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urbanistica e sicurezza | Stampa |
Scritto da Antonio Acierno   
mercoledì 10 gennaio 2001
Le condizioni di degrado ambientale del nostro territorio, regionale e nazionale, sono ben note a tutti e l’incapacità del sistema politico ed economico ad affrontare in maniera strutturale queste patologie non fa altro che amplificare il processo degenerativo. I disastri del territorio e l’emanazione di leggi urbanistiche, in Italia, sono stati spesso legati da un nesso di causalità, non solo relativamente a normative settoriali come l’ultima legge regionale campana n.267/ 1998 varata a valle delle frane di Sarno e Quindici, ma anche a quelle di più ampio respiro e nazionali come la stessa legge n.765/1967 (approvata dal Parlamento anche sulle suggestioni dell’alluvione di Firenze del 1966 e della successiva frana di Agrigento), cui si diede l’appellativo di “ponte” in previsione di una più organica legge quadro.

A trent’anni di distanza siamo ancora in attesa, mentre i rischi urbani e territoriali sono cresciuti in numero e intensità assumendo le seguenti forme: intensa e spregiudicata edificazione su “suoli fragili” quali sono quelli della nostra penisola caratterizzata dalla diffusa presenza di aree a rischio sismico, idraulico, idrogeologico; emergenza delle questioni ambientali relative ai crescenti rischi di inquinamento atmosferico, acustico, delle falde acquifere e del suolo, soprattutto nei centri urbani; rischio di crollo di edifici (vedi Roma e Foggia) per vetustà, scarsa manutenzione e irresponsabili modifiche strutturali; e, non per ultima, la diffusione di un generale “clima d’insicurezza” che si è ormai consolidato negli ambienti metropolitani rispetto ai rischi del traffico e della criminalità.

Gli scenari del rischio si sono, pertanto, ampliati e più evidente si fa il riconoscimento di notevoli responsabilità di una mancata pianificazione dei suoli dello spazio urbano. Di fronte alla città contemporanea eterogenea, discontinua, caotica e frammentata, cresciuta secondo regole e razionalità poliedriche ma non coordinate, dove i pericoli ambientali si cumulano con i nuovi fenomeni di esclusione di gruppi sociali indesiderati e di minoranze etniche, emerge una forte domanda sociale di “sicurezza”. La percezione sociale dei rischi determina nuove paure nei confronti dell’ambiente, generalmente inteso, e alimenta altre attese contraddistinguendo il comportamento della società di fine millennio, già battezzata dalla moderna sociologia (Beck, Giddens, Luhmann) come “società del rischio” dove alle vecchie questioni di distribuzione della ricchezza e dei conflitti di classe della società industriale si vanno sostituendo quelle di distribuzione dei rischi prodotti dallo sviluppo tecnico e economico. I probabili danni futuri, conseguenze impreviste del progresso scientifico applicato ai processi produttivi, si dispongono sul territorio in maniera diversa, gravando maggiormente su alcune aree o su particolari gruppi sociali e molto spesso traducendosi in benefici economici per altri. La questione della ridistribuzione è delicata e non può essere consegnata esclusivamente nelle mani degli esperti, ma invoca una consapevole responsabilità politica nelle scelte in materia di sicurezza.

Non si tratta di valutare, in maniera solo apparentemente neutrale, la dimensione dei rischi ma piuttosto l’accettabilità sociale degli stessi. La questione della sicurezza (nei confronti delle calamità naturali, dell’inquinamento ambientale, della scarsa qualità degli edifici, del traffico veicolare e della criminalità metropolitana) occupa, pertanto, un posto fondamentale nelle problematiche socio ambientali contemporanee e deve costituire un impegno prioritario nelle politiche urbane e territoriali. Quello che si chiede alla pianificazione e ad una legislazione urbanistica evoluta e innovativa, allo scopo di evitare gli innumerevoli “disastri annunciati” degli ultimi anni, è la definizione di regole e di strumenti preventivi che possano controllare e limitare i rischi incombenti sull’ambiente, influendo indirettamente anche sulla riduzione delle nuove paure sociali e garantendo una migliore qualità della vita.

 
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