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L’idea è semplice, il risultato sembra davvero interessante. L’idea è quella di organizzare un ciclo di seminari per gli studenti del Corso di laurea triennale in Scienze dell’Architettura per metterli in contatto con il mondo della professione. Ovvero aprire l’accademia al dimensione del lavoro, per consentire ai giovani studenti di comprendere, oltre alla teoria faticosamente studiata sui libri, anche un po’ della “pratica” dell’architettura, cosa che spesso l’università ha dimenticato e dimentica di fare.
“Un nuovo modo di fare didattica, che tenti di colmare la distanza tra il mondo accademico e quello del lavoro”, secondo Adelina Picone, curatrice del volume insieme ad Antonio Lavaggi e Alessandro Castagnaro.I seminari sono stati organizzati invitando numerosi architetti italiani e stranieri, preferibilmente giovani, a raccontare progetti di dimensioni contenute. La scelta del “piccolo” è legata a più motivazioni. La prima è che ai laureati del corso triennale, futuri architetti junior, sarà richiesto di cimentarsi soprattutto con temi piccoli, come sottolinea Antonio Lavaggi, presidente del Corso di laurea. La seconda è che, più in generale, nel nostro paese sono soprattutto interventi di modeste dimensioni a caratterizzare l’attività degli architetti. La terza, sottesa, è quella che gioca con il titolo stesso dell’iniziativa, “ambiguo in modo intenzionalmente intrigante”, come scrive Pasquale Belfiore nel suo contributo al volume. Cosa succede se si prova a sostituire il verbo alla congiunzione, affermando che “piccolo è bello”?Da questa esperienza è stato tratto un libro bello e ben fatto, edito da Paparo, che raccoglie i progetti presentati durante le 5 edizioni dei seminari ed una serie di contributi teorici, oltre agli scritti introduttivi dei curatori Antonio Lavaggi, Sandro Raffone, Adelina Picone ed Alessandro Castagnaro.“Abbiamo scelto volutamente opere minori per dimensioni anche di progettisti impegnati in imprese più grandi”, evidenzia Castagnaro, “perché in Italia siamo più abituati alle piccole occasioni progettuali e speriamo che i nostri giovani laureati possano progettare piccole case di qualità per il nostro territorio piuttosto che grattacieli a Dubai. Abbiamo bisogno di far salire la qualità media dell’architettura, più che di capolavori”. |