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Palermo, fucina di democrazia urbana. Intervista a Raffaele Sirica | Stampa |
Scritto da Andrea Nastri   
giovedì 28 febbraio 2008
Si è tenuto a Palermo tra il 6 ed il 9 febbraio scorso, il settimo congresso nazionale degli architetti sul tema: "conoscenza, competitività, innovazione: verso una democrazia urbana per la qualità". L'obiettivo principale era quello di predisporre idee, documenti e tesi da portare al prossimo congresso mondiale dell'UIA (International Union of Architects) che si terrà per la prima volta in Italia, a Torino, tra il 30 Giugno ed il 2 Luglio, dove gli architetti italiani sperano di poter raccontare in modo convincente al mondo le strategie che intendono adottare per colmare il gap che separa l'architettura italiana da quella dei paesi più importanti del mondo. Abbiamo discusso degli esiti del congresso con il presidente del consiglio nazionale degli architetti Raffaele Sirica Domanda. Presidente, i lavori del congresso si sono conclusi ed è il momento dei bilanci. Quali i risultati più importanti dell'assise di quest'anno?

Risposta. Mi piace innanzitutto ricordare che il dibattito che ha animato il congresso di Palermo sia stato ricco di spunti e di tematiche. I colleghi sono intervenuti numerosi. Molti i giovani e questo ci fa ben sperare per il futuro della nostra professione. Le varie sessioni di lavoro sono sempre state seguite da un interesse che è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Siamo usciti con la consapevolezza della nostra capacità di essere sussidiari agli Enti locali, con la presentazione del "manuale di buone pratiche", così come del nostro svolgere un ruolo di ausilio nei confronti delle istituzioni che aiutiamo, tra l'altro, nella definizione dei disegni di legge proprio sulla base del principio della sussidiarietà. Insomma, è stato un congresso che ha molto rafforzato il nostro senso di appartenenza ad una categoria che è chiamata a svolgere sempre di più un ruolo importante nella società italiana. Un altro aspetto fondamentale che è emerso da Palermo è la necessità di collaborare anche con la piccola e media impresa insieme alla quale possiamo contribuire a rilanciare il tema della qualità: ci sono capacità produttive di eccezionale livello e valore, nel nostro Paese. Obiettivo comune è quello di liberare l'Italia dalle scempio ambientale e dai mostri edilizi.  

D. Tra i momenti più interessanti del congresso c'è stata la tavola rotonda sulla "democrazia urbana per la qualità" con la polemica per la questione della mancata assegnazione degli incarichi di progettazione ai vincitori di concorso. E' d'accordo con chi sostiene che il problema italiano non è tanto la quantità dei concorsi banditi, quanto il loro esito? Se sì, quali sono i rimedi a suo avviso?

R. La soluzione è nella parola d'ordine "Democrazia urbana per la qualità". La corretta programmazione delle opere, attraverso meccanismi di partecipazione di cittadini e utilizzatori, prima dei bandi, consolida democraticamente e rafforza gli esiti auspicati dagli enti banditori. Il nuovo corso degli ordini italiani iniziò ad Assisi, esattamente dieci anni fa, dove, su proposta degli ordini italiani, fu costituito il "Forum Europeo per le Politiche Architettoniche", il cui coordinamento fu, di fatto, svolto da alti funzionari del Ministero della Cultura francese e dal CNAPPC. Il Forum, composto dalle amministrazioni dei quindici stati membri e dalle organizzazioni degli architetti europei, elaborò la "Proposta di Risoluzione sulla Qualità Architettonica dell'Ambiente Urbano e Rurale", che fu presentata ufficialmente a Roma, nel 2000, presso la nostra sede. La proposta fu poi approvata, tre mesi dopo, all'unanimità, dai Ministri della Cultura Europei, nel semestre di presidenza francese. E proprio in occasione di un Forum a Parigi, preparatorio a quello di Roma, il Ministro della cultura francese, Catherine Tascà, coniò la parola d'ordine "Democrazia Urbana". Dunque per "Democrazia urbana" si intende quel processo che fa leva su opportune consultazioni nelle comunità e sull'intreccio equilibrato tra architettura e urbanistica, attraverso la programmazione dei progetti, per trasformazioni condivise. é lo scenario in cui si muove da anni la "MICQP" francese (Mission Interministerielle pour la Qualitè des Costrutions Pubbliques), coordinamento di 12 ministeri, che assiste gli Enti Locali nella programmazione delle opere pubbliche. Si tratta della connessione virtuosa tra programmazione delle opere pubbliche e concorsi di progettazione, quale condizione necessaria per avere diffuse trasformazioni urbane di qualità, quasi mai praticata nostro paese. Bisogna superare definitivamente l' "urbanistica vincolistica del dopoguerra", tutta quantitativa, che ha prodotto anche il disastro dei condoni, senza però ricadere in una sorta di "iperliberismo senza regole", che pure è in auge in alcune realtà, affidando acriticamente tutto ai privati, con possibili preoccupanti ricadute sulla collettività. Si tratta di continuare a battersi su questa strada maestra, costruita negli ultimi dieci anni con coerenza e perseveranza.

D. Altra questione dibattuta, strettamente correlata alla precedente, è la promozione della qualità dell'architettura. Perchè, secondo lei, come ha dimostrato uno studio impietoso del CRESME, l'Italia ha il più altro numero di architetti e la più bassa qualità dell'architettura in Europa? Che cosa crede si possa fare per perdere questo non invidiabile primato?

R. AFondamentale sarà il consolidamento della diffusione sul territorio degli architetti italiani, quale risorsa ottimale per i cittadini ai fini dell'offerta di un vasta pluralità di prestazioni. Una diffusione che dovremo rinvigorire soprattutto attraverso la valorizzazione dei giovani, sia consentendo loro l'accesso al credito, sia riformando le disposizioni della legge sul diritto d'autore, per assicurare la compiuta protezione delle opere intellettuali rese dal professionista. La soluzione risiede proprio nelle proiezioni dello studio da noi affidato al CRESME: la necessità di una alleanza con la piccola e media impresa per contribuire insieme a rilanciare il tema della qualità verso i nuovi mercati. Mi riferisco, in particolare, ai settori della sostenibilità intesa come riduzione dei consumi energetici degli edifici, del facility management inteso come gestione degli immobili lungo tutto l'arco della loro vita e del progect financing per la realizzazione di opere pubbliche con capitali privati.

D. Un'altra tavola rotonda ha riguardato la riforma delle professioni intellettuali. Il dato che mi ha colpito è la similitudine delle posizioni in campo tra voi e gli esponenti politici presenti, al netto di qualche scaramuccia pre-elettorale. Cosa impedisce al disegno di legge di vedere finalmente l'approvazione? E' fiducioso nella prossima legislatura?

R. Tra il dire e il fare.... Soprattutto in campagna elettorale. Anche in questa campagna elettorale si evidenzia come il vero nodo sia il tema del riconoscimento della Associazioni. La crescita numerica assai rilevante dei liberi professionisti registrata in questi ultimi anni dice chiaramente che non esistono limiti — se non quelli previsti dalla legge - all'accesso alle professioni: sono limiti a tutela della fede e dell'interesse pubblico e sono costituiti, a seconda dei casi, dalla laurea, dal tirocinio, dall'esame di stato. Le Associazioni tendono a scavalcare tutto ciò e questo francamente non appare accettabile. Io credo che la proposta avanzata dal Comitato unitario delle professioni sia quella che maggiormente tuteli gli interessi generali e consenta di avere a disposizione un quadro normativo nuovo e moderno. Le schermaglie elettorali, in tema di riforma delle professioni, sono comunque sotto gli occhi di tutti. Occorrerà vedere quali saranno, all'atto della predisposizione finale dei rispettivi programmi, le reali posizioni dei due schieramenti. Sui risultati che si otterranno nel corso della prossima legislatura non possiamo non anteporre, per quel che ci compete, l'ottimismo della volontà rispetto al pessimismo della ragione.

D. E' emersa dall'assise palermitana la grande preoccupazione degli architetti per il continuo restringersi delle opportunità professionali. Il proliferare di nuovi corsi di laurea e di pseudo-professionalità, il nuovo Codice degli appalti tra le cause principali. Cosa auspica per aumentare gli spazi professionali per gli architetti italiani specialmente per i più giovani?

R. In attesa di riproporre con perseveranza una specifica "legge sulla qualità" al futuro Governo, il CN, alla luce della normativa vigente, e in funzione del nuovo regolamento approvato prima di Natale, ha offerto un proprio contributo semplificativo alle istituzioni del Paese: un "Manuale di Buona Pratica" per la qualità delle costruzioni pubbliche, come la MICQP francese.Nel manuale vengono selezionate quelle procedure del nuovo Codice degli Appalti che, facendo leva sull'intreccio virtuoso tra programmazione delle opere pubbliche e concorsi di progettazione, siano in grado di attivare la "qualità".Questa può essere sicuramente una prospettiva nuova per i giovani. Per essi, infatti, si aprono spazi nuovi anche grazie agli interventi realizzati dal Consiglio nazionale che ha fatto inserire nel Codice degli appalti norme per promuovere la presenza dei giovani professionisti nei gruppi concorrenti ai bandi relativi a incarichi e concorsi di progettazione e ai concorsi di idee. Norme che sono state valorizzate nel regolamento in via di emanazione, e che sono descritte nel nostro manuale.

D. Ora il prossimo appuntamento è con il congresso mondiale dell'UIA di Torino. Che cosa si aspetta da questo importante evento?

R. Il congresso mondiale, in programma al Lingotto, rappresenta un'occasione fondamentale per contribuire innanzitutto al rilancio della architettura e degli architetti nel nostro paese. Esattamente dieci anni fa, ad Assisi, gli Ordini citarono François Mitterand, quando, all'esordio della sua straordinaria stagione di statista, lanciò la parola d'ordine: "trasformiamo le periferie in città". Nacque così l'operazione "banlieu ‘89" che ha prodotto le grandi trasformazioni in Francia. Oggi, ancora dalla Francia, arriva l'appello di Nicolas Sarkozy :"architetti, tocca a voi rifare il mondo". Gli Ordini italiani, ancora una volta, a Palermo, hanno raccolto questa sfida, e ora a Torino, insieme a tutta la comunità degli architetti del mondo, rilanceranno, anche al nostro Paese, l'appello: "Con la Democrazia Urbana trasformiamo le periferie in Città".
 
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