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Certo, la sala gremita è il segno tangibile, non solo della calorosa accoglienza verso il Maestro, ma del sempre più pressante bisogno di confronto e dibattito, legato al mestiere di architetto, al nostro fare professionale, relazionato al tema dei processi di trasformazione della città, in una città, come la nostra, dove il dibattito si va sempre di più appiattendo su posizioni di parte e non teso ad offrire un contributo sereno alle vere questioni della città Testimonianza di questo difficile ma affascinante mestiere è il lavoro del Maestro, quello stesso lavoro, che noi, già da giovani apprendisti architetti, abbiamo imparato ad apprendere studiando le sue opere, opere che hanno visto sempre esaltare la centralità del progetto, elaborato con attenzione e sapienza, stilato di propria mano, accuratamente studiato nei minimi particolari. Lo stesso studio, assomiglia più ad una “bottega di architetto” che non ad una engineering professionale, evitando così di cedere alle tentazioni di trasformarsi in una delle tante “fabbriche di architettura” statunitense. 
Conserva tuttora l’aria di un atelier un pò sui generis, dove nulla è commerciale ed il segno del maestro rimane ancora oggi decisivo in tutte le sue opere. Studio come luogo della creatività e della conoscenza, e proprio dal rapporto di queste due componenti che nasce la Centralità del progetto. Oggi più che mai, è necessario recuperare la dimensione concreta della qualità della progettazione architettonica, urbana e territoriale, spesso relegata a pretesto per sterili dibattiti estranei alla realtà delle cose. La rarità di architettura contemporanea e di qualità urbana in Italia, è sicuramente una delle principali cause della crisi delle nostre città, che nasce dalla interruzione delle formidabile continuità con cui l’architettura italiana era riuscita, fino al secondo dopoguerra, a rappresentare la sintesi dei bisogni e delle emozioni umane. Come dice Benedetto Gravagnuolo nel suo ultimo articolo apparso sul Il Mattino di Giovedì 3 Maggio, dal titolo “Processo all’Architettura”- In Italia manca da più di cinquant’anni una seria politica culturale nell’ambito delle opere pubbliche, una politica che ha visto sempre più una scarsa attenzione verso le architetture di qualità. Lo stesso Gravagnuolo si domandava che fine abbia fatto da noi la innovazione urbana? Innovazione ma anche qualità urbana fatta di architetture contemporanee, che rappresentano un valore aggiunto non solo sociale ma anche economico. Quelle architetture contemporanee che costruiscono anche nelle nostre città quella Modernità Urbana, che sta caratterizzando le altri capitali europee e che si pongonono come volano di sviluppo economico e sociale con la immissione risorse derivante dal turismo colto e contemporaneo. Ormai non c’è più bisogno di citare Parigi, Berlino, Bilbao la stessa Barcellona, che ospita tra l’altro una delle opere più belle di Meier - Il Museo d’arte contemporanea - architettura nata da un concorso internazionale, per capire come l’architettura, superando i confini del bisogno e del diritto del cittadino, si pone come risorsa economica su cui costruire lo sviluppo di una città contemporanea. Basti scendere 50 chilometri più a sud di Napoli, Salerno, per capire come le trasformazioni di questa città, siano affidate, più che ad un Piano fatto di norme e regolamenti, ad un processo del costruire fatto di architetture, risultati di concorsi, procedura questa che garantisce, oltre la innovazione e la qualità urbana, anche la partecipazione democratica dei cittadini ai processi di trasformazione della città, tesa a sviluppare quel senso civico di democrazia urbana. Basterebbe avere l’umiltà di guardare oltre i confini nazionali per recuperare il giusto valore della innovazione urbana. In Francia, già dagli anni 70, si è adottata una politica per le opere pubbliche tesa ad esaltare quella modernità urbana fatta di architetture e, attraverso il sistema dei pubblici concorsi, si sono realizzate opere che sicuramente hanno consolidato l’immagine di Parigi e di altre città, in quel circuito internazionale fatto di turismo colto e contemporaneo. La stessa Barcellona di Pascal Maragall, sindaco negli anni 80/90, è stata investita da un processo di trasformazione urbana fatto di architetture, quel processo che oggi vede questa città al centro degli interessi culturali internazionali. Per questi motivi che il concorso di architettura, anche qui nella nostra città, nel nostro Paese, deve diventare un fondamentale e coraggioso atto politico ed amministrativo, capace di rilanciare quel sistema di partecipazione democratica del cittadino, e costruire quella Modernità urbana, dove l’architettura diventa non solo un bisogno ma un diritto del cittadino, capace di creare non solo sviluppo culturale ma anche economico. L’architettura, come dice Meier, non è solo testa, ma è dotata anche di dita, di mani e di braccia, che le permettono di agire nella risoluzione di problemi legati a particolari situazioni, e soprattutto di dare vita, azione e potenzialità alla città e ai contesti nei quali costruire. Per concludere, senza importare modelli preconfezionati, proviamo almeno a tracciare una via italiana per giungere in Europa anche per la gestione intelligente delle opere pubbliche, e oserei aggiungere della professione di architetto. Quella stessa professione che ha caratterizzato il fare del Maestro Meier, straordinaria sia in termini di quantità che di qualità, che gli ha consentito, grazie alle sue meravigliose opere, di ricevere i più prestigiosi premi: dal Pritzker Prize alla medaglia d’oro del Royal Institute of Bristish Architects; dagli Honor Awards dell’Accedemy dell’American Institute of Achitects al premio Arnold Brunner dell’American Accademy and Institute of Arts and Letters, alla medaglia d’oro dell’Aia, per concludere con la Laurea ad Honoris Causa conferitogli dalla nostra Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli - Federico II. Per questi motivi, che noi, con affetto, oggi Le diciamo grazie per aver scelto Napoli ed il nostro Ordine per marcare una sua autorevole presenza professionale nel nostro Paese, e con orgoglio ci vantiamo della sua iscrizione al nostro Albo professionale, certi che la Sua prestigiosa presenza possa essere da stimolo alla crescita non solo professionale della categoria che qui rappresento ma anche culturale dell’intera città di Napoli. |