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L'Ordine ha di recente sollevato e posto all'attenzione di Palazzo San Giacomo alcune riflessioni raccolte dal "fronte" della stessa categoria operante nel settore, in relazione a possibili interpretazioni attuative delle N.T.A. e del Regolamento edilizio vigenti nel nostro territorio comunale. Il presupposto di partenza è quello che "fare architettura è ovunque un mestiere complesso e difficile, e che in Italia, ancora di più nella città di Napoli, non sembra certo più facile che altrove". In tale contesto, già di per se complesso, si è evidenziato come da molti iscritti che operano nel settore dell'edilizia sia pubblica che privata, vengono evidenziate alcune perplessità connesse a differenti interpretazioni delle norme urbanistico edilizie vigenti da parte del settore dell'edilizia privata e, in particolare, degli organi periferici (STM).
"Spesso, le scelte interpretative effettuate da questi uffici finiscono con il vanificare anche le migliori intenzioni finalizzate al recupero di quella qualità minima, tanto necessaria nel nostro panorama", fa notare il presidente Paolo Pisciotta, "nonchè col contraddire l'attività strategica di governo della città finalizzata da un lato ad attuare le condizioni per un concreto sviluppo di specifiche porzioni della città, dall'altro a fornire un reale sostegno alla conservazione del nostro rilevante patrimonio edilizio storico". Tra i diversi aspetti evidenziati, troviamo, ad esempio, le incertezze relative all' applicazione dell'art. 9 del T.U. 380/01 in tutte le parti della città nella quali l'attività edilizia è assoggettata a pianificazione esecutiva. "Tale circostanza, in discontinuità con quanto avviene in altre città italiane", prosegue Pisciotta, "produce un duplice impatto sul settore: da un lato l'indefinibilità dei tempi e delle modalità di intervento, dall'altro la non concorrenza e convenienza alla percorribilità di interventi del genere nella nostra città rispetto ad altre realtà territoriali, con la conseguenza di scoraggiare l'attrazione di possibili investitori/operatori, con gravi ripercussioni sullo sviluppo economico e sociale della nostra già mortificata realtà cittadina". Altra questione evidenziata è quella attinente alla possibilità di realizzare parcheggi pertinenziali interrati (ex Legge 122/89) la cui indefinizione giuridico/amministrativa del concetto di deroga e/o variante allo strumento urbanistico, permette il consolidarsi di una sopraggiunta inversione interpretativa da parte della Soprintendenza ai BAPSAD di Napoli, che sembrerebbe improvvisamente escludere la possibilità di realizzare tali interventi nella zona in cui il vincolo vieti i necessari incrementi volumetrici, anche tecnici. Inoltre, la questione relativa al recupero dei manufatti, anche ricadenti in centro storico, demoliti e/o crollati. Seppur non comportando innovazioni e/o incrementi volumetrici, si fa notare, l'intervento dovrebbe essere esonerato dall'applicazione di qualsivoglia onere economico verso l'Ente locale, orientamento questo, peraltro, che sembra non essere condiviso da talune Municipalità. Alla luce di queste considerazioni l'Ordine, nell'ambito del consolidato rapporto di collaborazione istituzionale che da sempre ha visto impegnati i due organismi istituzionali, ha chiesto al Comune di Napoli un tavolo di lavoro finalizzato alla valutazione delle determinazioni su cui poter impostare una nuova e condivisa modalità di approccio al tema della riqualificazione architettonica della città, dichiarando anche la disponibilità ad organizzare un momento di incontro, anche con gli iscritti, al fine di diffondere al massimo la definizione univoca di tali orientamenti. |