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Dal 7 al 9 Febbraio si riuniscono a Palermo gli architetti italiani per il settimo congresso nazionale, che verterà sui temi della "conoscenza, competitività, innovazione, verso una democrazia urbana per la qualità". Qualità come sinonimo di capacità di prestazione e di risposta ai bisogni dei cittadini, in un giusto equilibrio tra individuo, comunità e ambiente, secondo gli auspici degli organizzatori. Un'occasione per fare il punto sulla situazione dell'architettura italiana in vista del congresso mondiale che si terrà quest'anno, tra il 30 Giugno ed il 2 Luglio, a Torino. Ne parliamo con il presidente del consiglio nazionale degli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori, Raffaele Sirica.
Domanda. Presidente, lei ha sottolineato spesso il gap che separa da tempo l'architettura italiana da quella di altri paesi. Tra i temi in discussione al congresso di Palermo c'è quello della "democrazia urbana per la qualità". Quali sono in concreto le strade da seguire per migliorare la qualità delle nostre città? Risposta. A partire da novembre, si sono svolti i congressi provinciali e regionali che si concluderanno con il congresso nazionale di Palermo, nel febbraio 2008, che verterà sui temi "Conoscenza, competitività, innovazione, verso una democrazia urbana per la qualità". Oltre alle emergenze legislative legate alle scadenze del governo e del parlamento (la riforma delle professioni intellettuali, il Regolamento del Codice degli Appalti, le nuove norme sulla sicurezza nell'edilizia) che costituiranno la sostanza del confronto congressuale, si tratterà di attivare i temi strategici della qualità come motore di innovazione: protocolli prestazionali, formazione e aggiornamento professionale; tirocinio; tempi e costi della qualità, deontologia. Senza trascurare i temi della natura del rapporto tra architetto e il mercato (finanza di progetto, procedure negoziate pubblico-privato, rapporto tra progettisti e impresa, certezza della progettazione, facility management); del rapporto tra progetto, ambiente e fonti rinnovabili (risparmio energetico e urbanistica, con una nuova cultura della pianificazione; nuovi Regolamenti Edilizi multidisciplinari e dinamici). La prova principale di democrazia e competitività virtuosa sarà, ovviamente, il concorso di architettura, sul cui andamento negli anni 1997-2007 svilupperemo una ricognizione, per valutarne criticità e misure correttive per favorire la diffusione dello strumento concorsuale. Evidenzieremo, infine, i limiti e le opportunità dell'appalto integrato rispetto alla qualità dell'architettura D. Riguardo alla riforma delle professioni intellettuali, voi avete osteggiato la proposta del governo, perchè?
R. Nell'ultimo testo del governo non era contenuta alcuna definizione di professione intellettuale, era assente la distinzione tra professione intellettuale ed impresa, gli ordini e le associazioni erano equiparati sulla base degli "interessi pubblici meritevoli di tutela", e ciò, di fatto, avrebbe determinato l'abolizione del valore legale titolo di studio. Ad esempio, l'architetto e il pubblicitario, per cui non è previsto alcun titolo di studio, venivano messi sullo stesso piano. Nessuna garanzia era inoltre prevista per le casse di previdenza, nulla per i giovani, e nulla sulle tariffe
D. Il CUP, comitato unitario delle professioni, che lei presiede, ha preparato un d.d.l. sulla riforma delle professioni che è stato recentemente recepito in parlamento. Quali i contenuti delle vostre proposte?
R. A Roma, il 12 ottobre 2006, per la prima volta nella storia, i professionisti, in diverse decine di migliaia, hanno sfilato per i Fori Imperiali, per rendere pubblica la loro "proposta" e hanno declinato, nella circostanza, i principi fondamentali contenuti in un documento, consegnato, la mattina della stessa giornata, al Presidente del Consiglio. Dal documento è scaturita la proposta di legge di iniziativa popolare, di recente consegnata in Parlamento, dopo aver ottenuto, in poco tempo, il doppio delle firme necessarie per superare il quorum La proposta meriterebbe di essere presa seriamente in considerazione per due motivi. Anzitutto perchè dà attuazione al principio di sussidiarietà, che, introdotto dalla riforma costituzionale del 2001, è rimasto sulla carta quando, invece, potrebbe concorrere, da un canto, a snellire la macchina amministrativa, a rimodularne le priorità, con possibili risparmi di spesa; dall'altro a favorire l'invocato coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. Inoltre, la nuova missione consentirebbe agli ordini di farsi carico delle esigenze della collettività a tutela di quei valori (giustizia, salute, sicurezza, ambiente, risparmio, etc.) che risultano connessi con l'esercizio della professione. Un'altra importante novità della proposta consiste nella valorizzazione, quale risorsa per i cittadini, ai fini dell'offerta di un vasta pluralità di prestazioni, proprio dell'ampia diffusione sul territorio dei professionisti. Una diffusione che la nostra proposta tende appunto a consolidare attraverso la valorizzazione dei giovani, sia consentendo loro l'accesso al credito, sia riformando le disposizioni della legge sul diritto d'autore per assicurare la compiuta protezione delle opere intellettuali rese dal professionista, sia distinguendo le professioni dall'impresa
D. Presidente, diciamoci la verità, molti percepiscono gli Ordini professionali come semplici centri di potere corporativo. Lei come risponde? Perchè invece, secondo lei, gli ordini sono indispensabili?
R. E' solo una opinione ideologica, e non fondata su alcunchè: le organizzazioni delle professioni intellettuali esistono in tutto il mondo ed il modello ordinistico italiano è quello più apprezzato. Elliot Freidson, un grande sociologo statunitense, autore del primo trattato sistematico sul professionalismo etico, intitolato "Professionalismo, la terza logica", esalta questo modello. La logica è quella dell'etica, che dovrebbe superare, nel terzo millennio, la logica del mercato e della burocrazia, statalista o manageriale; in particolare, l'organizzazione planetaria delle professioni intellettuali dovrebbe indicare, agli appartenenti alla propria comunità, regole etiche adatte a perseguire gli interessi generali connessi all'esercizio della professione, compatibili col legittimo profitto del mondo dell'impresa, e al tempo stesso assistere le istituzioni facendo leva sui saperi specifici di ogni professione. Dunque, una distinzione fondamentale tra impresa e professione intellettuale, poichè la professione intellettuale è connotata dall'etica
D. A breve si terrà il congresso mondiale degli architetti a Torino, una grande occasione per l'architettura italiana. Quali sono le vostre aspettative?
R. Il Congresso di Palermo si svolgerà in preparazione dell'appuntamento mondiale di Torino, a luglio di quest'anno. Il presidente francese Sarkozy inaugurando la citè de l'architecture a Parigi, ha detto: "voglio porre l'architettura al centro delle nostre scelte politiche. L'architettura ha un ruolo primario nel destino individuale e collettivo degli uomini". Parole importanti, di grande significato politico, cui hanno fatto eco le parole di Francesco Rutelli: "Gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra hanno perso una battaglia storica, magari anche per colpa della politica." Dunque una ventata nuova che, tuttavia, contemporaneamente, impegna le Istituzioni del mondo a provvedere alle emergenze del pianeta. In Europa l'80% della popolazione vive nelle città, e nelle città europee il 70% del consumo energetico è legato agli edifici. E la direttiva europea sul risparmio energetico, che in Italia si era fermata a Bolzano, produrrà, anche nel nostro paese, una vera rivoluzione sia nel campo dell'industria delle costruzioni sia in quello della progettazione architettonica e urbanistica. E' in questo nuovo quadro politico, dunque, che anche in Italia, dopo anni di forte impegno degli Ordini, gli architetti potranno guardare con fiducia al futuro. Non è un caso se si celebrerà a Torino, per la prima volta nella storia d'Italia, il Congresso Mondiale dell'UIA (International Union of Architects, che coordina le organizzazioni di 120 nazioni comprese quelle dei maggiori paesi): gli architetti italiani saranno sotto i riflettori, al centro del mondo. Un'occasione unica e irripetibile che per diffondere, compiutamente, tra le Istituzioni del paese, tra i cittadini e le imprese, lo straordinario messaggio di un'architettura per tutti. E per innescare, anche nel nostro straordinario paese, quel processo virtuoso di riqualificazione urbana e ambientale, per mezzo di una architettura sostenibile, come molla per la nostra economia, e fonte principale di occupazione e di sviluppo. |