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un napoletano a beaubourg | Stampa |
Scritto da Renato Piccirillo   
martedì 18 marzo 2008
Il Centre Pompidou di Parigi ha recentemente acquisito alcune opere di Aldo Loris Rossi che entrano a far parte della Collection du Musee National d'Art Moderne. In particolare si tratta di disegni e plastici dell'esponente della "nuova frontiera eco-politana" autore di provocatorie proposte tra cui da ultima la "rottamazione delle periferie" di cui si è dibattuto al recente congresso nazionale degli Architetti.

centre pompidou 

aldo loris rossi - workshop internazionale sul centro direzionale di firenze 


 



aldo loris rossi

Aldo Loris Rossi


Architetto. Ordinario di Progettazione alla Facoltà di Architettura di Napoli; Accademico delle Arti e del Disegno di Firenze.

Ha vinto concorsi internazionali e nazionali tra cui: “Grand Prix International d’Urbanisme et d’Architecture 1970” (“Nombre d’or”), Cannes-Paris; “Il restauro urbanistico dell’acropoli di Pozzuoli”, ‘75. “Il risanamento ambientale della Piana di Paestum”, ’98. 
Invitato alle consultazioni internazionali per la Fiat-Lingotto, Torino ’83, e ai Workshops internazionali per il Centro Direzionale di Firenze, ’87. 
Ha fatto parte della redazione della rivista “L’Architettura, cronache e storia” e collabora ad altre riviste nazionali e internazionali.

Ha partecipato ad esposizioni internazionali tra cui: “Villes nouvelles”, Cannes, 1970; “Expo” mondiale di Osaka, 1970; “France 2000”, Parigi, 1970; “Documenta 5”, Kassel, 1972; “XXXVIII Biennale”, Venezia, 1978; “VI Biennale Internazionale della grafica d’arte”, Firenze, 1978-79; “Architettura Bioclimatica”, Roma ’83; “Cultura/Tecnologia/Metropoli”, Firenze ’86; “Architectonicum” immagini dell’architettura italiana 1970-1990, Varsavia, Praga, Mosca; “Dal futurismo al futuro possibile”, Tokio 2002, “Biennale di Venezia – X Mostra internazionale di Architettura ”, Venezia, 2006.

Tra i saggi recenti: Verso Eco-metropolis in «Il Progetto di Architettura», ’99; Inchiesta sull’architettura della città e del paesaggio: Napoli, numero speciale di «L’architettura, cronache e storia», aprile ‘02; L’architettura come “protesi” della natura, in «Ri-pensare Soleri», ’04; Living architecture come diritto alla biodiversità in «Bruno Zevi per l’architettura» Allegato al numero 589 di «L’architettura, cronache e storia», gennaio ’05, Saggio introduttivo al volume di F. Colombo: Architettura come difesa, 2006. 

Hanno scritto sul suo lavoro: R. Banham, P. Belfiore, A. Bonito Oliva, F. Burkhardt, F. Colombo, E. Crispolti, R. De Fusco, C. De Seta, G. Dorfles, G. Galasso, B. Gravagnuolo, V. Gregotti, G. K. Koenig, F. Irace, H. Lefebvre, M. Locci, F. Menna, P. Portoghesi, P. Piganiol, R. Pedio, A. Quarmby, M. Ragon, L. Prestinenza Puglisi, L. Vergine, L.Vinca Masini, B. Zevi, ecc.

Si è formato girando il mondo per studiare i capolavori della modernità, dal costruttivismo russo all’organicismo americano e europeo, dall’espressionismo al neoempirismo nordico, al razionalismo. Considera G. Michelucci, B. Zevi e P. Soleri maestri e interlocutori diretti per la sua formazione di architetto e si riconosce nella tradizione culturale laica e libertaria dei Salvemini, Gobetti, Rosselli.

La sua architettura si colloca nel filone delle neo-avanguardie post-belliche che, dalle radici organico-espressioniste, si proiettano verso prefigurazioni futuribili; alternativa: da un lato, allo statuto funzionalista e, dall’altro, ai revivals neo-storicisti anti e post-modernisti. Sviluppa in modo personale queste premesse orientandosi verso un’architettura come “protesi della natura” e una “nuova frontiera eco-politana”.

 
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