spacer.png, 0 kB

gnosis architettura_ampliamento banca al CIS di nola.jpg

spacer.png, 0 kB

Home arrow professione arrow Inarcassa, diritto all'informazione
Inarcassa, diritto all'informazione | Stampa |
Scritto da Gennaro Polichetti   
mercoledì 26 novembre 2008

Avviata un'azione per sospendere la manovra previdenziale varata a luglio

La crisi finanziaria dei mercati internazionali sta preoccupando, e non poco, l'intero sistema ordinistico-professionale italiano, non solo per l'incertezza del mercato del lavoro in relazione al quadro temporale prossimo ma, principalmente, per il futuro pensionistico dei propri iscritti, ed in particolare dei giovani. L'onorevole Nino Lo Presti, vicepresidente della commissione bicamerale enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, il giorno 12 novembre ha avviato i lavori dell'indagine conoscitiva del mondo delle casse di previdenza sottolineando: "la cosa che più ci preme è garantire il futuro pensionistico ai nostri giovani". Preoccupazione, questa, condivisa dal sistema ordinistico nell'assemblea nazionale degli architetti tenutasi a La Spezia il 25 ottobre scorso. Già nel mese di Ottobre, dalle pagine di questo giornale, avemmo modo di sottolinerare tutta la preoccupazione espressa dal Consiglio dell'Ordine, circa la manovra finanziaria-previdenziale che l'INARCASSA aveva licenziato nel mese di Luglio, in un momento in cui la categoria, ed in particolare i giovani, si trova a dover fare i conti con una forte diminuzione delle opportunità di lavoro.

L'articolo apparso recentemente sul settimanale "L'Espresso", a firma di Vittorio Malagutti, dal titolo "Il virus dei fondi pensione", ha indirettamente contribuito ad accrescere lo stato di preoccupazione anche nella categoria degli architetti. In quell'articolo, infatti, leggiamo che alcune casse di previdenza di professionisti hanno investito buona parte del loro portafoglio in obbligazioni strutturate, investimenti ad alto rischio, che avrebbero dovuto garantire nel tempo rendimenti a doppia cifra e che, invece, la crisi internazionale dei mercati finanziari rischia di compromettere seriamente. Centinaia di milioni di euro investiti con il sistema della "garanzia del rimborso", solo che detta garanzia, per molte casse di previdenza, era prestata dalla Lehamann Brothers, la nota banca di affari americana fallita nello scorso Settembre, travolta dalla crisi dei mercati finanziari. Questo scenario, oltre a porre un problema economico-finanziario circa la individuazione di eventuali provvedimenti finanziari-previdenziali da adottare, capaci di garantire pensioni e servizi agli iscritti, apre sicuramente una questione politica sul modello di gestione adottato negli anni scorsi dalle casse di previdenza. Una questione politica che ha un forte fondamento morale in relazione al principio che a nessuno è consentito, e tantomeno ai consigli di amministrazione delle casse di previdenza, gestire ingenti risorse economiche collettive (nel nostro caso accumulate con i contributi degli iscritti) per fare investimenti speculativi che, come è successo nelle ultime settimane, si sono dimostrati ad alto rischio, registrando perdite così pesanti da mettere in discussione l'intera tenuta dei fondi pensioni dei contribuenti stessi. Se è vero che l'articolo del settimanale "L'Espresso" sullo stato pensionistico delle casse di previdenza non fa esplicito riferimento all'INARCASSA, è altresì vero che non si può tacere sullo stato di forte preoccupazione della categoria derivante da una totale assenza di informazioni, sostenuta dalla trasparenza dei dati, in grado di dimostrare che la nostra cassa sia fuori dalla tempesta della crisi finanziaria che ha investito il sistema previdenziale dei professionisti.

In questo stato generale delle cose ci farebbe piacere sapere, in modo inequivocabile, che l'intera manovra finanziaria-previdenziale, licenziata dall'assemblea dei delegati INARCASSA nel mese di Luglio scorso (vedere schema qui in basso) e che prevede l'aumento del contributo soggettivo per i prossimi tre anni dal 10% al 14,5% (aumento del 45%), e di quello integrativo dal 2% al 4% (aumento del 100%), non sia dettata dalla necessità di far fronte ad eventuali perdite economiche derivanti da mancati rendimenti di investimenti ad alto rischio speculativo. E' questo il forte dubbio che si fa strada nell'intera categoria degli architetti, lo stesso dubbio che ha spinto il Consiglio dell'Ordine di Napoli ad aderire al coordinamento nazionale degli Ordini teso ad affiancare il delegato INARCASSA di Bari, l'arch. Andrea Fiume, nell'azione legale-amministrativa intrapresa nei confronti della cassa. Tale scelta è stata dettata, oltre che dalla necessità di fare chiarezza sullo stato di salute economico-finanziario dell'istituto previdenziale, principalmente dalla esigenza di verificare la correttezza dell'iter procedurale amministrativo che ha portato all'adozione della manovra, al fine di chiederne la momentanea sospensione nell'applicazione delle misure adottate. Per correttezza va anche riferito che il Consiglio dell'Ordine ha invitato ai propri lavori consiliari il delegato architetto dell'INARCASSA per la provincia di Napoli, arch. Beniamino Visone, per acquisire eventuali elementi utili per abbassare il livello di preoccupazione degli iscritti. Questo anche in considerazione del fatto che, da informazioni assunte, l'esigua maggioranza che ha sostenuto la manovra finanziaria approvata ha registrato anche il suo voto favorevole.

Ma dal delegato napoletano non si è ricevuta alcuna informazione utile, lasciando in piedi dubbi e preoccupazioni nascoste dietro questioni formali e rimandando, così, il soddisfacimento del diritto all'informazione ad altre date e ad altri luoghi. Quel diritto alla corretta informazione capace di offrire alla categoria una maggiore serenità sia sul livello dei servizi offerti che sulla certezza della pensione maturata. Certo non tutti sono animati dalla sensibilità sociale di sostenere la propria azione amministrativa e politica con un livello di trasparenza capace di garantire ai diretti interessati quel doveroso diritto all'informazione. I vertici dell'INARCASSA farebbero bene ad utilizzare qualsiasi strumento di informazione per fornire agli iscritti, e non solo, la possibilità di prendere visione degli atti di bilancio (cosa che il Consiglio dell'Ordine di Napoli fa da anni), l'articolazione del portafoglio ed il bilancio attuariale, al fine di contribuire, in questo momento già di per se difficile, ad elevare la serenità degli iscritti ed abbassare il livello di preoccupante smarrimento.


La manovra di riforma del sistema

Con la deliberazione assunta in data 22 luglio 2008, a conclusione dei lavori tenutisi nelle riunioni del 25, 26 e 27 giugno e 21 e 22 luglio, il Comitato Nazionale dei Delegati ha approvato la proposta di riforma del sistema previdenziale di Inarcassa per la sostenibilità, apportando le seguenti sostanziali modifiche al vigente Statuto:

  1. aumento dell'aliquota del contributo soggettivo dall'attuale 10% al 14,5% a partire dal 2012, secondo la seguente progressione: 11,5% dal 1° gennaio 2009, 12,5% dal 2010, 13,5% dal 2011. Destinazione di una quota del contributo pari allo 0,5% al finanziamento delle attività assistenziali già a partire dal 2009 (art. 22 - comma 1);
  2. aumento del contributo soggettivo minimo dagli attuali 1.200 euro a 1.800 euro a partire dal 2013, secondo la seguente progressione: 1.400 euro nel 2009, 1.600 euro nel 2011. Per gli anni 2010 e 2012 ed a partire dal 2014 il contributo minimo e la quota destinata all'assistenza vengono rivalutati annualmente in proporzione alle variazioni dell'indice ISTAT di cui all'art.35 (art. 22 - comma 2);
  3. innalzamento dell'aliquota del contributo integrativo dal 2% al 4% a partire dal 2009 (art. 23 - comma 5);
  4. dall'attuale sistema di calcolo retributivo per qualsiasi reddito, viene introdotta l'applicazione del sistema di calcolo contributivo nel calcolo della pensione di vecchiaia per le annualità con redditi professionali dichiarati ai fini Irpef inferiori, per il 2009, a 6.000 euro o a volumi d'affari dichiarati ai fini IVA inferiori a 10.000 euro (art. 25 - comma 1);
  5. progressiva estensione, dagli attuali migliori 20 sugli ultimi 25 anni, dei redditi posti alla base del calcolo della pensione di vecchiaia fino ad arrivare nel 2014 ai 25 migliori redditi sugli ultimi 30 anni (art. 25 - comma 1);
  6. introduzione di meccanismi riduttivi per quanto riguarda la pensione minima, penalizzando coloro i quali hanno redditi bassi. Attualmente la previsione statutaria garantisce comunque una pensione minima che non può essere inferiore a 8 volte l'importo del contributo minimo versato per l'anno di pensionamento (art. 25 - comma 4);
  7. modifica degli attuali requisiti previsti (trentacinque anni di iscrizione e contribuzione e 58 anni di età) per beneficiare della pensione di anzianità che, a partire dal 1° luglio 2009, sarà corrisposta a coloro che sommando età e periodo di iscrizione e contribuzione raggiungano la quota 96. Tale quota nel 2011 è aumentata a 97 e a 98 nel 2013 (art. 26 - comma 1);
  8. introduzione di coefficienti di riduzione dell'importo del trattamento di anzianità in funzione dell'età di pensionamento. Attualmente i coefficienti sono gli stessi sia per coloro che usufruiscono della pensione di anzianità sia per coloro che usufruiscono della pensione di vecchiaia (art. 26 - comma 3).
 
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB