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Per una definizione europea di paesaggio. La definizione di paesaggio è stata elaborata e riconosciuta in ambito internazionale ormai da lungo tempo, tuttavia, esistono, in Italia, ancora molta confusione e scarsa conoscenza su che cosa sia il paesaggio, sui metodi di analisi paesistica, sulle modalitá operative di indirizzo e di controllo delle sue trasformazioni. Gli spazi non costruiti, sia nei contesti urbani che in quelli extra-urbani, sono raramente oggetto di un’analisi e di una progettazione peculiare, gli edifici e le infrastrutture, d’altra parte, molto spesso sono progettati senza alcuna relazione con il contesto e senza considerare la forma del suolo, le caratteristiche climatiche, vegetazionali, idrologiche e tutti gli altri fattori biotici e abiotici. Nella Convenzione europea del Paesaggio recentemente adottata dal Congresso delle Autoritá locali e regionali d’Europa, (ottobre 2000) il paesaggio è stato definito come “una determinata parte del territorio, così come viene percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturalie/ o umani e dalle loro interrelazioni”.
Origini ed evoluzione della formazione educativa dell’architettura del paesaggio. I fondamenti per la definizione di paesaggio trovano la loro origine negli Stati Uniti: Frederick Law Olmsted, giá nel secolo scorso diede una definizione moderna di paesaggio, inteso come patrimonio culturale ed elemento di identitá nazionale costituito dalle risorse naturali considerate come beni esauribili e quindi da utilizzare con attenzione per poterle trasmettere alle generazioni future. In questa concezione si prefigurava con straordinario anticipo il concetto di sviluppo sostenibile, così come è stato definito dalla commissione Brundtland, e cioé quello sviluppo che soddisfa i bisogni attuali senza compromettere la capacitá di soddisfare quelli delle future generazioni. A Olmsted si deve il termine landscape architect, adottato per indicare una professionalitá in grado di analizzare il territorio nelle sue componenti fisiche e biologiche, di elaborare progetti di parchi, giardini, spazi verdi attrezzati, piani paesistici e piani di parchi naturali, consapevole della necessitá di integrare le scienze naturali nel processo di pianificazione e di progettazione e di migliore le qualitá estetiche del paesaggio. In Inghilterra tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si sviluppó un acceso dibattito tra landscape gardeners, il cui piú significativo esponente era William Robinson, sostenitore delle conoscenze botaniche e agronomiche come base fondante per la progettazione dei parchi e giardini, e architetti come Inigo Triggs e Reginal Blomfield che ritenevano, invece, che la progettazione dovesse derivare da sperimentate capacità compositive simili a quelle dell’architetto. Gertrude Jekill, esperta botanica e giardiniera, e l’architetto Edwin Lutyens, attraverso una riuscita collaborazione cercarono di conciliare le due tendenze. La loro esperienza progettuale fu determinante nel formare un consistente gruppo di architetti, tra i quali Thomas Mawson, che fu il primo ad usare in Inghilterra il termine landscape architect. Come presidente dell’Institute of Landscape Architects e docente universitario affermò nei primi anni del novecento la necessitá di una figura professionale in grado di operare una sintesi tra architettura, arte, scultura, forestazione, orticoltura, ingegneria. Gli architetti come Mawson, all’interno del movimento Arts and Crafts, maturarono la convinzione che il progetto degli spazi verdi ha una sua propria peculiaritá e che va considerato come un approccio globale alla trasformazione dello spazio fisico estendendo il campo della progettazione dei giardini e dei parchi al paesaggio. Negli anni Trenta nei paesi scandinavi l’affermazione del funzionalismo razionalista stimolò lo sviluppo della progettazione e della pianificazione paesistica con la sperimentazione di svariate tipologie di spazi verdi, di vicinato, di quartiere, per le attivitá sportive, orti urbani, aree sportive attrezzate, cimiteri ed estese l’attivitá progettuale dai parchi e giardini ai piani territoriali, di difesa delle aree naturali; progettare gli spazi aperti significa riconoscere che tutti i cittadini hanno diritto al contatto con la natura, di vivere in cittá a misura d’uomo, di poter godere dei caratteri del paesaggio agrario storico considerato elemento di forte identitá nazionale, anche se l’attuazione di questi obiettivi comporta una limitazione degli investimenti edilizi privati. In Germania l’esigenza di studi specifici nel settore del paesaggio venne colmata con l’istituzione all’inizio degli anni Trenta dell’insegnamento di architettura del paesaggio all’Universitá a Berlino in cui l’approccio scientifico era affiancato da una formazione tecnico-progettuale. L’impostazione metodologica del geografo von Humboldt fu determinante nell’orientare gli studi sul paesaggio verso un’impostazione scientifica consapevole della complessitá di relazioni tra comunitá biologiche e contesto fisico; architetti come Beherens, Wagner, Taut e Loos aderirono ai programmi della cittá-giardino e fondarono la pianificazione urbanistica sullo sviluppo degli spazi aperti anziché su quelli costruiti. Il concetto di paesaggio in Italia è derivato da un’impostazione estetica che ha condizionato gli strumenti giuridico-amministrativi (leggi n.1497, n.1089 del 1939) e che ha impedito l’affermazione di contenuti tecnico-scientifici adeguati per affrontare i temi del paesaggio (l’applicazione della legge 431 del 1985 non ha sortito gli esiti sperati per i piani paesistici). Il risultato è che la formazione universitaria e superiore sino ad oggi non prevedeva figure professionali con competenze specifiche sul paesaggio, in quanto agronomi e architetti non hanno una preparazione mirata e soltanto dopo la laurea possono conseguire un diploma di specializzazione. Se gli architetti sono in generale poco consapevole che il loro operato interviene sui cicli biologici e che l’utilizzo di materiali vegetali richiede conoscenze specifiche per la piantagione e la manutenzione, d’altra parte i laureati in agraria e scienze forestali non possiedono adeguate capacitá compositive ed espressività creative in grado di prefigurare l’opera da realizzare attraverso opportune metodologie progettuali. La Riforma universitaria prevede l’istituzione di un corso di laurea in Architettura del paesaggio, articolato in tre anni per il conseguimento della laurea, più altri due anni per il raggiungimento della laurea specialistica, che iniziano nell’anno accademico in corso presso le Facoltà di Architettura di Genova e di Roma. La formazione dell’architetto del paesaggio Le conoscenze indispensabili alla formazione professionale, completa, dell’architetto del paesaggio sono state definite dall’EFLA a Bruxelles nell’ottobre 1989 e sono contenute in 12 punti: - la storia e teorie del paesaggio, delle arti, delle tecnologie, delle scienze umane e naturali, con le loro interrelazioni;
- le teorie estetiche che influenzano il progetto del paesaggio;
- l’ecologia e l’uso degli elementi naturali come base per la conservazione, la pianificazione, la progettazione e la gestione del paesaggio;
- i requisiti delle opere di architettura e di ingegneria in rapporto ai caratteri del paesaggio;
- le problematiche fisiche e tecnologiche che interferiscono con l’ambiente;
- le relazioni tra uomo e ambiente;
- la tutela, la conservazione e il restauro dei paesaggi storici;
- la rilevanza dell’architettura del paesaggio nei processi di progettazione e di pianificazione a livello regionale, nazionale e internazionale; nel 1998
- i metodi di analisi preparatori alla progettazione del paesaggio e delle relazioni ambientali;
- i metodi e le tecniche di rappresentazione e comunicazione;
- i processi produttivi, normativi e gestionali funzionali all’attuazione dei piani e alla realizzazione dei progetti;
- la legislazione attinente all’esercizio della professione del progettista del paesaggio.
Nel 1992 il Comitato Formazione aveva pubblicato un documento sulle politiche formative (Education Policy Document), - nel quale venivano presi i considerazione i settori di conoscenza dell’architettura del paesaggio, e in cui venivano ancora più precisamente definiti i 12 punti relativi alle conoscenze necessarie per la professione formulati nel 1989 -, che venne ampliato e rivisto nel 1998 con l’elaborazione di un altro documento (Policy Document). L’EFLA, pur ammettendo che è impossibile raggiungere l’uniformità nei programmi di studio nei vari paesi europei, e, pur rispettando i differenti percorsi formativi determinati dalla diversità dei contesti geografici, culturali e politici, ritiene che nel curriculum degli studi debba esistere una base comune, articolata intorno a un gruppo di aree disciplinari in grado di garantire le conoscenze fondamentali indispensabili all’architetto del paesaggio, di cui definisce il campo operativo che riguarda “la pianificazione e la progettazione degli spazi aperti ai tutti livelli di scala, dal cortile al paesaggio” e il cui principale obiettivo è la “creazione di ambienti adeguati sotto il profilo funzionale, visivamente piacevoli e ecologicamente sani”, senza trascurare la gestione del paesaggio, dei sistemi di parchi e dei singoli siti. Gli studenti devono acquisire capacità progettuali “basate sulle capacità creative” e competenze fondate su un ampio campo di conoscenze comprendente l’arte, l’architettura, l’ingegneria la sociologia, e riguardanti la comprensione dei processi naturali e dei valori culturali che caratterizzano i vari paesaggi e delle relazioni che li connotano, delle caratteristiche funzionali ed estetiche dei materiali utilizzati dall’architettura del paesaggio, dell’organizzazione degli elementi del paesaggio e delle attività che vengono svolte negli spazi aperti. Nel documento si afferma che le scuole e facoltà di architettura del paesaggio sono vivamente invitate ad organizzare il programma degli studi in base agli indirizzi indicati dall’EFLA, che ha, inoltre, definito i contenuti di una “struttura comune di corso per le scuole europee” centrati su quattro obiettivi: - capacità di progettare e di pianificare
- impostazione culturale basata su un vasto campo di conoscenze relative ai rapporti tra attività umane e processi naturali
- conoscenze tecniche per comprendere le implicazioni e le conseguenze delle decisioni progettuali e degli indirizzi di pianificazione
- comprensione dei differenti ruoli dell’architetto del paesaggio all’interno di gruppi interdisciplinari e capacità di gestire i processi di pianificazione.
I campi operativi dell’architettura del paesaggio Il documento (Education Policy Document) elaborato nel 1998 dalla Fondazione Europea per l’Architettura del paesaggio (European Foundation for Landscape Architecture-EFLA) contiene l’elenco di 42 tipi di elaborazioni progettuali - delle quali l’architetto del paesaggio può essere incaricato come responsabile dell’intero processo progettuale e della realizzazione, della progettazione dell’impianto vegetale, come componente di un gruppo interdisciplinare operante nel settore della progettazione/ pianificazione o come consulente per qualche particolare aspetto della progettazione o della pianificazione (ad es. V.I.A.) - che si possono sintetizzare nel modo seguente: - progettazione di parchi e giardini pubblici e privati, giardini pensili, orti botanici, cimiteri, campi da golf
- riqualificazione di parchi, giardini e paesaggi storici
- analisi, valutazione e pianificazione paesistica
- studi di impatto ambientale
- recupero, riqualificazione di cave e miniere
- recupero, riqualificazione di aree dismesse
- riqualificazione di corsi d’acqua.
- inserimento paesistico di reti infrastrutturali ferroviarie, autostradali, di servizio
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