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Carissimi, non avrei mai voluto dover scrivere questa lettera, per di più nelle circostanze che voi tutti conoscete, se tutto fosse dipeso dalla mia volontà. Venticinque anni dedicati alla vita ordinistica non sono pochi; sono un segmento importante della “tua” vita da cui risulta difficile distaccartene senza sentire dentro un vuoto che ti prende. Distaccarti, non solo da quelle piccole cose, da quelli oggetti collocati lì in quegli spazi, dai quei gesti quotidiani, ma soprattutto dalle persone che hanno segnato un percorso importante della tua vita, non è facile per nessuno. Un percorso per quanto difficile ma ricco di emozioni, dove hai avuto modo di incontrare persone, principalmente colleghi, che, con la loro presenza con il loro contributo, ti hanno aiutato a crescere e con cui hai condiviso battaglie, spesso impossibili, e qualche volta, proprio per questo, hai potuto assaporare la gioia di una vittoria.
Ricordo come se fosse ieri, quando nel marzo del 1984 entrai a far parte del Consiglio. Uscivo da un’esperienza biennale maturata nella commissione pareri, dove sentivo forte l’accompagnamento di Luciano Palmesano, che, anche dopo essere stato eletto consigliere, non rinunciò a quella meravigliosa mission che si era data. Erano quelli gli anni del dualismo Zoleo/Perrone, dove il primo rivestiva la carica di Presidente ed il secondo quella di Segretario. Anni in cui l’Ordine timidamente cercava di affrancarsi dalla Politica partitica, cercando con grande difficoltà di rivendicare un proprio ruolo autonomo, nel panorama istituzionale cittadino. Poi irruppe sulla scena della politica ordinistica Raffaele Sirica, con quella sua ostinata voglia di rendere centrale il mondo delle professioni nei processi decisionali, in un periodo di grande debolezza del quadro politico/istituzionale. Il 1990 fu l’anno in cui si diede avvio ad una nuova visione della politica dell’Ordine, e coincise con la mia prima nomina a Segretario. Fu questa un’esperienza bellissima con Gaetano Borrelli Presidente, Raffaele Sirica Vicepresidente e Onorato Visone Tesoriere. Erano gli anni in cui si sentiva la necessità di rompere i “muri del convento” e indirizzare le battaglie ordinistiche non solo a difesa della professione, ma soprattutto a difesa degli interessi generali della collettività nei processi di trasformazione urbana. Ma erano anche anni difficili per la categoria e per l’intero Consiglio dell’Ordine, sulle cui azioni gravava la responsabilità di rappresentare una categoria e nello stesso modo si sentiva il dovere di difenderla da attacchi esterni che miravano ad espellerla dal mercato della professione. Proprio l’idea di mercato mirante a soggiogare la professione al mero valore monetaristico, rendeva Raffaele inquieto, ma nello stesso momento combattivo, forte della sua responsabilità di Presidente. Furono queste le condizioni che, con grande intelligenza politica, spinsero Raffaele a spostare gli obiettivi delle battaglie da un mero piano corporativistico a quello della qualità dell’architettura. Erano quelli gli anni, e più precisamente in occasione della Preconferenza Mondiale dell’ONU – Habitat 2 che si tenne a Napoli nel marzo del 1996, in cui Raffaele riuscì ad imporre all’intero sistema ordinistico italiano ed internazionale questa nuova visone di politica professionale. Come spesso accade nella vita le occasioni ti portano a rinunciare ad un patrimonio che pensavi fosse tuo, per metterlo a disposizione di tutti, nell’interesse generale. Questo accadde anche al nostro Ordine, quando Raffaele fu chiamato ad assumere la Presidenza del Consiglio Nazionale e con lui si avviava la stagione del recupero del valore professionale nei processi di decisione, senza rinunciare alla centralità dell’architettura. Non è stato facile raccoglierne l’eredità, fatta di valori morali, correttezza e lealtà, quando nel luglio del 1997 fui chiamato a sostituirlo alla Presidenza dell’Ordine di Napoli. Solo il lavoro e la compattezza dell’intera “squadra” che lui aveva disegnato intorno alla mia Presidenza, mi hanno aiutato a sostenerne la pesante eredità. Questi sono i motivi per i quali sento il dovere di sottolineare in questa lettera la sua sempre e costante presenza. Certo, per quanto difficile, quella eredità, accompagnata dalla voglia di difendere quel bene comune che era la sua presidenza al Consiglio Nazionale, ha fatto si che l’intera “squadra” crescesse in questi dodici anni. Dodici anni costellati di battaglie, di iniziative che hanno spinto il nostro Ordine ad assumere un ruolo centrale nel panorama nazionale ed internazionale della politica professionale e culturale, grazie anche all’intenso rapporto tessuto con il Consiglio Nazionale difeso ed alimentato dal nostro Raffele Sirica. Come non ricordare il battesimo di fuoco, quando, nel 1998, insieme alla Facoltà di Architettura, assumemmo l’impegno di tenere nella nostra città un seminario europeo sul tema: "L’architetto in Europa tra formazione e professione”. Tre giorni di confronto serrato con i più grandi esponenti della cultura architettonica europea e mondiale. Nel solco già tracciato della internazionalizzazione del nostro Ordine, nel 1999 e nel 2000 tenemmo le due conferenze/mostra di Klaus Kada. Oltre al successo di pubblico, questa fu l’occasione per rilanciare l’Ordine nel panorama istituzionale della città in un momento in cui si affrontavano i temi delle trasformazioni urbane, in particolare il Piano Urbanistico di Bagnoli. Nello stesso periodo non rinunciammo ad assumerci la responsabilità di indicare la nuova strada della promozione della nostra professione anche fuori dai confini nazionali, con l’organizzazione della mostra “Architettinapoletani” alla Biennale di architettura di Cuba e successivamente, nel 2002, a Berlino in occasione del Congresso Mondiale UIA. Fu proprio a Berlino che il progetto si arricchì di una nuova idea, quella di mostrare anche nella nostra città le capacità professionali di cui era forte la categoria degli architetti. Questa idea nel 2004 ebbe attuazione con la mostra a Palazzo Reale del trentennio professionale “Architettinapoletani 1970/2000” con allegato catalogo edito dalla Motta Editore, che divenne supplemento al numero monografico n°72 della rivista AREA dedicato a Londra, che in 30.000 copie fu veicolato su tutto il territorio nazionale ed europeo. Un’altra pietra miliare del grande progetto di internazionalizzazione dell’immagine dell’Ordine fu la conferenza di Richard Meier nel maggio 2001, in uno stracolmo Teatro Mediterraneo alla Mostra d’Oltremare, un evento questo carico di emozioni ma anche di grandi speranze. Il nostro Ordine, in questi dodici anni, non mai rinunciato a dare il proprio sostegno all’azione politico/legislativa avviata dal Consiglio Nazionale. In quest’ottica, proprio nel maggio 2002, ospitammo, nel Complesso Monumentale di S. Lorenzo, l’allora Ministro dei Beni Culturali On.le Urbani, unitamente al Presidente Bassolino, per rilanciare il Disegno di Legge sulla “Qualità architettonica”. Sempre nel 2002 e più precisamente nel mese di dicembre, nello stesso Complesso Monumentale di S.Lorenzo, tenemmo un convegno sul tema “Il Fascicolo del Fabbricato”, nel solco della condivisione delle politiche avviate dal Consiglio Nazionale. Fu questa l’occasione per stimolare il nostro Governo Regionale ad assumere azioni legislative su scala regionale, proponendoci già allora antesignani di un bisogno di sicurezza che oggi sembra avere assunto centralità nel disegno di legge regionale sul “Piano casa”. Un’azione di promozione, non solo dell’architettura con gli eventi poc’anzi accennati, ma soprattutto delle nostre capacità professionali. Strategia di politica professionale che si è consolidata con la pubblicazione della pregevole rivista “architettinapoletani” che, nell’arco dei suoi nove anni di vita, è diventata l’organo politico/culturale del nostro Ordine. Una rivista che nel maggio 2000 fu presentata alla stampa cittadina nella saletta di un albergo del lungomare alla presenza dell’allora Presidente dei giornalisti Ermanno Corsi. Uno strumento editoriale a sostegno delle iniziative dell’Ordine, come testimoniano i tre numeri speciali dedicati al tema dell’architettura del paesaggio, che si propongono come raccolta dei contributi dell’iniziativa dei ”I Martedì verdi dell’architettura”, che si sono tenuti negli anni 2007, 2008 e 2009. Non solo azioni tese a promuovere il valore dell’architettura, ma anche a sostegno ai giovani iscritti. Basti pensare che sulla base del modello dei P.I.P., attivato dalla Regione Campania nel 2000 tesi a favorire l’accesso alla professione dei giovani presso studi professionali, l’Ordine ha sottoscritto, nel corso di questi ultimi anni, una serie di Protocolli di Intesa con le Pubbliche Amministrazioni, finalizzati a favorire stages formativi per i nostri giovani iscritti con meno di cinque anni di iscrizione. Su questo modello fu sottoscritto un Protocollo di Intesa anche con l’Amministrazione Provinciale di Napoli che favorì l’inserimento presso studi professionali di circa cinquanta giovani architetti e/o laureandi in architettura. Certo l’azione dell’Ordine rivolta ai giovani non è stata circoscritta alla sola opportunità di inserimento professionale, ma anche alla promozione delle loro capacità ed alla loro esigenza di crescere in un modello competitivo fatto di qualità e non quantità. A tale scopo fu promosso, nel 2002, il “1° Premio di Architettura per giovani architetti ed ingegneri”, frutto di una complessa azione di promozione delle nostre giovani generazioni, messa in campo d’intesa con diciannove comuni della Provincia di Napoli. Detta iniziativa fu occasione di una mostra che si tenne a Palazzo Reale nell’aprile 2004, unitamente a quella dedicata a “Architettinapoletani 1970/2000”, ed in quella occasione fu editato il catalogo che raccolse le proposte concorrenti, che rappresenta una testimonianza storica delle capacità professionale dei nostri giovani iscritti. A completamento di tale politica promozionale è utile ricordare la mostra multimediale che si tenne presso la stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli, dove vennero esposti circa 75 proposte di altrettanti gruppi di giovani architetti napoletani, vincitori di concorsi, in Italia ed all’estero. Tale iniziativa fu accompagnata anch’essa dal catalogo editato in un numero speciale della nostra rivista. Nell’arco di questi dodici anni di consigliatura abbiamo avuto la capacità e la costanza di offrire, in maniera continuativa, corsi di formazione e seminari di aggiornamento professionale. La maturata esperienza nel settore formativo ci ha spinti a chiedere alla Regione Campania l’accreditamento quale soggetto formativo riconosciuto. Tale nuovo profilo sicuramente apre per l’Ordine nuove frontiere nel settore della formazione, in special modo in quei segmenti formativi che possono aspirare a finanziamenti europei, capaci di offrire ai nostri iscritti, in forma gratuita, piattaforme formative innovative che aprano nuove opportunità di lavoro professionale. Questo è solo un piccolo ricordo delle iniziative elaborate dal nostro Ordine in questi dodici anni di consigliatura ma, unitamente ad altre, sicuramente ha concorso alla crescita dell’”Immagine Ordine” nel panorama delle Istituzioni, tanto da porlo come interlocutore privilegiato nel dibattito cittadino sui temi dell’architettura. E’ questo il patrimonio istituzionale, culturale ed organizzativo con cui noi tutti saremo chiamati a misurarci nel prossimo futuro, se vogliamo che la categoria degli architetti assuma sempre di più un ruolo centrale, sia negli indirizzi legislativi che attengono alla nostra professione, che nelle decisioni sui temi delle traformazioni del territorio. Quel patrimonio fatto anche di un’intensa relazione con il Consiglio Nazionale come lo è stato per il passato, che eviti al nostro Ordine di essere relegato a rango di “periferia” nel panorama nazionale della rete ordinistica. Per tutto ciò sento il dovere di ringraziare, anche a nome del Consiglio, quanti, nel corso di questi dodici anni, hanno espresso piena fiducia alla “squadra” che, con grande senso di responsabilità, ha dispiegato la complessa azione consiliare. Un abbraccio di cuore a tutti i consiglieri che mi hanno sostenuto in questo difficile compito di “primus inter pares”, che forse, in qualche occasione, si è dimostrato non all’altezza, ma che sicuramente ha il pregio di essere stato indirizzato a rendere coerente l’intera azione agli obiettivi prefissati. Un abbraccio Paolo Pisciotta |