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Massimo ribasso, qualità in crisi | Stampa |
Scritto da Andrea Nastri   
venerd́ 28 novembre 2008

A colloquio con il presidente dell'Ordine di Napoli, Paolo Pisciotta

L'ultima Assemblea Nazionale degli Ordini degli Architetti, svoltasi a La Spezia il 24 e 25 Ottobre scorsi, ha puntato la sua attenzione sulla crisi del settore dei lavori pubblici, che investe in maniera massiccia anche il mondo delle professioni. Dati desunti da CRESME, ISTAT e Confindustria – Oice delianeano, infatti, un quadro piuttosto preoccupante: gli appalti di servizi calano costantemente del 15 – 20 % all'anno. Su questa situazione di crisi si innesca, inoltre, come rilevato chiaramente nel consesso spezzino, la tendenza da parte delle pubbliche amministrazioni ad un "uso dissennato del criterio dell'offerta al prezzo più basso, in particolare nei casi di servizi di architettura ed ingegneria". Abbiamo sentito il parere al riguardo di Paolo Pisciotta, presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e Provincia.

arch. Paolo Pisciotta, Presidente dell'Ordine di Napoli

Presidente, negli ultimi anni sembra essersi accentuata la tendenza da parte degli enti pubblici a ricorrere al criterio dell'offerta al massimo ribasso per l'affidamento di servizi di architettura e ingegneria senza il cosidetto "taglio delle ali". Cosa sta accadendo? Le amministrazioni ricorrono solitamente a queste procedure quando si trovano ad affidare incarichi sotto la soglia europea, anche perché è quella più semplice a cui possono fare riferimento i dirigenti. Da più parti, però, si registra la non corretta applicazione della norma in materia di contratti di servizi di progettazione; molti, infatti, pensavano che l'applicazione dell'articolo 86 del dlgs 163/2006 fosse limitato solo ai contratti relativi a forniture o lavori. Dall'attenta lettura della norma, invece, è chiaro che l'applicazione dell' eliminazione delle ali, ovvero dei ribassi massimi e minimi, va applicata anche ai contratti di servizi di architettura e ingegneria. L'intenzione del legislatore non era, evidentemente, quella di determinare un massimio risparmio per l'amministrazione a danno della qualità, ma trovare un equilibrio tra una giusta volontà di risparmio e il mantenere inalterata la dignità della prestazione. Non è un caso che lo stesso Codice introduca la procedura per l'eliminazione delle offerte di coloro che, con grande scorrettezza deontologica, si mettono sul mercato con ribassi inaccettabili. Questa guerra al massimo ribasso è causata, oltre che dalle politiche scriteriate di alcune pubbliche amministrazioni, anche dalla sempre più spietata concorrenza tra progettisti in Italia. Qui da noi ne abbiamo un numero sette-otto volte superiore che in paesi come la Francia o la Gran Bretagna. E' davvero possibile che possano lavorare tutti in condizioni di leale concorrenza? A quali condizioni? Noi riteniamo che la competizione sia sempre un fatto virtuoso, quando si svolge nel rispetto della trasparenza e della correttezza. E' chiaro che la quantità dei professionisti in italia pone la questione della garanzia dell'accesso alla professione. Se ragioniamo in termini territoriali ristretti il numero dei competitori è alto rispetto alle opportunità, anche perché queste sono, per giunta, ancora più ridotte in Italia rispetto agli altri paesi d'Europa. Inoltre, fino ad oggi i colleghi delle pubbliche ammistrazioni, con l'incentivo previsto per le progettazioni, hanno di fatto sottratto dal libero mercato ulteriori opportunità professionali.

Questa non vuole essere un' accusa ai colleghi che con grande dedizione esercitano il loro ruolo pubblico, ma è l'intero sistema legislativo che ha permesso che ciò accadesse. La nuova legge 133/2008, la finanziaria di Tremonti, corre ai ripari, limitando l'incentivo per la progettazione e la direzione del lavori ai pubblici dipendenti dal 2 allo 0,5% del costo dell'opera. Sicuramente questo permetterà di liberare maggiori opportunità per i colleghi che esercitano in via esclusiva la professione. Detto ciò, tengo ancora una volta a sottolineare che un vero processo di democratizzazione dell'accesso alla professione passa attraverso una competizione seria, dove il termine qualità prevalga sul termine quantità. Pertanto, in linea con ciò che accade nei paesi dell'Unione, il ricorso al concorso di progettazione, almeno per quelle opere che rivestono un carattere sociale, è la strada mestra per una competizione corretta e leale. A proposito di ribassi astronomici, voi vi siete fatti promotori di un ricorso al Tar e presso l'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici in merito ad alcuni affidamenti di incarichi professionali del comune di Scafati. Ci dica di più. L'occasione del ricorso contro il comune di Scafati è stata per noi salutare, anche perché ci ha spinti a rivedere meglio la norma e a difendere da un lato gli interessi generali della collettività rispetto alla qualità delle prestazioni richieste e dall'altro i diritti della categoria, in termini di leale accesso alla competizione. E' scandaloso pensare che dei colleghi possano rendere un servizio di progettazione ricorrendo ad un ribasso di circa il 91% sull'importo messo a gara. Delle due l'una: o il dirigente ha gonfiato il costo del servizio, cosa che mi sembra improbabile, oppure il professionista, in maniera scorretta, ha pensato di offrire un servizio al solo costo del 9% dell'importo posto a base. Questo pericoloso segnale ci ha spinti a ricorrere nei confronti dell'amministrazione comunale di Scafati e a sollecitare l'Autorità di Vigilanza sull'annullamento della gara. Questo anche per far sì che il Tar e/o l' autorità di vigilanza si esprimano definitivamente sulla procedura corretta dell'applicazione dell' articolo 86, di modo che questa "sentenza" possa essere di indirizzo per tutte le altre amministrazioni pubbliche.

Vogliamo evitare che la categoria intraprenda al proprio interno una "guerra tra poveri". Al di là della corretta applicazione delle norme vigenti, che interventi auspicano gli ordini professionali per il rilancio della qualità architettonica? Il Ddl sulla qualità architettonica recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri fa ben sperare? Da anni stiamo lavorando, come sistema ordinistico nazionale, a che l'italia si doti di uno strumento legislativo che tuteli la qualità dell'architettura. Ricordo con grande piacere, e con un pizzico d'orgoglio, che fu proprio qui a Napoli che partì la battaglia verso l'adozione di una legge quadro. Eravamo nel 2002, al complesso monumentale di San Lorenzo, quando l'allora ministro Urbani, alla presenza del presidente della Regione e del presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, prese l'impegno di proporre un disegno di legge sulla qualità architettonica, in sintonia con quanto aveva già fatto la Francia negli anni 70. Tre ministri si sono succeduti da allora, Melandri, Rutelli e Bondi, e tutti e tre hanno dato il loro contributo affinchè il Parlamento assumesse definitivamente tale disegno di legge. Il Congresso Internazionale dell'UIA di Torino ha poi dato la definitiva spinta: il ministro Bondi ha mantenuto la sua promessa pochi giorni dopo e la proposta di legge, alleggerita di quei lacciuoli per i quali precedentemente il Parlamento non l'aveva approvata, finalmente è in sede di discussione parlamentare. Tutto l'impianto ruota attorno al tema della qualità e quindi intorno ai concorsi di progettazione. Se vogliamo offrire un serio futuro ai nostri giovani professionisti dobbiamo dunque auspicare che la legge venga presto licenziata dal Parlamento e si aprano opportunità dove i termini della competizione non siano quantitativi ma qualitativi e dove le nuove generazioni di professionisti possano lealmente misurarsi con le precedenti.

 
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