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sindaci e concorsi | Stampa |
Scritto da Vincenzo De Luca, Michele Caiazzo e Pellegrino Gambardella   
giovedì 10 agosto 2000
Vincenzo De Luca
Alla fine del ’93 Salerno è una città in ginocchio. Il processo di deindustrializzazione comune a molte realtà del Mezzogiorno, si somma al degrado urbano dovuto a decenni di speculazione e malgoverno. Il ciclone “tangentopoli” decima la classe politica ed apre una fase di transizione caratterizzata da una crescente perdita di credibilità delle istituzioni. Le elezioni amministrative – che seguono un periodo di commissariamento del comune – vedono l’affermazione, dopo il ballottaggio, della lista dei “Progressisti per Salerno” che si caratterizza per un programma politico di estrema concretezza. Comincia un periodo di duro lavoro. Occorre dimostrare – con i fatti – che il programma elettorale non è un compendio di buone intenzioni ma costituisce il supporto di una quotidiana azione amministrativa rivolta al fare.

Dal punto di vista urbanistico la situazione non è eccellente: un vecchio e sopradimensionato PRG, redatto ed approvato prima dei decreti del ’68 sugli “standard” ed una variante generale, adottata e non approvata, che “congela” tutte le aree libere dell’ambito urbano introducendo un generico vincolo espropriativo necessario per il fabbisogno di aree per attrezzature pubbliche, stimato in oltre 2 milioni di metri quadrati. Inoltre, una miriade di piani di recupero detta norme fortemente conservative e finisce per scoraggiare qualsiasi iniziativa. I tempi del nuovo PRG, per il quale – oltre all’incarico conferito al prof. Oriol Bohigas – non si è svolta alcuna attività, si preannunciano lunghi e, comunque, non compatibili con le indifferibili esigenze della città. Ancora, risultano avviate diverse, importanti opere pubbliche (copertura del trincerone ferroviario, cittadella giudiziaria, nuova strada lungoirno), delle quali non si condivide la localizzazione, l’impostazione e la filosofia e che risultano, peraltro, oggetto di indagine da parte dell’Autorità Giudiziaria. Il quadro è sconfortante e sembra dover ineluttabilmente condurre alla paralisi amministrativa.

Ci si mette immediatamente al lavoro; un lavoro quotidiano, duro, a volte ossessivo. La riforma della pianta organica apre nuove prospettive ai giovani dirigenti del comune cui vengono conferite autonomia e responsabilità. La giunta avvia formalmente i lavori di pianificazione risolvendo i problemi contrattuali con il prof. Bohigas, costituisce l’ufficio di piano e formula i primi indirizzi per la redazione del nuovo PRG. Si punta decisamente a non affondare nell’“urbanistica di carta” e a promuovere, da subito, una trasformazione visibile e profonda della città pur non differendo i tempi della pianificazione. Una doppia velocità che consenta di avviare un importante programma di opere pubbliche (anche trasformando in modo rilevante quelle già avviate) che dia respiro all’imprenditoria e caratterizzi Salerno come città dell’accoglienza e della vivibilità. Le nostre esigenze si incontrano perfettamente con la filosofia urbanistica di Oriol Bohigas da lui compiutamente esplicitata in un “Documento Programmatico” che, con valore di “preliminare di piano”, viene discusso ed approvato dal Consiglio Comunale. Il “Documento” si fonda su un’approfondita analisi della città, delle sue componenti e delle sue implicazioni; l’approccio è estremamente pragmatico: le priorità sono le cose possibili è una delle affermazioni più ripetute da Bohigas che chiarisce, forse anche provocatoriamente, come si ritenga inadeguato il PRG come strumento di controllo delle città soprattutto quando, come nel caso di Salerno, si debba puntare alla riqualificazione di un tessuto esistente piuttosto che alla sua espansione. Sono necessarie soluzioni di progetto al posto di un piano vincolistico costruito su illusioni e indeterminazioni temporali, composto solo da quantificazioni e regolamenti […] c’è bisogno di una urbanistica “strategica” che si realizzi a partire da quei punti concreti, scelti tanto bene, che da soli possano avviare trasformazioni dalle conseguenze più generali. Partire dunque dai progetti, osservare la città dal particolare al generale capovolgendo, in qualche modo, l’impostazione legislativa attuale non è soltanto un problema di distinzione tra piano e progetto. La differenza fondamentale è nella definizione degli interventi che devono potersi realizzare in tempi compatibili.

Ma quale può essere l’elemento di raccordo tra il ridisegno generale della città e gli interventi immediati di trasformazione urbana? A cosa affidare la coerenza tra piano regolatore ed interventi di carattere anticipatorio che possano avviare la riqualificazione dei quartieri? Lo strumento che con Bohigas ci siamo dati è il progetto di AAPU, acronimo che sta per Area di Attuazione Puntuale Urbanistica, ed è, sostanzialmente, un progetto urbanistico- architettonico calato su un ambito scelto con molta attenzione in quanto ritenuto strategico per innescare – immediatamente - un circolo virtuoso di rinascita della città e di recupero di un’identità perduta o mai avuta. Non è stato semplice coniugare la filosofia urbanistica di Bohigas con leggi e regolamenti che imbrigliano, in special modo in Campania, tutte le amministrazioni comunali. Ci siamo riusciti grazie anche ad una “fantasia” amministrativa che ci ha consentito di sfruttare tutte le possibilità offerte dal variegato quadro normativo ed alla consapevolezza, fonte di tranquillità, che si è operato – sempre - in nome di un incontrovertibile interesse collettivo. Compatibilità con il vecchio PRG, accordi di programma, conferenze di servizi, varianti ai piani di recupero, legge 1/78, ecc. nessuna possibilità è stata trascurata per fare presto, nonostante la palude burocratica della regione Campania. Ma presto non è ancora abbastanza.

Nei processi economici il tempo non è una variabile indipendente. Nelle centinaia di opere pubbliche appaltate sono stati coinvolti, accanto ai dipendenti del comune, numerosissimi tecnici esterni. Architetti, ingegneri, geometri hanno prestato la loro opera professionale con entusiasmo, sapendo di far parte di un progetto ambizioso, destinato a cambiare il volto della città. Ma come scegliere i tecnici? Come conciliare trasparenza negli affidamenti e capacità professionali? Qualità delle progettazioni e rispetto normativo? I tentativi esperiti sono stati vari e non tutti hanno sortito effetti positivi. Sono stati effettuati pubblici sorteggi, valutazioni curricolari e, sotto soglia, incarichi fiduciari. Ma laddove si è voluto privilegiare la qualità delle progettazioni ed incentivare il contributo di idee, si è scelta la strada del concorso. Il concorso bandito per la parte alta del centro storico, denominato degli “edifici mondo” perché comprendente grandi complessi conventuali, aveva quale ambiziosa finalità quella di preludere ad un piano-progetto che, integrandosi con le scelte del PRG, contribuisse a definire il ruolo di una tra le zone più problematiche di Salerno. L’amministrazione doveva potersi avvalere del maggior numero di suggerimenti e suggestioni possibili.

E’ nata così l’idea di un concorso con una prima fase aperta a tutti, in cui la selezione avvenisse su idee progetto presentate in forma anonima. La seconda fase, assistita da un rimborso spese, ha visto il confronto di dodici gruppi di progettazione di cui quattro invitati e otto selezionati. Tre i vincitori ex aequo: Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa con un’affascinante proposta di città giardino verticale; Manuel de las Casas che prevede un intervento sobrio, rispettoso del passato e molto attento alle funzioni ed all’accessibilità; Antonio Monestiroli che, con grande chiarezza di impianto, finalizza l’intervento al recupero della qualità architettonica degli edifici-mondo ed all’eliminazione del loro isolamento. Diversa è la strategia seguita per l’affidamento della progettazione della nuova strada “lungo Irno”. In questo caso la presenza di un’idea-progetto forte, elaborata da Bohigas nell’ambito degli incarichi conferitigli, rendeva necessario l’individuazione di un soggetto professionale, in possesso del necessario know-how, che fosse in grado di sviluppare, con rapidità ed efficienza, l’idea senza tradirne l’impostazione. Ci si è avvalsi, dunque, di una procedura aperta e di un confronto tra curricula, prezzi e tempi offerti. Ancora diverse le strategie rivolte alla scelta dei progettisti di tre importantissime opere pubbliche: nuovi uffici giudiziari, stazione marittima e palazzetto dello sport. Si è voluto, con questa serie di concorsi, rilanciare il ruolo della città, coinvolgendo nell’operazione di trasformazione urbana architetti di indiscussa caratura internazionale. Per i tre concorsi si è seguita una procedura sostanzialmente analoga, articolata in due fasi.

La prima aperta con selezione curricolare, in cui i candidati venivano anche invitati ad esplicitare, con una breve relazione, il proprio approccio progettuale al tema del concorso; la seconda, ristretta e assistita da un rimborso spese, consistente nella comparazione delle proposte progettuali, rivelatesi poi tutte di grande spessore. Molto soddisfacenti i risultati: David Chipperfield si aggiudica l’incarico per i nuovi uffici giudiziari con un elegante sistema di edifici a corte, connessi da colonnati e giardini; Tobia Scarpa vince il palazzetto dello sport con un progetto sobrio ma non privo di fascino e, dulcis in fundo, a Zaha Hadid viene affidato l’incarico per il progetto della nuova stazione marittima pensata come una grande e trasparente conchiglia, quasi un’astronave senza peso poggiata sul molo Manfredi. Comune denominatore di tutti i concorsi è stato il notevole livello delle commissioni giudicatrici, tutte composte da esperti di grande spessore e indiscussa competenza.

 

Michele Caiazzo
Il territorio del Comune di Pomigliano d’Arco ha un tessuto urbanisticamente consolidato, frutto di interventi passati, a volte, radicalmente contrari allo stesso ordine urbanistico, che hanno dato vita ad agglomerati di edificazioni non accompagnate dalle necessarie urbanizzazioni, servizi, infrastrutture, spazi destinati al gioco ed aree libere. E’ necessario, invece, rendere la città moderna accessibile, vivibile, rispondente alle prospettive di crescita economica, senza sradicare cultura e tradizioni locali, valorizzando le qualità estetiche e fisiche dell’esistente. In particolare, per correggere le distorsioni presenti ed impedire l’ulteriore disgregazione della Città di Pomigliano d’Arco in parti, andrà applicato il principio del “costruire nel costruito”, per garantire una riqualificazione autentica e ripristinare le condizioni di completa fruizione dell’ambiente urbano. Personalmente, ritengo che assicurare uno sviluppo sostenibile alle nostre città significhi, inevitabilmente, integrare un’urbanistica di qualità con la mobilità e l’ambiente: ciò si traduce nell’elaborazione ed attuazione di piani d’azione a medio e lungo termine, nel rispetto dei principi della Carta di Aalborg e dell’appello di Hannover. Il nostro territorio ha un fabbisogno di opere pubbliche - intese come vere e proprie opere di trasformazione e riqualificazione urbana - ancora alto, ma occorrerà coinvolgere i professionisti per la pianificazione di qualità unitamente al settore privato per la programmazione e realizzazione degli interventi.

A tal riguardo, l’Amministrazione Comunale ha iniziato, nel 1998, un lungo ma fruttuoso percorso per la riconversione e risistemazione di una porzione rilevante del proprio territorio. Un’area posta immediatamente a ridosso del viadotto della ferrovia Circumvesuviana, occupata da qualche brandello di tessuto edilizio, a volte abusivo, da qualche industria abbandonata, da uno stadio ed alcuni edifici testimonianze di un discreto razionalismo degli anni Trenta. Abbiamo, in questo caso, ritenuto doveroso ed indispensabile sollecitare, a livello nazionale, la cultura dei “professionisti della città” - architetti, ingegneri ed urbanisti - ad un confronto su proposte di idee per la definizione dell’assetto fisico e funzionale di un’area di rilevanza strategica. Trattandosi, inoltre, di un intervento di riqualificazione urbana, con progettazioni riguardanti lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale nonché tecnologico, l’Amministrazione ha valutato l’opportunità di applicare la procedura del Concorso di Idee per l’affidamento degli incarichi professionali, così come previsto dall’art.17, comma 13 della Legge 109/94. Veniva così bandito il “Concorso nazionale per idee di progetto preliminare per la sistemazione di aree ferroviarie e industriali dismesse a Pomigliano d’Arco”: ventotto gruppi di professionisti, da ogni parte d’Italia, vi hanno partecipato. Il concorso indetto dall’Amministrazione è stata una grande occasione di confronto e di proposta, di collaborazione con il Comune. Un’operazione perfettamente inquadrata, per tempi, criteri e modalità, con quanto sino ad ora messo atto in città. Infatti, stiamo tentando, con tutte le risorse disponibili, di migliorare la qualità della vita urbana, di costruire una identità che sia capace di proiettare la storia nel futuro. Da questa volontà sono nate infatti le prime realizzazioni (un grande parco urbano di imminente apertura, il restauro di antichi palazzi, una generale riqualificazione urbana): traguardi significativi ma parziali.

La giuria del Concorso, composta dai professori Giancarlo De Carlo ed Edoardo Salzano, dal Dott. Mario Zambrini, esperto in valutazione d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente, dall’Arch. Claudio Settimi, rappresentante del Consiglio Nazionale Architetti e dall’Arch. Paolo Pisciotta e dall’Ing. Luigi Vinci, rispettivamente presidenti degli Ordini provinciali degli Architetti e degli Ingegneri, non ha ritenuto di dovere assegnare il primo premio, bensì di dividere le risorse disponibili fra tre vincitori “ex aequo”, ritenendo la questione della riorganizzazione dell’area tra la città e la zona industriale un tema sul quale sollecitare ancora riflessioni e proposte. Con l’esito del nostro Concorso nazionale, l’Amministrazione Comunale è stata messa in grado di elaborare un progetto preliminare a scala urbanistica di risistemazione generale dell’intera area. Un progetto ambizioso che interessa la riprogettazione di un’area ma può e deve essere vista come momento e punto di partenza per una riqualificazione generale della città. Un lavoro che è frutto sia di precise volontà politiche sia di azioni sinergiche messe in atto dal nostro Ufficio di Piano e dalla stessa terna dei vincitori “ex aequo” del Concorso.

Alla luce di questa nostra prima proficua esperienza, sono fermamente convinto che l’azione di un’amministrazione comunale, se pure fortemente sensibilizzata, da sola non basti a convertire ed indirizzare lo sviluppo urbano di qualità verso la sostenibilità. Occorre indispensabilmente sia il coinvolgimento e la partecipazione attiva e fattiva dei cittadini, consumatori di servizi e fruitori dell’ambiente, ma soprattutto lo stimolo esterno, continuo, della cultura di professionisti motivati e qualificati.

 

Pellegrino Gambardella
L’Amministrazione Comunale, intendendo procedere all’allestimento di un organico progetto per la sistemazione dell’area di sedime dell’ex edificio scolastico elementare di Piazza Lancellotti, con riferimento al contesto urbanistico della stessa ed in armonia con il passato e le tradizioni che hanno fatto la storia locale, ha indetto un concorso d’idee a livello nazionale. Al fine di valorizzare la predetta piazza, risultata già oggetto di un intervento urbanistico, i cui lavori sono stati ultimati secondo i valori culturali e socio-economici di questo Comune, è stato approntato quindi, un bando di concorso per l’acquisizione, da parte di tecnici qualificati, d’idee e proposte. In relazione poi, alla posizione che occupa tale piazza nell’ambito del territorio urbano, al collegamento con altre strade cittadine, ed alla potenzialità della zona dovuta alla basilica di Maria SS. del Carpinello, il concorso è finalizzato alla scelta del miglior risultato di idee espresso dai concorrenti, ed il progetto dovrà essere predisposto ed articolato per promuovere ed incentivare la zona quale punto di riferimento di incontri e passeggio dei cittadini, ed alla valorizzazione dell’area urbanistica interessata, dando maggior risalto all’attuale piazza.

E’ proprio attraverso questa procedura concorsuale, aperta a tutti i professionisti, ed alla composizione della Commissione, costituita dai rappresentanti degli Ordini Professionali degli Ingegneri e degli Architetti, nonché dai rappresentanti di tutte le forze politiche e sociali presenti sul territorio, che sarà possibile pervenire all’obiettivo preposto dall’Amministrazione Comunale, formulando una graduatoria di merito delle proposte pervenute.

 
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