieci anni. 75 erano i progetti in mostra nel 2004 derivanti dalla iniziativa “1° Premio di Architettura per giovani architetti ed ingegneri”; 75 sono i progetti della mostra “L’architettura va in metrò – giovani architetti napoletani in rassegna”. 

 

Una rassegna che raccoglie i progetti di giovani professionisti napoletani, nati dopo il ’68, selezionati da concorsi vinti, premiati o menzionati su scala nazionale, europea ed internazionale negli anni 2004, 2005 e 2006, e, con il catalogo collegato, mira a valorizzare le energie intellettuali e professionali dei nostri giovani. Una mostra di giovani progettisti che impone, da un lato, l’adozione di uno strumento di comunicazione innovativo e moderno quale l’esposizione multimediale, dall’altro, l’individuazione di una location, l’interno della stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli, capace di rappresentare la “mobilità” e lo “scambio” delle intelligenze su scala internazionale. Un modo nuovo di comunicare, in grado di sottrarre il dibattito sulla qualità dell’architettura ai soliti centri espositivi, consegnandolo ad un spazio urbano che rappresenta il luogo dello scambio e dell’attività cittadina.

 La stazione, progettata da un maestro napoletano dell’architettura, Michele Capobianco, eccellente esempio di “architettura”, ha tutte le caratteristiche della giusta cornice all’evento. Questa iniziativa si propone il duplice obiettivo di promuovere, da un lato, le migliore idee dei nostri giovani progettisti napoletani, dall’altro di sottolineare ancora una volta come il concorso di architettura sia unica via per proporre soluzioni ragionate alla continue e mutevoli esigenze delle nostre città, coinvolgendo con ciò anche i più giovani, tradizionalmente esclusi dalle opportunità di lavoro. Età media sotto i 35 anni, una considerevole dote fatta di 75 progetti vincenti per 105 giovani architetti, che vuole anche denunciare come, in assenza di concrete opportunità di confronto/lavoro nella nostra realtà territoriale, si è costretti ad “emigrare” per far valere le proprie competenze, come dimostra la “mappa” dei luoghi in cui i progetti in mostra si sono affermati: dall’Albania alla Francia; dalla Russia alla Cina. Ecco che allora il concorso di architettura si offre come mezzo, attraverso il quale le Amministrazioni Pubbliche, ma anche i grandi gruppi privati, possono utilizzare appieno lo straordinario potenziale fatto di competenze e conoscenze di cui sono capaci gli architetti, ed in questo caso in particolare, i nostri giovani napoletani. Una società civile e democratica ha il dovere morale di formare e promuovere le giovani generazioni professionali attraverso un’azione di “long life learning” che miri ad educare a competere con procedure leali e trasparenti, capaci di creare anche quelle condizioni di “sdoganamento” delle nuove generazioni professionali in grado di ridisegnare nuovi scenari nei processi di trasformazione del territorio. Solo una comune condivisione di tale progetto politico/culturale, in linea con le azioni avviate da tempo dal nostro Consiglio Nazionale guidato dal Presidente Raffaele Sirica, potrà determinare quelle condizioni di “concorrenza virtuosa” capace di proiettare la nostra realtà territoriale in quella giusta e meritevole dimensione europea, dove il concorso di architettura è procedura ordinaria che vede nella qualità della proposta lo strumento di selezione professionale, in contrapposizione al “fondamentalismo monetarista”, vedi Legge Bersani, che sta impregnando il nostro sistema legislativo.

Dunque, come affermato da un noto economista internazionale, “C’è una concorrenza virtuosa fondata sul miglioramento della qualità, sull’innalzamento dei livelli di prestazione, sul migliore servizio reso all’utente; e c’è una concorrenza dannosa fondata sulla compressione dei costi ad ogni costo, sulla negazione dei diritti del lavoratore e sull’imbroglio verso l’utente”. Ciò impone una nuova visione della “concorrenza” attraverso l’individuazione di procedure che favorisca no maggiore qualità alle opere pubbliche e private, innanzitutto più qualità nel processo di progettazione, come dimostrano i 75 progetti in mostra.Una diffusa concorrenza “virtuosa” tra “progetti” e non tra “costi”, come avviene per i concorsi di architettura. Dunque, investire risorse per una migliore qualità del progetto signifi ca migliore qualità delle architetture, certezza dei tempi e, soprattutto, contenimento dei costi di realizzazione, il tutto nell’interesse generale dei cittadini. Avviare anche qui quel processo di “Democrazia Urbana”, come normalmente avviene in tutti i Paesi dell’Unione Europea, signifi ca porre il cittadino al centro dello scenario delle future trasformazioni urbane. Siamo consapevoli delle diffi coltà legislative, amministrative e culturali che accompagnano tale progetto, ma nulla è impossibile, e per questo sento il dovere di ringraziare quanti hanno creduto e continuano a credere nel raggiungimento di tale obiettivo, in particolare Comune di Napoli e Metronapoli che, con grande entusiasmo, hanno accompagnato questa diffi cile ma non impossibile avventura.

 
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