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nel segno della qualità | Stampa |
Scritto da Paolo Pisciotta   
mercoledì 10 gennaio 2001

E’ consapevolezza diffusa l’esigenza di una nuova Legge Urbanistica della Regione Campania, capace di dare slancio ad uno sviluppo ragionato dell’intero territorio regionale. L’accumularsi di vari provvedimenti legislativi parziali, combinati con l’incertezza della divisione di competenze, hanno determinato di fatto una situazione di confusione normativa, che si presta diverse interpretazioni giuridiche, producendo lunghi contenziosi tra le parti. Infatti, tale separazione di ruoli e competenze non ha consentito, ad oggi, una tutela organica del territorio, generando confusione, disguidi, lentezze e atteggiamenti contraddittori, che di certo non hanno giovato e non gioveranno ad un programma di sviluppo di cui ha bisogno la nostra Regione. Il risultato di tale incompleta integrazione di competenze, combinato ad un diffuso sistema vincolistico del territorio, di certo ha generato, non uno sviluppo organico, ma una deregulation urbanistica ed un imperante abusivismo.

In questo sistema generale di cose, la Regione Campania è risultata assente nella produzione di quella armatura legislativa e di principi che già da qualche anno sta innovando il sistema di pianificazione dal basso, contemplando una serie di istanze maturate nell’evoluzione della pratica professionale ed amministrativa. Il nuovo Assessore all’urbanistica della Regione Campania, ha annunciato pubblicamente che, entro marzo, varerà la Nuova Legge Urbanistica Regionale. Si tratta di una legge indispensabile per l’assetto del territorio regionale, per lo sviluppo produttivo e per garantire certezze nel governo del territorio. Certo il passato non induce all’ottimismo. Due recenti tentativi, quello dell’Assessore Eirene Sbriziolo e quello dell’Assessore Concetta De Vitto, sono naufragati, mentre altre Regioni andavano dotandosi, nel corso degli anni 90, di Leggi Urbanistiche Generali, ed in qualche caso, sulla base dell’esperienza e della pratica amministrativa, le stesse leggi venivano modificate, producendo diverse generazioni di Piani.

In Campania siamo fermi alla Legge dell’82, un sistema legislativo che sa più di procedura che di contenuto innovativo. Ben venga quindi una Nuova Legge Urbanistica. Gli architetti guardano con interesse a tale iniziativa, perché consapevoli che una buona urbanistica produce una buona architettura, libera potenzialità di investimento e genera opportunità per la professione. Tutto il nuovo quadro legislativo sperimentato nelle altre Regioni, in questi anni, è rivolto a determinare una doppia tempistica della pianificazione comunale. Da un lato, un Piano di tipo strategico o strutturale e, dall’altro, un Piano operativo, più stringente nei vincoli e nelle verifiche di realizzabilità in tempi certi delle sue scelte. Come architetti vediamo favorevolmente un’impostazione di Piano che si misura con la sua realizzabilità e che offre possibilità attuative basate anche su concorsi di progettazione, non solo limitati alla città pubblica, ma anche estesi a quelle trasformazioni private o miste.

Occorre fare tesoro delle esperienze avviate in molti Comuni italiani ed anche Campani. Anche la recente Rassegna Urbanistica Regionale dell’INU, ha confermato la bontà della nostra azione politica a favore dei concorsi. Infatti questa Rassegna ha presentato un quadro sperimentale di grande interesse, in cui molti comuni, pur nel vuoto legislativo, sperimentano pratiche perequative, pianificazioni molto spinte verso l’operatività, politiche urbane rivolte ad interpretare il territorio, anche attraverso i concorsi di impianto urbano e di architettura. Lo stesso concetto di standard urbanistico, viene ormai da più parti riproposto con una maggiore attenzione al dato qualitativo, prestazionale, e non più solo limitato ad una quantità, destinata spesso a restare sulla carta. La Nuova Legge Regionale dovrà tener conto di questa realtà in movimento. Molte Province campane hanno un Piano Territoriale Provinciale in avanzato stato di definizione.

Come la Regione approverà questi Piani? Come le confronterà con un Piano Urbanistico Territoriale di inquadramento regionale, anch’esso avviato in questi giorni? Come mettere in campo processi di copianificazione, piuttosto che meccanismi di prevalenze paralizzanti? Di questo dovrà occuparsi la Nuova Legge Urbanistica Regionale, anche misurandosi non solo con gli aspetti meramente giuridici, che sono propri, ma anche con le trasformazioni avvenute in questi anni nel territorio fisico e sociale della regione, con le articolazioni nuove che hanno visto nell’area metropolitana di Napoli, nell’area di Salerno, nelle fasce intermedie della pianura e nelle zone interne, manifestarsi nuove gerarchie e nuovi modi di presentarsi della questione urbana. L’Assessore Di Lello ha manifestato l’interesse a confrontarsi anche con gli Ordini Professionali interessati e con le associazioni culturali, come avvenuto in altre Regioni. Qui gli Ordini hanno partecipato alla “costruzione” della Legge Urbanistica, e non si sono limitati solo ad esprimere giudizi su un articolato confezionato già con le sue logiche interne di natura giuridica. Penso che sentire” in corso d’opera” gli Ordini interessati può aiutare a costruire una legge migliore, dove anche gli architetti possono svolgere un ruolo centrale nel processo di sviluppo regionale ormai inderogabile.

 
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