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Architetti Napoletani 1970.2000: contributo di Raffaele Sirica | Stampa |
Scritto da Administrator   
martedì 10 febbraio 2004

Raffaele Sirica 
Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

La promozione del ruolo e della attività degli architetti ha rappresentato e sta rappresentando sempre più la principale azione degli Ordini italiani dagli anni '90 ad oggi, nella convinzione che il sostegno alla formazione e alla divulgazione di architetture di qualità consenta di far crescere una attenzione generale alla disciplina e al suo fare professionale.

Plaudo così a questa iniziativa editoriale dell'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Napoli e Provincia e lo faccio con particolare orgoglio che mi proviene dall'essere un architetto napoletano, convinto e fiducioso degli esiti che tale pubblicazione avrà riconosciuti, così come già anticipato nelle esposizioni tenutesi a Berlino e a L'Avana di molte delle stesse opere, tese a far conoscere e riaffermare in campo internazionale il valore della architettura italiana contemporanea.

Qualità è anche diversità e la documentazione che segue ne è un esempio, diversità però attraversata da un filo conduttore che rende tutte le opere di indiscutibile valore e appartenenti ad una Scuola Napoletana di Architettura che negli ultmi trenta anni, malgrado le notevoli difficoltà di contesto in cui ha dovuto esprimersi, ha allevato tre "generazioni" di architetti che sono cresciute dal confronto didattico e dialettico tra di esse.

La qualità dell'opera deve divenire un diritto della società che la commissiona e la utilizza. In questo senso l'azione partita negli anni '90 dall'Ordine di Napoli ed oggi portata avanti dal Consiglio Nazionale vede nel sostegno delle attività di competizione tra gli architetti la garanzia per la committenza di un "prodotto" di qualità. In questa ottica la recente approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge quadro sulla qualità architettonica, realizzato grazie all'azione corale degli Ordini italiani, creerà le premesse di quel processo virtuoso di riqualificazione urbana e dell'ambiente fondato su nuove architetture, necessario per far ripartire con forza il nostro Paese e porlo, così, tra i primi, se non addirittura in testa, nella competizione internazionale propria del turismo culturale qualificato. I

l provvedimento, realizzato in simbiosi con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, costituisce il felice esito di un processo che aveva visto gli Ordini riuscire a trasformare il loro Manifesto del Congresso di Torino del '99 nella "Risoluzione sulla qualità architettonica dell'ambiente urbano e rurale", approvata all'unanimità dal Consiglio dell'Unione Europea nel Duemila. Una Legge Nazionale sulla Qualità Architettonica le cui basi si gettarono proprio nella città partenopea alla presenza del Ministro Urbani in un convegno organizzato dall'Ordine di Napoli nello scorso anno; una legge che rilancia definitivamente i concorso di progettazione in linea con gli altri Paesi d'Europa con una particolare attenzione al coinvolgimento delle giovani professionalità.

La buona architettura non si fa per legge, ma solo con le leggi si creano le indispensabili condizioni per la messa in campo di energie, sostegni e procedure per la sua realizzazione. Sarà possibile, così, attivare anche in Italia quel processo di "democrazia urbana" già consolidato in Europa e recuperare cinquanta anni di architettura interrotta grazie anche al contributo colto e raffinato che gli architetti napoletani sapranno offrire a Napoli, in Italia, in Europa.

 
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