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per una nuova generazione di piani |
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Scritto da Francesco Domenico Moccia
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mercoledì 10 gennaio 2001 |
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Lo stato della pianificazione urbanistica in Campania evidenzia una diffusione pervasiva del P.R.G. che è operante nel 60% dei comuni, mentre il 26% sono ancora fermi al Programma di Fabbricazione e restano del tutto privi di strumenti urbanistici il rimanente 14%. Nella provincia di Benevento la diffusione del P.R.G. raggiunge il suo massimo con il 70% dei comuni e la totalità di quelli tra i 5 e 10.000 abitanti. Ma non si possono rilevare oscillazioni veramente significative, per il resto, in funzione sia della quantità di popolazione che per l’altitudine dei comuni. Nell’immagine topografica regionale, i territori non regolamentati assumono il disegno a macchia di leopardo, piuttosto che una forma determinata da precisi fattori.
Sebbene territori talvolta anche importanti per risorse naturistiche e paesaggistiche si trovino privi di regolamentazione, il livello locale di pianificazione è certamente più soddisfacente di quanto si sia fatto in area vasta. Basti ricordare la travagliatissima vicenda di piani paesistici con l’incapacità regionale di iniziativa. E’ su questo secondo livello che avviamo bisogno di fare di più, ma non possiamo neanche essere soddisfatti del primo. A livello locale la domanda di piano cambia. Una pianificazione regolativa non basta più, né una urbanistica totalmente rivolta all’uso del suolo. I temi dello sviluppo, nell’abbracciare la filosofia localistica si intrecciano con la conoscenza delle risorse del territorio, in questo caso concepito come un milieu di fattori della produzione integrati; la pianificazione del paesaggio si evolve in ambientalismo e assume una impostazione ecologica che vuole sbocchi nell’intervento urbanistico; per ultimo, e tra i casi più recenti, l’abolizione del regime bloccato della regolamentazione del commercio - attraverso il piano commerciale e la sua distribuzione territoriale delle licenze commerciali programmata - riversa unicamente sull’urbanistica il compito di pianificazione di questa attività limitando la regolamentazione all’impatto della funzione sulla città. Lo stesso accade per la distribuzione dei carburanti. Un poco alla volta il piano urbanistico si trova a diventare il crocevia delle regolamentazioni urbane, da un lato e delle politiche urbane dall’altro, continuando a mantenere tutti gli equivoci derivanti dalla sovrapposizione di questi due piani diversi. Nella stessa direzione portano i piani integrati di recupero dei quartieri in crisi ed i programmi urbani complessi. Nel progettare l’innovazione urbanistica ed un riadeguamento degli strumenti alle nuove esigenze si troverà anche una nuova forma di riarticolazione delle scale dei piani. La Legge urbanistica regionale, vogliamo aspettarci, avvii una nuova generazione in cui il piano sia la guida delle iniziative di cambiamento della realtà urbana, strumento positivo di impulso allo sviluppo della qualità dell’ambiente insediativo. |