Le sostanziali modifiche proposte dal CNA, prima recepite dal Consiglio superiore dei LL.PP., poi dal Consiglio di Stato, poi ancora dalle Commissioni di Camera e Senato, infine dal Governo, ridanno innanzitutto grande forza al Concorso di progettazione.
E finalmente, proprio nell’ultima seduta della commissione parlamentare che ha varato il regolamento, è stata recepita la richiesta, posta con forza dagli architetti, di eliminare una anomala preselezione, sotto la soglia comunitaria, che avrebbe determinato un regime di monopolio per i venti soggetti economicamente più forti, relativamente all’affidamento dei piccoli e medi incarichi pubblici in tutti gli Enti Locali.
Tra le numerose modifiche accettate, oltre quella che prevede regole per la presenza dei giovani professionisti, al contrario totalmente esclusi nelle precedenti versioni del Regolamento, assolutamente sostanziale appare proprio, all’art. 1, un nuovo terzo comma che riconosce alle Regioni la facoltà di istituire proprie Leggi regionali in tema di LL.PP. adeguandosi esclusivamente ai principi della Legge nazionale, con la possibilità di superare il Regolamento nazionale appena approvato. Dunque, le "Leggi per l’Architettura regionali", ad esempio, diventano la nuova frontiera per lo sviluppo della strategia congressuale.
Attraverso risorse pubbliche regionali si può definitivamente rafforzare la pratica del concorso, e, contemporaneamente, meglio definire contenuti e competenze introducendo la distinzione tra "concorso di architettura" e "concorso di progettazione".

Inoltre, attraverso tali leggi, potrà essere ben costruita e finanziata la fase di programmazione dei concorsi, che dovrà rappresentare un nuovo e delicato compito sia per gli Enti Locali che per i professionisti: una vera rivoluzione culturale nel nostro paese che consentirà di trasformare la semplice costruzione di un’opera pubblica in un processo trasparente di coinvolgimento e partecipazione democratica dei cittadini alla realizzazione.
Un nuovo spazio professionale per gli architetti per realizzare qualità e trasparenza nelle costruzioni pubbliche esaltando il ruolo dei pubblici amministratori secondo il modello consolidato in Francia, in Germania, ed in alcune regioni del nord Italia. Un’altra novità importante, maturata dopo il congresso, sono le nuove norme in materia di sicurezza dei fabbricati varate dal Consiglio dei Ministri. L’accellerazione del varo nasce naturalmente dal recente tragico crollo di un intero palazzo a Foggia, per cause comunque riferibili a cedimenti strutturali, che ha riproposto, con drammatica urgenza, la necessità di aggiornare e rendere più efficace la disciplina sulla sicurezza degli edifici pubblici e privati.
Dopo le leggi 626/1994, 494/1996 che hanno recepito direttive comunitarie, era ora necessario estendere la garanzia della sicurezza dalla fase della costruzione a quella della conservazione e gestione degli edifici. Non si tratta solo di prevenire i rischi e le possibili sciagure, che pure è compito di primario rilievo delle amministrazioni pubbliche. Si tratta, in più, di realizzare un sistema di monitoraggio permanente dello stato di salute degli organismi edilizi anche allo scopo di facilitare la conoscibilità dei principali requisiti strutturali e prestazionali sia da parte del mercato immobiliare che ai fini delle politiche di recupero e riuso del patrimonio edilizio esistente.
I vantaggi sono notevoli anche ai fini della dissuasione e del miglior controllo dell’abusivismo edilizio che spesso si realizza proprio in microtrasformazioni reiterate nel tempo. Questi obiettivi, volti a rafforzare la sicurezza nella gestione degli edifici e la trasparenza dei relativi dati, possono essere perseguiti, con il necessario realismo, parallelamente alla grande operazione di revisione del Catasto e degli estimi avviata dai comuni italiani in attuazione delle nuove competenze conferite dalla legge Bassanini. Nel medio periodo e con lo sviluppo della registrazione informatica dei dati, sarà possibile realizzare un vero archivio comunale dei requisiti degli immobili, costantemente aggiornato.
Il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri può costituire una solida base per avviare immediatamente una riflessione attualmente in parlamento, sia in vista dell’adozione di ulteriori provvedimenti. Una normativa per la "sicurezza e trasparenza" degli edifici, attraverso un libretto di manutenzione gestito da un tecnico - in Francia "l’architect de la comproprietè" svolge da anni questa importante funzione – che riporti la storia dell’edificio, è strumento al tempo stesso di sicurezza per gli abitanti e di trasparenza per il mercato immobiliare.
Questa proposta degli architetti viene rilanciata in questo momento di emergenza, ma è stata già formulata al congresso nazionale di categoria, nell’ambito della indagine Censis sulla professione di architetto e sul rilancio della sua progettualità. Si afferma infatti, in essa, che l’integrazione normativa ed economica con l’Europa esige nuovi orientamenti organizzativi e gestionali nel settore del patrimonio edilizio, sia con riferimento alle positive esperienze già in atto negli altri paesi, sia ampliando le stesse con una gamma di possibili varianti innovative, quali l’innesto di nuovi processi tecnologici, il ricorso a diverse soluzioni organizzative, l’adozione di sistemi di controllo della qualità dei prodotti e dei processi, la creazione di reti informative. Tale proposta peraltro, non è stata formulata solo per prevenire le sciagure, ma anche per ridurre la spesa che i comuni dovranno sostenere sia per la redazione dei piani attuativi, sia per le ingenti spese relative all’operazione Catasto. Da qui la possibilità di applicare, nei confronti dei privati, incentivi fiscali e agevolazioni molto più consistenti rispetto a quelli oggi previsti nel provvedimento del Governo. Inoltre, potrebbero essere stabiliti specifici criteri per rideterminare i corrispettivi professionali a favore dell’utenza, assicurando la qualità della prestazione e la salvaguardia dell’interesse pubblico. Ad Assisi, pochi mesi fa, gli architetti italiani posero una domanda al centro della riflessione generale: la qualificazione e riqualificazione urbana ed ambientale, rappresentano solo il sogno della cultura italiana, oppure possono diventare "la modernità", ovvero obbiettivo strategico, politico, non congiunturale, fonte di sviluppo e occupazione per l’Italia d’Europa nel terzo millennio?
Il rapporto Censis sulla professione di architetto, presentato al V Congresso risponde oggi affermativamente a questa domanda. "La globalizzazione porta a un primato del territorio e della sua gestione" ha affermato Giuseppe De Rita, presentando il rapporto CENSIS alla stampa, la settimana prima del congresso.
Il rapporto conferma, al di là di ogni ottimistica previsione, e pienamente, un consenso diffuso sull’impostazione degli architetti italiani. Qualche settimana fa il neoministro dei LL.PP Willer Bordon (a poco più di un anno di distanza dal suo predecessore Paolo Costa che aveva proposto di stanziare duecentocinquantamila miliardi per le autostrade e solo cinquemila miliardi per le città) ha affermato:
"Negli ultimi anni non siamo stati attenti ed affidabili custodi di questo immenso patrimonio chiamato Italia. Mezzo secolo di brutta, bruttissima architettura ha rovinato secoli di interventi fatti nel rispetto del territorio. Restauro e rilancio della Bella Italia dunque, ne ho parlato al vertice dei ministeri economici con D’Alema, che è sostanzialmente d’accordo."
Dopo qualche giorno gli ha fatto eco D’Alema: "Serve un grande progetto, un vero patto nazionale, sul quale immaginare il futuro ambientale e culturale di un paese come l’Italia vicino al collasso paesistico. Penso a un New Deal che possa consentire la riqualificazione ed il restauro della penisola…. Salviamo con coraggio e rabbia ciò che resta del Bel Paese…"
Il manifesto degli architetti italiani sta producendo i suoi effetti.
* Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti