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Giovedi scorso ci ha lasciato Raffaele Sirica, professore universitario, architetto, amico di tante stagioni. Era Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, e fino qualche mese fa Presidente del Consiglio Unitario di tutte le Professioni. Ma tante cariche non gli hanno cambiato il carattere.
La sua vera attitudine era la politica, nel senso più nobile del termine: organizzare le volontà e i bisogni della gente e, in particolare, degli architetti verso obiettivi di interesse generale. Raffaele si è sempre mosso con intelligenza tra le Istituzioni; dalle conversazioni con i colleghi traeva spunti per l’iniziativa. Così ci ha condotto in battaglie che potevano sembrare temerarie. Con lui gli architetti italiani hanno sconfitto leggi che ammazzavano la professione e che l’avrebbero trasformata in attività commerciali, dove il profitto e l’economia prevale sulle idee e sulla capacità personale. Quando grazie a queste battaglie, era difficile uscire sui giornali, si inventò la festa dell’architettura, dove nelle piazze gli architetti spiegavano ai passanti le opere di architettura moderna delle loro città. Da allora l’architettura è tornata sui quotidiani, sulle riviste femminili, sui settimanali. Quando ci raccontavano che in Europa il progetto d’architettura era uguale ad un appalto di servizi (come le fotocopie, la spedizione postale o la pulizia), Sirica costruì un’alleanza con i Ministeri della cultura europei, con le istituzioni culturali e con la rete degli Ordini, e contribuì a fare approvare la direttiva per la qualità architettonica: Da lì si è ricominciato a fare concorsi di architettura, anche per giovani architetti, anche in Italia, dove la storia dell’architettura moderna si era fermata agli anni ’50. La sua simpatia di uomo del sud favoriva, in Italia e all’estero, la costruzione di alleanze. Accanto alla capacità ed all’intuizione politica di Raffaele mi piace ricordare la generosità. Era sempre quasi maniacalmente attento al fatto che non si potesse mai pensare che dietro le sue azioni ci fosse anche un minimo interesse personale. E quella generosità quasi incosciente, a volte, ci portava a pensare ed a realizzare progetti altrimenti impensabili. Il sonnacchioso Consiglio Nazionale degli Architetti di tanto tempo fa, è diventato con Raffaele un luogo di iniziativa politica dinamica e di promozione culturale. Poi ci restano i ricordi personali, quelli dell’amicizia, delle lunghe serate a discutere a Napoli o passeggiando per le vie di Roma, e la difficoltà di lasciarci per andare a dormire. Ora che se ne è andato, resterà nella memoria degli architetti italiani e nel cuore dei suoi amici, della moglie Angela e della figlia Anna, anche loro architetti. Paolo Pisciotta è Presidente dell' Ordine APPC di Napoli e provincia Ricordo di Raffele Sirica |