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Nuova Legge Urbanistica: Il punto di vista del pesidente dell'ANCE Campania | Stampa |
Scritto da Giovanni Cotroneo   
mercoledì 10 gennaio 2001

Ho accolto volentieri l’invito a collaborare all’organizzazione di questa manifestazione per l’interesse che i Costruttori hanno a riconfermare un proprio radicato convincimento: che lo sviluppo dell’economia e le modificazioni sul territorio hanno un senso e sono praticabili solo alla condizione che si pongano in rapporto di compatibilità con la tutela paesistica e ambientale. Per realizzare l’integrazione tra ambiente ed economia sono necessari strumenti non penalizzanti ed in sintonia con la nuova logica d’integrazione tra regole di mercato e regole di salvaguardia ambientale.

Al contrario, va subito detto, con altrettanta franchezza, che le politiche ambientali messe a punto in Campania in quest’ultimo periodo si sono basate principalmente e troppo spesso su sistemi autorizzatori di tipo tradizionale, creando un sistema di scarsa efficienza per la stessa tutela ambientale: prova ne è l’infuriare dell’abusivismo devastante. Occorre mettere in atto strumenti che davvero rendano compatibile il rapporto tra ambiente e sviluppo.

La finalità non deve essere quella di gestire procedure, ma obiettivi. Di conseguenza, in ordine ad una crescita che vediamo frenata, ed in ordine ad un grande bisogno, è la politica dello sviluppo il mezzo fondamentale di rinnovamento. Per essere costruttivi, allora, occorre ridefinire le priorità nell’ambito degli interessi che si vogliono perseguire. In questo senso è chiaro che il punto basilare è il coordinamento tra piani: quello ambientale, quello dei rischi, quello territoriale e quello di sviluppo economico. Per questa via soltanto è possibile passare ad un’urbanistica che consenta lo sviluppo e la tutela effettiva ed efficace del territorio. Un’altra considerazione va fatta in questa sede. Il quadro piuttosto grigio dell’assetto della pianificazione ambientale che ho ricordato diviene ancora più negativo se si considera la precarietà di uno degli istituti che ne è alla base: il vincolo ricognitivo, ossia l’accertamento di una qualità oggettiva del bene ai fini della sua tutela. Ed anche questo si è puntualmente verificato nell’esperienza della nostra realtà locale: faccio riferimento sia alla Variante di Salvaguardia al P.R.G. del Comune di Napoli, sia ai Piani Paesistici predisposti dal Ministero, sia ancora ai Piani Stralcio delle Autorità di Bacino. Paradossalmente, poi, un sistema di tipo vincolistico non solo genera una forte distorsione del principio di concorrenza a tutto svantaggio delle imprese serie strutturate ed a favore di soggetti avventurosi, ma a causa della inefficienza della P.A. nell’attività di controllo, tale fenomeno si espande e preclude qualsiasi sviluppo ordinato.

Nella nostra pianificazione ambientale inoltre sono pressocchè inesistenti i principi e gli strumenti della pianificazione concertata. E’ soprattutto assente una cultura della “gestione” dell’ambiente e, più in generale ancora, dell’urbanistica “contrattata”. In questo senso, diventa fondamentale organizzare e gestire sul piano del coordinamento e dell’efficienza strumenti e procedure che consentano di integrare la tutela dell’ambiente nella gestione del territorio, evitando perciò che nel rapporto fra Stato, Regioni ed Enti locali si disperdano competenze e responsabilità. Un punto va ribadito: lo sviluppo sostenibile della nostra area regionale è strettamente legato alla qualità del quadro ambientale in un rapporto di tipo inverso rispetto alla quantità di popolazione residente. In altri termini, oggi i maggiori addensamenti di popolazione si registrano nelle aree di peggiore qualità e, quindi, di minore vivibilità. Se questa è la risultante, occorre chiedersi come e perché tutto ciò sia accaduto: sono diventate aree a cattiva qualità ambientale quelle che pur dotate di risorse e fattori localizzativi, senza una adeguata programmazione d’uso del territorio e adeguate valutazioni di impatto ambientale, hanno visto concentrarsi le maggiori attività residenziali e produttive della regione.

Da qualsivoglia punto si parta, il problema dell’asfissia dell’area metropolitana di Napoli è e resta una priorità: l’area va in ogni caso decongestionata, ne va ridotta la pressione d’uso sulle risorse residue. L’area, in altri termini, va depolarizzata. Non si tratta di spostare residenze, si tratta invece di progettare ecosistemi urbani in grado di riequilibrare l’uso delle risorse ambientali in atto nella regione, spostando la concentrazione dell’area napoletana verso altri territori in grado di sopportare un aumento di carico e di pressione, generando così il necessario equilibrio tra pressione, disponibilità di risorse e capacità di carico. Una migliore distribuzione della qualità urbana nel territorio potrebbe determinare anche una migliore distribuzione dei carichi e delle pressioni sul territorio e sull’ambiente stesso, ovvero la generazione di nuove polarità esterne all’area napoletana. Ciò, pertanto, costituisce una strategia indispensabile al fine di perseguire l’obiettivo della sostenibilità, raggiungibile attraverso la creazione di centri alternativi, la riqualificazione delle periferie, la pianificazione del trasporto urbano in funzione della creazione di centri alternativi, il recupero e il restauro di centri storici. L’azione per la progettazione dei centri alternativi nelle aree metropolitane coincide largamente con un altro obiettivo: la riqualificazione delle periferie urbane.

Si tratta di riportare ad un giusto equilibrio la domanda e l’offerta di luoghi centrali e funzionali avviando, così, un processo di risanamento e di qualificazione dei quartieri e delle aree periferiche oltre che, ovviamente, di gestire meglio l’equilibrio fra le pressioni e le risorse territoriali ed ambientali disponibili. Un’azione concomitante alle due precedenti (centri alternativi e riqualificazione delle periferie) è quella di articolare la gestione e la pianificazione dei trasporti dell’area metropolitana, in uno stesso sforzo di progettazione integrata. Lo sviluppo pianificato dei trasporti non dovrebbe continuare a rispondere esclusivamente allo sviluppo della domanda di trasporto, bensì anche alla domanda così come viene programmaticamente simulata e determinata dal piano territoriale, in una concezione integrata “uso del suolo - trasporti”. La rete stradale di interesse per il territorio presenta una dotazione di circa 124.7 Km./Kmq e colloca la Campania al sesto posto tra le regioni italiane. Considerando, tuttavia, il rapporto tra l’estensione di tale rete con la domanda di spostamento giornaliero di popolazione, si riscontra un’incapacità di sostenimento di questa domanda e da ciò i frequenti fenomeni di saturazione. Uno sviluppo che deve necessariamente affrontare e risolvere un altro delicatissimo nodo: il dissesto idrogeologico in atto o potenziale determinato dalla natura geologica dei terreni affioranti, dalle condizioni climatiche, dall’uso del suolo non sempre ispirato ai criteri predetti di sostenibilità.

Connesso alle azioni di sviluppo già esposte, l’obiettivo si completa con una specifica attenzione al restauro dei centri storici della stessa area metropolitana. Alla luce di queste valutazioni, che scaturiscono da un’esperienza oggettiva, diventa necessario ricercare soluzioni e strategie operative. Per il raggiungimento di questa finalità si possono prospettare le seguenti soluzioni: - razionalizzazione del quadro delle competenze istituzionali attraverso la creazione di centri unificati di coordinamento; - accelerazione delle procedure in modo da evitare dilatazioni temporali tra impegni di spesa di attuazione degli interventi; - coordinamento tra piani paesistici e gli altri strumenti di pianificazione territoriale così da pervenire a scelte univoche; - elaborazione di parametri ambientali e di difesa del suolo oggettivi cui fare riferimento per definire soglie di compatibilità; - incentivazione del riutilizzo di immobili pubblici e privati dismessi mediante rilocalizzazione di impianti produttivi. In quest’ottica vi è un nostro impegno specifico che si sta traducendo anche in una nostra proposta di legge urbanistica regionale, che speriamo possa costituire un utile momento di confronto tra operatori, politici ed in generale tra coloro che rappresentano interessi diffusi.

 
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