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Il Ptcp avvia il modello di democrazia urbana | Stampa |
Scritto da paolo pisciotta   
giovedì 20 marzo 2008

Recuperare entusiasmo e fiducia verso i temi della pianificazione e della programmazione del territorio in un momento in cui l'emergenza è il filo conduttore del confronto sociale in atto nella nostra realtà territoriale è impresa assai ardua.

Quella condizione emergenziale endemica, strutturale, che ci accompagna fin dagli anni 70, con il colera, passando per gli anni 80 con il terremoto, fino ad arrivare ai giorni nostri, quella più drammatica, dei rifiuti e della contaminazione ambientale; un'emergenza che ha sottoposto la nostra regione - e noi stessi - ad una gogna mediatica internazionale, talvolta superando anche i meri confini giornalistici, attestandosi su forme di vera denuncia, come l'ultima puntata di Report del 9 marzo scorso.

In questa drammatica condizione ambientale, politica e sociale, la Provincia ha inteso non sottrarsi a quelle responsabilità di soggetto delegato alla programmazione del territorio, ed ha presentato alle parti sociali, il 7 marzo scorso presso la Stazione Marittima, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Ptcp).

 Questo segnale d'inversione di tendenza è rilevato anche dal fatto che con tale gesto si è inteso rafforzare quel modello di condivisione che, nella moderna visione della programmazione, è alla base di qualsiasi processo di pianificazione del territorio. Quel modello di Democrazia Urbana che vede i diversi soggetti partecipare alle scelte e trasformarsi da semplici spettatori o utilizzatori passivi ad attori di un reale processo di sviluppo, nel quale il fattore di crescita economica deve trovare compatibilità con quello della tutela del paesaggio.

Da una prima analisi, il Ptcp sembra far emergere alcuni indirizzi su tutti gli altri, quelli propri della difesa del paesaggio, pur nella necessità di dare risposte all'ennesima emergenza, quella abitativa, che attanaglia la nostra Provincia. Un indirizzo, questo, in controtendenza a quello della "città diffusa" che, in nome di una crescita economica liberista e senza regole, ha consumato parte delle aree ancora libere, favorendo con ciò una deregulation territoriale ed un abusivismo diffuso. "Emergenza ambientale", intesa come bisogno collettivo, teso a diffondere la cultura del costruire ed a sviluppare il territorio senza consumare suoli.

Ciò impone a tutti noi una seria riflessione etica sulla gestione di un bene comune quale il "territorio", prevedendo un suo sviluppo eco-compatibile che incoraggi un processo di densificazione e favorisca il recupero delle aree male utilizzate. Un Piano che sappia indirizzare le politiche territoriali locali verso esempi di rinaturalizzazione e riconquista dei suoli male utilizzati, dalle innumerevoli aree industriali dimesse alle aree abusive abitate in modo espansivo, dalle aree degradate periferiche con scarsa qualità della vita, alle aree interstiziali e di risulta, la cui sommatoria produce quantità enormi di suoli sprecati e sottratte all'uso collettivo e naturale. E' evidente che una politica territoriale rivolta alla salvaguardia, alla tutela ed al recupero ed alla valorizzazione del costruito, richieda una specifica serie di norme e strategie in grado di regolare il processo di trasformazione del territorio, in grado cioè di creare quelle condizioni di sviluppo socio-economico compatibile con l'ambiente.

E' questa la sfida su cui l'Ordine degli Architetti P.P.C., in rappresentanza dell'intera categoria che rappresenta, si sente profondamente coinvolto nell'offrire tutto il suo contributo propositivo nella fase in cui si attiveranno le conferenze di pianificazione. Si tratta di avviare quel processo di lettura puntuale del Piano e della sua parte normativa attraverso la strutturazione di un documento propositivo, frutto di un lavoro collettivo del Consiglio e di un'apposita Commissione, che all'uopo sarà istituita. Come in altre occasioni, vedi il documento propositivo al PTR, l'Ordine, anche per il Piano Territoriale di Coordinamento, non farà mancare il suo fattivo contributo, nello spirito di sussidiareità istituzionale che ha sempre caratterizzato le sue azioni.

 
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